Occupato il Dal Molin. Dal Molin libero!

31 gennaio 2009

Occupato il Dal Molin. Dal Molin libero!

Pochi minuti fa centinaia di donne e uomini di ogni età sono entrati all’interno dell’ aeroporto Dal Molin occupando alcune palazzine.
L’ingresso all’interno dell’area nella quale gli statunitensi vorrebbero realizzare la nuova installazione è la risposta di quanti si oppongono al progetto all’annuncio dell’imminente avvio dei cantieri.

Lo scorso 5 ottobre, attraverso la consultazione popolare, i partecipanti al voto hanno deciso a larga maggioranza che quel territorio deve essere destinato a usi civili; perseverare nel voler realizzare il progetto significa calpestare la democrazia.
Un progetto, tralatro, illegittimo e illegale, perché i proponenti si sono rifiutati di accettare la redazione di una rigorosa valutazione di impatto ambientale, strumento di tutela della salute e del territorio imprescindibile.
L’occupazione proseguirà ad oltranza. Invitiamo tutti coloro che si oppongono alla base a raggiungerci in via S. Antonino; abbiamo rimosso il filo spinato, l’ingresso è libero e, finalmente, questo grande prato verde è parte integrante della città del Palladio.

Il futuro è nelle nostre mani: fermarli tocca a noi. No Dal Molin!

Seguiranno aggiornamenti

Ritirate le forze dell’ordine


Esultano i manifestanti. Il Dal Molin è libero.

Ritirate le forze dell’ordine, dopo qualche ora di attesa. La società aeroporti infatti non ha richiesto lo sgombero, ritenendo legittima la manifestazione.
La serata quindi prevede assemblea pubblica, cena sociale e concerti per tutta la sera.

– 18:00 ASSEMBLEA PUBBLICA

– 19:30 CENA SOCIALE
– 21:00 MUSICA PER TUTTA LA SERATA
Vieni con parenti e amici.

il 2 febbraio – fiaccolata dal centro storico al Dal Molin

Annunci

La giustizia ambientale al Forum Sociale Mondiale di Belem.

Cambiamenti climatici e impatto ambientale delle politiche neoliberiste sono uno dei temi di fondo delle centinaia di attività del Forum di Belem. Dopo la giornata dedicata interamente ai popoli e alle problematiche amazzoniche, il terzo, quarto e quinto giorno del World Social Forum 2009 sono riservati alle oltre 2.300 attività autogestite promosse da organizzazioni, sindacati, movimenti, forze politiche e gruppi religiosi. Panel, conferenze, laboratori, iniziative culturali occupano dalla mattina di ieri i tendoni spuntati come funghi nei campus delle due università che ospitano il Forum. Moltissimi i temi oggetto di discussione, innumerevoli i punti di vista, le esperienze condivise e le prospettive all’orizzonte. Nella giornata di ieri uno dei temi ricorrenti è stato la giustizia ambientale: la necessità cioè di elaborare politiche di compensazione e mitigazione di fronte agli impatti – sofferti principalmente sulle popolazioni dei paesi del sud – prodotti dall’emergenza ambientale che colpisce il pianeta. Paradossalmente insomma sono proprio i paesi con i più bassi livelli di emissioni nocive e di contaminazione quelli che più risentono dello stravolgimento del clima. Secondo l’ultimo report diffuso dalle Nazioni Unite, a livello globale ci sono ormai più sfollati e rifugiati per cause climatiche che a causa delle guerre. Mentre il Bangladesh e le isole del sud del pacifico rischiano di scomparire, i ghiacciai andini e himalayani diminuiscono anno per anno, l’Africa e l’Australia [come il sud Italia] registrano periodi di siccità sempre più lunghi e si moltiplicano cicloni, uragani ed inondazioni nelle aree tropico-equatoriali, i governi continuano a pianificare l’adozione di misure insufficienti e palliative sottovalutando una emergenza che diviene via via meno riparabile. Cambiamenti climatici che rivelano la fragilità e l’inadeguatezza del sistema economico attuale, basato su sfruttamento incontrollato delle risorse, utilizzo di combustibili fossili [principalmente petrolio e carbone] – tra le principali cause dell’effetto serra – e modelli di consumo smodati da parte dei paesi occidentali, le cui politiche sono dominate da multinazionali, industrie automobilistiche, imprese petrolifere, compagnie minerarie e, da ultimo, dai colossi dell’industria alimentare e dell’agro business. Nonostante vivano nella maggior parte dei casi secondo regole e modelli economici tradizionali e ben lontani da quelli occidentali i popoli del sud del mondo hanno subito negli ultimi anni conseguenze devastanti a causa degli impatti dei cambiamenti climatici. Ciò si spiega in base al fatto che le forme di sussistenze tradizionali, basate da generazioni sulla relazione con la terra, l’acqua, le conoscenze ancestrali, sono divenute sempre più vulnerabili di fronte all’incontrollabile impatto del clima. Di fronte a questo paradosso e all’ingiustizia sociale ed economica prodotta da questo paradigma, organizzazioni ambientaliste e movimenti sociali hanno deciso di lanciare una campagne globale per ristabilire giustizia, quella giustizia climatica appunto difficilmente quantificabile in termini economici ma che significa sopravvivenza per migliaia di persone. Le proposte emerse durante le attività di oggi si articolano su vari temi: modello energetico [implementazione di politiche energetiche sostenibili, incentivi all’efficienza energetica e allo sviluppo di fonti energetiche rinnovabili non convenzionali] sviluppo urbano [politiche sostenibili sui trasporti e su produzione e gestione dei rifiuti, riforestazione] politica internazionale [campagne di lobby per garantire ai paesi del sud giusta compensazione e mitigazione per l’adattamento climatico]. Inadeguate anzi nocive la misure sin qui adottate, come l’istituzione del mercato delle emissioni e soprattutto il massiccio ricorso agli agro combustibili [attraverso l’impianto di piantagioni agricole industriali] che hanno dimostrato di essere ecologicamente e socialmente insostenibili. Strategie e nuove alleanze da mettere in atto attraverso convergenze più ampie possibili, in vista dell’appuntamento del dicembre prossimo a Copenaghen, dove le misure da adottare per far fronte ai cambiamenti climatici saranno nuovamente al centro dell’attenzione mondiale.

Sabato 31 Gennaio 2009 10:09

Marica Di Pierri, A Sud – carta.org

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AMAZZONIA ARROSTO: GREENPEACE DIFFONDE LE MAPPE DELL’ALLEVAMENTO CHE DEFORESTA

BELEM, Brasile 29 Gennaio, 2009 – Greenpeace, al World Social Forum di Belem, diffonde una serie di nuove mappe insieme al rapporto-scandalo: “Amazzonia arrosto. L’impronta ecologica dell’allevamento bovino nello stato del Mato Grosso”.
Con un emozionante videoblog e immagini direttamente dall’Amazzonia, Greenpeace denuncia la diretta relazione tra l’espansione dell’allevamento bovino e il dilagare della distruzione del polmone del mondo nello stato del Mato Grosso, la regione amazzonica con il più alto tasso di deforestazione. (DISPONIBILI SU RICHIESTA IMMAGINI FORMATO BROADCAST)

L’allevamento bovino è il principale motore della deforestazione nell’Amazzonia brasiliana. Il 79,5% delle aree recentemente deforestate in Amazzonia è stato destinato al pascolo.

Dal 1996 al 2006 ben 10 milioni di ettari (un’area pari a un terzo l’Italia) sono stati tagliati a raso a causa dell’allevamento bovino.
Oggi il Brasile, che possiede la mandria commerciale più grande del mondo, è il principale esportatore di carne e pelle bovina e il governo brasiliano intende, inoltre, raddoppiare la propria capacità di esportare questi prodotti entro il 2018.

“Il governo brasiliano vuole finanziare un ulteriore sviluppo del comparto zootecnico. Questo contraddice gli impegni del Brasile nella lotta alla deforestazione. – Denuncia Chiara Campione, Responsabile della campagna foreste di Greenpeace Italia. – Il Brasile è il quarto paese emettitore di Co2 a livello globale. In un paese in cui il 75% dei gas serra (GHG) emessi dipendono proprio dalla deforestazione, il governo dovrebbe prendere misure drastiche per fermare anziché stimolare l’espansione delle attività legate all’allevamento.”

Il prossimo dicembre, i leader del mondo intero si incontreranno a Copenhagen per decidere del nostro futuro nella negoziazione della Nazioni Unite per il Clima più importante di tutti i tempi. Considerato che la distruzione delle foreste tropicali è responsabile di ben un quinto delle emissioni di gas serra a livello globale qualsiasi accordo per salvare il pianeta dal cambiamento climatico dovrà includere misure per fermare la deforestazione.

Il rapporto di Greenpeace “Amazzonia Arrosto” delinea inoltre le misure che il governo brasiliano deve mettere in atto per raggiungere l’obiettivo di “Deforestazione Zero” entro il 2015, momento in cui le emissioni di gas serra a livello globale dovranno iniziare a calare drasticamente.

LINK:
Il rapporto Amazzonia Arrosto
http://www.greenpeace.org/italy/ufficiostampa/rapporti/amazzonia-bovini-deforestazione

Greenpeace Deforestazione Zero www.deforestazionezero.it

Il video blog dall’Amazzonia: http://it.youtube.com/watch?v=jINavxdZ87o

DISPONIBILI SU RICHIESTA IMMAGINI FORMATO BROADCAST

Contatti:
Ufficio stampa Greenpeace +39 06 68136061 (int.203 – 222)
Vittoria Iacovella, addetta stampa +39 348 3988615
Foto e video Massimo Guidi +39 328 0646175
Chiara Campione, responsabile campagna Foreste, 3470100310

E Gaza?

E GAZA ?????

Già il 19 gennaio, dopo una “tregua” di poche ore, mentre gli Israeliani occupano ancora Gaza tenendola nella morsa dell’assedio, tutto sembra ormai dimenticato dai media.


Pochi accenni, riguardanti quasi esclusivamente le attività diplomatiche dei grandi della Terra e sui Palestinesi, dopo aver indicato delle cifre impressionanti ( più di 1.300 morti di cui circa 450 bambini e minorenni, cifra che esclude le vittime non ancora estratte dalle macerie, 22.000 abitazioni distrutte, fra cui scuole ospedali, ministeri, ecc.), l’unico commento sentito in un telegiornale RAI è stato:
“ GAZA STA TORNANDO ALLA NORMALITÀ” e, col sorrisetto di chi ha solo tolto il dolce a un birichino da rieducare, “ORA CI PENSERANNO 2 VOLTE PRIMA DI LANCIARE UN RAZZO”.


Quanta disumanità, quanto cinismo, quanto servilismo servono per poter pronunciare certe indecenze?
Quanta faccia tosta per passare al “normale ordine del giorno”, con i problemi di Kakà e del Milan, come se non stesse succedendo nulla?
Come se i diritti umani di milioni di persone non continuassero ad essere calpestati?

Ma c’è di più: l’Italia si prepara a investire sulle macerie, e così gli Usa e così altri paesi che cureranno la propria recessione e proveranno a rimettere a posto il PIL sulle violazioni dei diritti umani e gli “effetti collaterali” delle bombe e dei carri armati.


Comitato sabino per la Palestina

cspalestina@libero.it

Rifiuti Zero a Napoli: appello dei Comuni Virtuosi

Il Comune di Capannori, nel febbraio 2007, con apposita Delibera Consiliare, è stato il primo Comune italiano ad aderire alla strategia internazionale Rifiuti Zero al 2020 organizzando un diverso sistema di raccolta dei rifiuti “Porta a porta” grazie alla preziosa collaborazione dell’azienda Ascit.
Nel mese di aprile 2008 a Capannori si è svolto il primo meeting “Rifiuti zero” al quale hanno partecipato esperti, associazioni, amministratori e comitati da tutta Italia e da paesi europei ed extraeuropei. Il Convegno ha avuto un grande successo amplificando a livello nazionale ed internazionale la piena riuscita delle “buone pratiche” di raccolta differenziata “porta a porta” e di riduzione dei rifiuti messe in atto.
L’associazione dei Comuni Virtuosi vede nella Strategia Rifiuti zero l’unica alternativa credibile e sostenibile per affrontare e risolvere uno dei problemi che accomunano tutti i territori del Belpaese, frutto di un modello di sviluppo superato e inadeguato.
Nell’ambito delle azioni concrete messe in campo in questi anni dai comuni iscritti, a dimostrazione dell’efficacia che possono assumere progettualità a favore dell’ambiente e delle comunità locali, la strategia zero rifiuti diventa per l’associazione il paradigma con cui declinare le proposte e gli interventi presenti e futuri nel campo dei rifiuti.
Il 15 febbraio prossimo, in occasione dell’Assemblea nazionale della rete che si svolgerà a Melpignano (LE), il coordinamento chiederà formalmente all’assemblea di adottare la Strategia Rifuti Zero, invitando tutti i comuni iscritti a seguire l’esempio del Comune di Capannori (LU). Prossimamente, a Napoli, dal 18 al 21 febbraio si svolgerà l’incontro mondiale della Zero Waste International Alliance fortemente voluto dalla Rete Nazionale Rifiuti Zero. Cogliamo l’occasione di sollecitare un’attiva partecipazione da parte in primo luogo dei Comuni italiani che chiamiamo a far propria un’opportunità irripetibile in quanto farà convergere proprio a Napoli esperti e realtà da tutto il mondo impegnate a promuovere la strategia rifiuti zero.
Questo evento si configura della massima importanza non solo per la Regione Campania ma per tutti gli amministratori che nel nostro Paese hanno a cuore il benessere delle loro Comunità ed il futuro del nostro Pianeta. Infatti questo Forum consentirà un concreto scambio di esperienze ed un elevato livello di confronto e di approfondimento nel solco dell’innovazione e della concretezza.
La presenza dei Comuni e degli amministratori, in particolare, ci sembra soprattutto importante nella giornata di giovedì’ 19 perché tutta dedicata proprio alla socializzazione delle migliori esperienze amministrative relative alla messa in atto di politiche virtuose in campo ambientale volte in particolare a favorire successi importanti nel campo delle Raccolte Differenziate, del Riuso/Riciclaggio/Compostaggio e della Riduzione/prevenzione dei rifiuti.
Più in generale il FORUM consentirà una presa di contatto diretta delle problematiche inerenti il percorso di attuazione della strategia rifiuti zero in molte aree e città grandi e piccole del mondo cosi’ come da parte di importanti gruppi industriali e commerciali anch’essi impegnati a promuovere importanti ed anche economicamente vantaggiose esperienze di riduzione degli scarti e/o di riciclo totale degli stessi.
Un’opportunità utile non solo per Napoli e per la Campania martoriate da decenni di criminale traffico di rifiuti tossici e dove la cosiddetta “emergenza rifiuti” è niente affatto risolta che potranno usufruire di proposte specifiche alternative alla disseminazione di inceneritori e discariche, ma anche per il nostro Paese nel suo insieme. Infatti in tutta Italia, grazie ad esperienze positive che riguardano ormai tutte le aree geografiche, stanno crescendo la consapevolezza ed il “know-how” in grado di fornire una risposta non inquinante e vantaggiosa per l’economia e per l’occupazione al problema rifiuti.
Le “pratiche virtuose” una volta attuate non solo a livello locale alimentano “stili di vita” alternativi ad uno sterile ed insostenibile consumismo ma incoraggiano e spingono anche le stesse produzioni industriali di beni e merci ad assumere maggiore responsabilità verso problematiche sanitarie ed ambientali.
Ed è proprio la responsabilità lo strumento principale che ci deve guidare per costruire un futuro sostenibile attento anche ai “diritti” delle generazioni a venire.
(procida.blogolandia.it)
Scarica l’appello
Per informazioni: http://www.comune.capannori.lu.it
Per registrarsi al meeting di Napoli: http://www.ambientefuturo.org – \n ambientefuturo@interfree.it

Restituiamo a Rom e Sinti la dignità di persone libere e responsabili

COMUNICATO STAMPA

CARI SINDACI DEI COMUNI DELLA PROVINCIA DI RIETI,

SIATE COERENTI, FINIAMOLA CON QUESTA DEMOCRATICA IPOCRISIA :

O VI GEMELLATE CON AUSCHWITZ PER RIATTIVARE I “FORNI”, O CI OCCUPIAMO TUTTI INSIEME DEL TEMA DELL’ ACCOGLIENZA PER RESTITUIRE A ROM E SINTI

LA DIGNITA’ DI PERSONE LIBERE E RESPONSABILI !

In Italia vagano da una città all’altra poco più di 150 mila “zingari” (in verità si tratta di due popoli, Rom e Sinti), quasi sempre accolti con diffidenza – se non odio – dalla popolazione locale, e tenuti accuratamente ai margini degli abitati in squallide periferie, costretti ad occupare aree a dir poco degradate e malsane.

Difficile convivere con una simile “accoglienza”. I nomadi (che in realtà sono ormai quasi sedentari) tentano maldestramente di adattarsi mettendo in atto, quasi sempre, le uniche risorse immediatamente praticabili: l’accattonaggio petulante, usando il più delle volte la pietà verso i loro bambini e le loro donne, e piccoli furti. Tutte manifestazioni che confermano, agli occhi degli abitanti locali, l’incapacità ad “integrarsi” da parte di questo popolo ed il diritto di chiunque a ritenerli colpevoli di ogni male, compreso il “rapimento di bambini” !

Al di là dei luoghi comuni, per lo più facilmente sfatabili (ad esempio, non un solo rapimento di minori in Italia, è stato poi accertato come addebitabile a loro, mentre in altre Nazioni vivono tranquillamente in alloggi popolari e lavorano in cooperative!), non possiamo arrenderci all’ignoranza ed all’arroganza di chi risponde solo con manifestazioni di diffidenza e di paura, mentre abbiamo il dovere morale e sociale di dire le cose come stanno, con obiettività.

Gli Zingari: su circa 15 milioni presenti soprattutto in Europa, solo poco più di 150.000 sono in Italia ed oltre il 70% di loro sono cittadini italiani sotto tutti gli effetti, semplicemente perché vi si sono trasferiti almeno dal 13° secolo. La metà degli abitanti dei campi nomadi sono bambini, un altro terzo sono donne, spesso incinte. Quando i valorosi e zelanti sindaci si decidono a radere al suolo le loro misere baracche e buttare all’aria i loro quattro stracci, evidentemente non svaniscono nel nulla, ma sono semplicemente “costretti” ad andare altrove. Dove, se nessuno li vuole? Chi semplicemente li manda via, sa bene che in realtà sposta altrove un problema che lui non ha saputo, né voluto risolvere. Ma non importa, …purché non vicino a casa sua ! …Perché meravigliarsi, a questo punto, del “perfido Adolfo” che una “soluzione finale” vera, a modo suo e meno ipocritamente, l’aveva trovata ?

Certo, tra loro come tra gli italiani, vi sono feroci criminali ed aguzzini senza scrupoli, che sfruttano bambini, donne e disabili, destinati, sin dalla nascita a chiedere l’elemosina o a rubare per i soliti pochi, veri ricchi del campo. Già, basterebbe poco per capire chi veramente sfrutta e chi è sfruttato in qualsiasi società, compreso un campo nomadi: basterebbe osservare chi possiede auto di lusso e villette in mezzo al campo, e chi cerca disperatamente di riparare i propri bambini dal freddo e dal caldo torrido solo con lamiere e cartoni. In fondo, nella nostra “civile” società italiana, dove il 10% delle persone possiedono oltre il 50% delle ricchezze prodotte, non succedono cose poi così diverse!

Certamente, molti Rom e Sinti potrebbero andare a lavorare, anziché chiedere l’elemosina e dedicarsi a furti e scippi. Ma voglio ancora trovare qualche italiano “perbene” disposto ad assumere qualcuno di loro come operaio nella sua azienda, cameriere, domestica, assistente o giardiniere che sia. E poi qualcuno si è mai interessato alle loro tradizioni artigianali?

Vogliamo, allora, smetterla con le stupidaggini da Medioevo e furbate di sindaci da 4 soldi che pensano di accattivarsi le simpatie dei propri concittadini con meschini comportamenti razzisti, quando evitano di assumersi le proprie responsabilità sociali nei confronti di esseri umani socialmente più fragili?

Stupisce che in una provincia, come quella reatina, con una delle più basse natalità d’Italia e del mondo – dove da ormai diversi anni il saldo demografico è dato da 1700 morti l’anno contro le poco più di 1200 nascite, compensate fortunatamente solo grazie agli immigrati – non si trovi una soluzione per alcune decine di famiglie Rom e Sinti.

Tutti sanno benissimo che l’accoglienza e l’integrazione si fa garantendo i diritti di cittadinanza ed i bisogni fondamentali a qualsiasi essere umano: accudimento, salute e scolarizzazione ai bambini ed alle loro madri, lavoro per gli adulti, una casa. Patti chiari con loro, come li si dovrebbe fare con qualsiasi residente in difficoltà, ma anche dimostrazione d’interesse verso la loro cultura millenaria da cui forse abbiamo anche molto da imparare.

Mettiamoci in gioco tutti ed ognuno faccia la sua parte, dimostrando che la cultura della solidarietà sociale e dei diritti dei popoli -compreso quello ROM e SINTI !- sono beni da tutelare e promuovere in concreto con uno scambio reciproco di tradizioni.

Allora sarebbe opportuna una proposta al Prefetto Pecoraro, a tutti i Sindaci ed in particolare al Sindaco di Rieti, nonché al Presidente della Provincia Fabio Melilli:

– recuperare all’abitabilità alcuni dei casali semi abbandonati della Piana reatina e della Provincia (compresa la stalla/fienile di 400 mq, di proprietà di un socio dell’Associazione PosTribù, che cederemmo gratuitamente alle istituzioni pubbliche per lo scopo), da rimettere a posto ed adibire ad abitazione di alcune famiglie e a laboratori di artigianato;

-costituire delle cooperativa integrata (2 terzi artigiani ed operai reatini / 1 terzo nomadi ) per la gestione di isole ecologiche di riciclaggio rifiuti, restauro, riparazione e riuso mobili ed elettrodomestici ancora in buono stato, pulizia di aree degradate da rifiuti abbandonati in mezzo ad aree verdi;

-far precedere il tutto da un periodo di formazione all’artigianato ed al recupero di materiale altrimenti destinato allo smaltimento in discarica o all’incenerimento;

-impegnare il mondo del volontariato e delle istituzioni per una vera e propria scuola di formazione per i diritti dei popoli e per l’accoglienza per popolazioni migranti, per uno scambio reciproco dei saperi.

QUESTO, PER SCOMMETTERE SU UNA SOCIETA’ FATTA DI ESSERI UMANI CHE HANNO TUTTO DA GUADAGNARE NEL PENSARE IN POSITIVO UNO DELL’ALTRO. ALTRIMENTI, VALE SEMPRE LA PROPOSTA DI …RIAPRIRE I FORNI DI AUSCHWITZ !

A questo proposito, Postribù sta progettando con il supporto di docenti universitari e personaggi del mondo della cultura e dell’arte anche una serie di incontri di sensibilizzazione e soprattutto un corso di storia e culture rivolti ai cittadini ma anche ai nostri dirigenti politici al fine di affrontare in maniera corretta e non superficiale il tema dell’immigrazione ma anche delle varie vicende internazionali di cui siamo a vari livelli testimoni.

Associazione PosTribù

Comitato Sabino di Solidarietà con il popolo palestinese

16.01.09

Comunichiamo che si è costituito un comitato sabino di solidarietà col popolo palestinese. Il comitato è rigorosamente A-PARTITICO ed è costituito nel pieno e totale rispetto dei principi enunciati nella dichiarazione universale dei diritti umani, pertanto rifiuta ogni posizione improntata a razzismo, antisemitismo, islamofobia e integralismo religioso di qualsivoglia specie.
Domani, 17 gennaio, il comitato parteciperà alla manifestazione nazionale contro la strage di Gaza e il reiterarsi delle stragi e delle violazioni dei diritti umani in M.O. Abbiamo scelto di partecipare alla manifestazione di Roma pur essendo idealmente vicini all’analoga manifestazione di Assisi e ritenendo che l’una sia integrazione dell’altra, pertanto invitiamo chi non va ad Assisi ma vuole ugualmente MANIFESTARE CONTRO LE STRAGI, a venire a PIAZZA VITTORIO (vicino alla stazione Termini) alle 15,30. Ci troveremo di fronte a MAS (angolo via dello Statuto/piazza Vittorio) dietro lo striscione “COMITATO SABINO PER LA PALESTINA”.
Vogliamo che Rieti e la provincia reatina si facciano vedere e facciano sentire la propria voce testimoniando il proprio NO ALLA VIOLAZIONE DI DIRITTI E ALLA DISTRUZIONE DI VITE CHE MOLTIPLICANO L’ODIO E ALLONTANO LA PACE.
Sappiamo tutti che il futuro di Israele, il suo bene e la sua sicurezza sono legati a doppio filo col riconoscimento e il rispetto dei diritti palestinesi troppo a lungo sacrificati ad interessi interni ed esterni alla regione mediorientale, e in questo momento riteniamo necessario gridare forte “SIAMO TUTTI PALESTINESI” e per questo chiediamo di lasciare da parte le bandiere di partito e di sventolare solo kefiah o bandiere palestinesi.
Vi aspettiamo alle 15,30 a Piazza Vittorio.

Comitato sabino per la Palestina

p.s.
Per informazioni potete rispondere a questo indirizzo: cspalestina@libero.it o partecipare alla riunione che faremo nei diversi Comuni, a partire da quella di domenica prossima a Forano.

PALESTINA, DIFENDERE LA PACE SIGNIFICA PROTEGGERE GIUSTIZIA E VERITA’

Le associazioni reatine Postribu’, Germogli e Atlandide invitano a partecipare
alla manifestazione in programma domani 17 gennaio 2009 a Roma
 
Anche le associazioni Postribù, Germogli ed Atlantide saranno presenti alla manifestazione organizzata dal Forum Palestina a Roma, in partenza domani alle 15,30 da Piazza Vittorio, per chiedere l’interruzione immediata delle operazioni militari a Gaza, il rispetto da parte di Israele delle Risoluzioni Onu e la ripresa del processo di pace.
Questo perché crediamo che difendere la Pace significhi proteggere giustizia e verità.  La giustizia, negata ai palestinesi in quarant’anni di occupazione, implica che Israele rispetti il diritto internazionale, le risoluzioni delle Nazioni Unite ed i vincoli del diritto umanitario sanciti dalla IV Convenzione di Ginevra.
La verità necessita il rifiuto della pratica disonesta e immorale che mette le parti del conflitto allo stesso livello, occupante con occupato, aggressore con aggredito. La verità implica la ferma denuncia delle condizioni disumane ed insostenibili vissute dalla popolazione di Gaza in questi 16 giorni di guerra, ma già stremate da due anni di assedio militare ed embargo economico. La verità è che la sicurezza di Israele dipende dalla libertà della popolazione palestinese.
L’esercito israeliano sta invece commettendo un massacro a Gaza, che ha provocato fino ad ora la morte di oltre mille persone ed il ferimento di migliaia, oltre che la distruzione di interi quartieri e pesantissimi danneggiamenti ad infrastrutture educative, sanitarie, religiose, trasformando la striscia di Gaza da prigione a cielo aperto ad un cumulo di macerie. Non è un tale massacro che può fermare il lancio di missili da parte di Hamas su Israele, ma solo il dialogo tra le parti sulla base di un serio negoziato politico.
Di fronte a questa realtà la società civile intende reagire con forza per denunciare e sanzionare crimini di guerra come i bombardamenti indiscriminati, l’uccisione deliberata di civili, l’uso di armi chimiche e non convenzionali. Una situazione che sta portando anche numerosi pacifisti israeliani a rifiutare di arruolarsi (vedi link: http://www.webmov.org/wpress/2009/01/14/pacifisti-israeliani-si-rifiutano-di-arruolarsi-per-combattere-a-gaza). Non possiamo rimanere in silenzio davanti alla complicità dei nostri governi e dell’Unione Europea che, invece di vincolare Israele al rispetto del diritto e di chiamarlo a rispondere dei propri crimini davanti ai tribunali internazionali, rafforzano le proprie relazioni sottoscrivendo nuovi accordi commerciali ed economici. Questo mentre si segnalano le poche ferme prese di posizione come quella del presidente della Bolivia, Evo Morales, che ha interrotto le relazioni diplomatiche con Israele.
Crediamo fermamente che queste scelte ostacolino una pace giusta nella regione, nel rispetto dei principi democratici e dei diritti umani.
Per queste ragioni ci rivolgiamo ai governi nazionali e all’Unione Europea affinchè:
– Esigano l’immediata interruzione delle operazioni militari a Gaza
– Vincolino Israele al rispetto del diritto internazionale e delle risoluzioni dell’ONU, pena la sospensione di tutti gli accordi militari, commerciali e di cooperazione
– Si impegnino a lavorare per la costruzione di una pace vera e giusta in Medioriente, legittimando e promuovendo il negoziato con tutte le parti coinvolte
– Esigano dai mezzi pubblici di informazione una copertura non reticente e menzognera dei fatti relativi al conflitto
Come società civile, sosteniamo l’opzione della resistenza popolare nonviolenta all’occupazione. E’ necessario moltiplicare iniziative come quelle del Free Gaza Movement con le sue navi che salpano verso Gaza, che associano il soccorso umanitario alla sfida nonviolenta dell’assedio da parte di osservatori dei diritti umani, politici e giornalisti. (www.freegaza.org).
Ci uniamo alla manifestazione nazionale convocata dalle comunità palestinesi italiane a Roma, il 17 gennaio 2008, con concentramento in Piazza Vittorio alle 15.30.
 
 
 
Info: post.tribu@gmail.com;
inform@associazionegermogli.it
atlantide-rieti@googlegroups.com

I complici del genocidio di Gaza

Il governo italiano e il Vaticano di nuovo complici di genocidio. Come tacevano e favorivano le deportazioni nazi-fasciste, così oggi di fatto considerano normale e inevitabile l’olocausto che da decenni si sta perpetrando nella Striscia di Gaza e in tutta la Palestina.

Infatti, è semplicemente disumano tapparsi le orecchie al grido di dolore per i bambini rimasti vittime dei bombardamenti israeliani lanciato dal Parroco di Gaza, il quale denuncia il crimine di guerra ed il silenzio generale di tutti gli stati, compreso quello Vaticano che addirittura dichiara: <<Hamas è prigioniero di una logica di odio. Israele di una logica di fiducia nella forza.>>; quando si dice la mistificazione del linguaggio. Ancora una volta lo Stato Italiano, per voce di Berlusconi e Frattini, consacra gli accordi per lo scambio di armamenti e per l’addestramento militare con uno Stato Terrorista, Israele, che viola ripetutamente le risoluzioni ONU che imporrebbero il ritiro dai territori occupati e la fine della costruzione del muro dell’Apartheid.

Ma la mistificazione è ancor più mediatica, intrisa di quel giornalismo da fronte di guerra e di morte che ormai pervade tv e giornali. Per questo il 29 dicembre le tre associazioni hanno partecipato al presidio degli studi RAI per chiedere un’informazione “pulita” e non macchiata dal sangue di tanti innocenti. Per questo e per condannare le complicità mediatiche con gli assassini di massa le tre associazioni hanno partecipato alla manifestazione di sabato 3 gennaio. Per questo chiediamo di rendere evidente la nostra denuncia, che i mass media ignorano e nascondono, esponendo una bandiera palestinese o una kefiah alle nostre finestre.

 

 

– Associazione Germogli

– Associazione Atlantide

– Associazione PosTribù

Belle e Selvatiche

Belle e selvatiche, elogio delle erbacce. Un titolo che già da solo lancia un messaggio intrigante e provocatorio circa il contenuto del nuovo libro di Patrizia Cecconi: le “erbacce”, ovvero quei beni comuni di natura vegetale, trascurati e disprezzati finché qualcuno non attribuisce loro un valore economico. Le “erbacce”, che sembra folle elogiare, ma solo finché lo sguardo non è libero da pregiudizi.Il libro si divide in due parti, la prima fornisce elementi conoscitivi di carattere storico-culturale sul rapporto tra il mondo vegetale e gli esseri umani; la seconda affronta l’aspetto più precisamente botanico ed erboristico delle piante esaminate, per ciascuna delle quali l’autrice si sofferma sulle caratteristiche estetiche, officinali e gastronomiche, fornendo anche elementi di anatomia per spiegare l’effetto prodotto dalla droga erboristica sull’organismo umano.

 

 

 

 

Tra nozioni di botanica, preparati erboristici, richiami alla filosofia della natura, suggerimenti per un giardino poco conformista e gustose ricette, il lettore viene indotto a rielaborare il punto di vista comune verso le “malerbe” – e in realtà verso il mondo tout court – ed a ripensare le categorie tradizionali che includono persino i canoni estetici nelle logiche della mercificazione.

 

Nota sull’autrice – Patrizia Cecconi

L’autrice, di formazione socio-economica, ha insegnato per molti anni economia negli istituti superiori. Si è poi avvicinata al mondo vegetale per passione ed ha scoperto che ad esso vengono spesso applicati gli stessi meccanismi che guidano le scelte economiche e, conseguentemente, gli stessi pregiudizi che affliggono le società umane. Nel 2006 ha costituito un’associazione culturale attraverso la quale propone iniziative di educazione ambientale. Iniziative che spaziano  dai  corsi sulla valorizzazione e l’uso pratico delle erbe spontanee agli incontri per costruire l’humus per una diversa economia, il tutto seguendo un filo verde che fa delle sue “erbacce” una chiave di lettura per un modello sociale in cui ci sia spazio per ognuno e in cui il bello e l’autorevole non abbiano come unica coniugazione la moneta e l’assoggettamento acritico alle mode e al  potere.

Sito Internet: www.associazionegermogli.it

Giornata Mondiale contro gli Sprechi e l’Incenerimento – Rieti

 

 
COORDINAMENTO PROVINCIALE RIFIUTI ZERO RIETI
Rete Rifiuti Lazio – Rete nazionale Rifiuti Zero   

RIETI RIFIUTA 

Rieti, 1 dicembre 2008

Borse realizzate con stoffe riciclate donate al sindaco di Rieti, Giuseppe Emili, all’assessore comunale all’Ambiente, Antonio Boncompagni, ed al presidente della Provincia di Rieti e dell’Upi, Fabio Melilli, a testimonianza delle buone pratiche e delle strategie adottabili dalla politica in grado di portare il territorio reatino verso “Rifiuti Zero”.

Questo il senso dell’iniziativa promossa questa mattina a Rieti dal Coordinamento provinciale Rifiuti Zero Rieti, che aderisce alla Rete Regionale Rifiuti del Lazio e alla Rete Nazionale Rifiuti Zero, in occasione della Giornata Mondiale contro gli Sprechi e l’Incenerimento.A donare le borse agli amministratori locali una delegazione del Coordinamento, composta da singoli cittadini da e da rappresentanti delle associazioni Postribu’, Fidapa (Federazione Italiana Donne Arte professione Affari), Cittadinanzattiva, European Consumers, Caritas di Vazia, Associazione Germogli, Adiconsum in contemporanea a quanto la Rete Regionale Rifiuti del Lazio ha fatto col Sindaco di Roma, il Presidente della Provincia di Roma e il Presidente della Regione Lazio, per consegnare un omaggio realizzato con materiali di recupero.

 

Agli amministratori reatini la delegazione del Coordinamento provinciale Rifiuti Zero Rieti ha consegnato anche documentazione in merito alle seguenti proposte operative in grado di portare a “Rifiuti Zero”:

 

1.         Chiediamo di istituire un TAVOLO TECNICO alla presenza di tutti i soggetti istituzionali, sindacali ed economici coinvolti nonché di rappresentanti dei cittadini e delle associazioni, in cui si discuta della possibilità di correggere alcune parti della strategia adottata nel Piano provinciale dei rifiuti. Quello che noi proponiamo è un’altra soluzione, articolata in più azioni coordinate tra loro, che consentirebbe di fare a meno dell’impianto progettato da ASM e destinato alla realizzazione di Fos e Cdr, ossia combustibile da rifiuti per alimentare impianti di incenerimento antieconomici e dannosi per la salute.

2.         Proponiamo ai Comuni della provincia di annullare tutti gli affidamenti diretti e dunque illegittimi ad SPA (sia pubbliche che private) e, al Comune di Rieti, di ripubblicizzare ASM Rieti SpA, assumendo nuovo personale e aumentando le garanzie dei lavoratori.

3.         Proponiamo, accanto alla rete delle isole ecologiche già pianificata e da implementare il più possibile, la realizzazione sul territorio provinciale di piccoli impianti diffusi di compostaggio che hanno iter autorizzativi più snelli e consentono un maggiore controllo dei flussi dell’organico (producendo un compost di qualità migliore da destinare sia all’agricoltura locale sia al mercato), con minori traffici di camion pesanti per le nostre strade rispetto ad impianti centralizzati.

4.         Chiediamo inoltre di avviare, di concerto con la Provincia di Viterbo, la costruzione di un impianto di trattamento a freddo, tipo quello di Vedelago in provincia di Treviso, per il recupero anche del materiale residuo di una differenziata spinta (almeno 60%).

 

Il Coordinamento provinciale Rifiuti Zero ha anche proposto una serie di progetti per la riduzione dei rifiuti:

·         GREEN PUBLIC PROCUREMENT

·         COMPOSTAGGIO DOMESTICO

·         ELIMINAZIONE ACQUE IN BOTTIGLIA E STOVIGLIAME USA E GETTA DI PLASTICA DALLE MENSE SCOLASTICHE E COMUNALI

·         DISTRIBUTORI Di LATTE ALLA SPINA

·         ECOSAGRE

·         INCENTIVI ALLE FAMIGLIE PER PANNOLINI RIUTILIZZABILI E LAVABILI

·         DISTRIBUTORI ALLA SPINA DEI DETERSIVI

·         GIORNATE PER LO SCAMBIO ED IL RIUSO

·         CREAZIONE DI UN CENTRO PER LO SCAMBIO ED IL RIUSO

 

In merito alle proposte ricevute, il sindaco di Rieti, Giuseppe Emili, si è impegnato alla presenza dell’assessore comunale all’Ambiente, Antonio Boncompagni, a convocare il Coordinamento provinciale Rifiuti Zero insieme ai rappresentanti di Comune e Asm Rieti spa per discutere della problematica in merito alla quale il primo cittadino di Rieti si è detto “sensibile pur non conoscendo i dettagli tecnici“, mentre il presidente dell’Upi e della Provincia di Rieti, Fabio Melilli, ha annunciato, oltre alla prossima partenza dei bandi per l’integrazione economica ai cassaintegrati che verranno impiegati dai Comuni per la raccolta ‘porta a porta’, che nel corso della prossima settimana si svolgerà un incontro con il presidente della Regione, Piero Marrazzo, per discutere del tema rifiuti ed in particolare delle risorse da destinare al territorio reatino, soprattutto a livello impiantistico e di attrezzature. Melilli ha dichiarato che “bisogna puntare a ridurre quella spesa corrente che spesso frena i Comuni nella fase di avvio di una raccolta differenziata ‘porta a porta’”. “Sono convinto in ogni caso – ha aggiunto – che una volta partiti i primi due o tre Comuni, tutti gli altri li seguiranno”.

 

 

 

 

 

 

 Info: coordrifiutizerorieti@gmail.com

Coordinamento Rifiuti Zero Rieti – Proposte

ADERISCE ALLA RETE NAZIONALE RIFIUTI ZERO

SINTESI DEL DOCUMENTO TECNICO:
“PER UNA PROVINCIA A RIFIUTI ZERO E ALTERNATIVE ALL’IMPIANTO DI PRODUZIONE DI ‘CDR’ A CASAPENTA (RI)”
 
PREMESSA
Nell’immediato l’emergenza rifiuti in provincia di Rieti e nel Lazio ci costringe ad individuare
soluzioni per porle fine ed evitare che si traduca in disastro ambientale come in Campania. Partendo dunque dall’esperienza dei comitati scientifici e delle associazioni che da anni lottano contro l’attuale modello di produzione delle “merci-rifiuti-merci” e la loro gestione basata sull’incenerimento e sulle discariche, siamo arrivati a fare nostre quelle proposte che indicano nel percorso verso RIFIUTI ZERO la strada maestra capace di tenere insieme difesa della salute e del territorio, risparmio di materia ed energia, aumento dell’occupazione nel ciclo virtuoso dello scambio (infinito) di oggetti, del riutilizzo e, dunque, delle raccolte differenziate e del riciclaggio, anche non industriale. Perciò, analizzando ed elaborando dati scientifici e statistici emersi nei numerosi incontri tenuti con tecnici, aziende ed amministratori locali, nonché con cittadini ed associazioni, si è giunti alla rimodulazione del Piano provinciale e regionale dei rifiuti, con particolare riguardo, a livello locale, all’impianto di produzione di CDR di Casapenta (RI), offrendo proposte alternative concrete di gestione sostenibile degli scarti urbani, industriali e vegetali nella provincia di Rieti. Il 19 Novembre 2008 é stata approvata una nuova Direttiva Europea sui rifiuti (2008/98/CE) che rafforza l’ordine gerarchico delle soluzioni da mettere in campo. Riduzione e Riutilizzo sono prioritarie anche rispetto al Riciclo, mentre il Recupero Energetico é l’ultima opzione da considerare. Riteniamo che chi continua a reclamare a gran voce inceneritori per la provincia di Rieti, lo fa o per incompetenza o per supportare interessi privati che nulla hanno a che vedere con quelli dei cittadini di Rieti e provincia. Infatti, nei recenti convegni pubblici, abbiamo dimostrato ampiamente di fronte a giornalisti, tecnici del settore e funzionari pubblici degli enti locali come sia possibile fare a meno di discariche ed inceneritori (e dunque di impianti di produzione del CDR) andando verso pratiche di riduzione, riutilizzo e riciclaggio dei materiali…’rifiuti zero’ appunto, mantenendo dunque un’elevata qualità della vita per i reatini e creando anche nuovi posti di lavoro.
 
CRITICITA’ DEL PIANO PROVINCIALE DEI RIFIUTI
La riduzione alla fonte
Innanzitutto l’impostazione del piano parte dall’assunto, totalmente immotivato, che la produzione pro-capite annua dei rifiuti in provincia di Rieti sia pari a 500 kg. Tale tesi è facilmente confutabile con tre considerazioni:
a) L’attuale produzione pro-capite raggiunge i 500 kg solo a Rieti, mentre nel resto della provincia, ad esclusione dei centri più grandi dove si aggira attorno ai 420 kg, si ha una produzione annua che scende ben al di sotto dei 400 kg/ab con punte minime di 300 kg.
b) La crescita tendenziale che viene ipotizzata non ha fondamento in una provincia montana con una densità di popolazione bassissima e per di più in un momento di crisi economica che vede calare drasticamente i consumi delle famiglie.
c) Nel piano non vengono assolutamente contemplate le numerose politiche di riduzione alla fonte (prima fra tutte il compostaggio domestico) che sono ormai consolidate in diverse realtà del paese e di cui daremo più avanti dei suggerimenti sulle azioni da intraprendere per arrivare ad un abbattimento anche del 15% della produzione pro-capite. Ovviamente si dovrà incidere molto anche sull’assimilazione selvaggia che attualmente si fa dei rifiuti speciali che invece potrebbero più facilmente essere ridotti o recuperati dalle stesse ditte autorizzate e certificate per produrre materie prime seconde preziose.
Tutto questo comporta un dato falsato in partenza sui quantitativi complessivi di rifiuti prodotti dai 73 comuni della provincia di Rieti. Infatti, partendo da un dato reale attuale di 68.000 tonn/a, possiamo ipotizzare che la provincia di Rieti si potrà attestare, dopo aver intrapreso seriamente delle politiche di riduzione e riutilizzo, attorno ad una produzione annua di 60.000 tonn.
Volendo comunque lasciare un margine precauzionale, nell’analisi che andremo a svolgere ci limiteremo a considerare unicamente le potenzialità di riduzione dell’indifferenziato attraverso una raccolta differenziata domiciliare, così come indicato dal piano provinciale stesso.
 
La riduzione dell’indifferenziato con il sistema “porta a porta”
Premettiamo che continuando a rimandare continuamente l’avvio delle raccolte cosiddette “porta a porta”, tutti i comuni della provincia si troveranno costretti a far pagare ai cittadini un aggravio del 20% per il conferimento in discarica dei rifiuti tal quali, avendo mancato l’obiettivo minimo del 45% di differenziata imposto dal D.Lgs 152/2006 e s.m.i.
Volendo essere ottimisti immaginiamo che nel 2009, come dichiarato pubblicamente dai rispettivi amministratori, almeno tutti i maggiori comuni della provincia e molti dei piccoli partiranno con le sperimentazioni nelle prime frazioni e nel 2010 andranno così a regime con il nuovo sistema di gestione del servizio di igiene urbana. Questo comporterà il raggiungimento di quote di differenziata che andranno da un minimo del 60% ad un massimo dell’80%, come dimostrato dalle esperienze di più di 1000 comuni sparsi per l’Italia. Basta prendere ad esempio il Comune di Capannori (45.000 abitanti come Rieti) di cui alleghiamo la scheda di presentazione e la Delibera Comunale di adesione alla strategia “Rifiuti Zero” entro il 2020.
A questo punto, leggendo il Piano provinciale dei rifiuti, ci siamo chiesti: perché fissare solo al 40% il livello di differenziata nella nostra provincia quando anche quella di Salerno è ormai avviata al 65%? Eppure nelle premesse del documento appena approvato si leggono chiari gli obiettivi fissati dalla manovra finanziaria del 2007:
 almeno il 40% entro il 31 dicembre 2007
 almeno il 50% entro il 31 dicembre 2009
 almeno il 60% entro il 31 dicembre 2011
Una pianificazione, in quanto tale, dovrebbe ragionare su previsioni future a breve, medio e lungo termine e dunque avrebbe dovuto attestarsi su cifre almeno pari al 60%, considerato poi che gli attuali obiettivi, imposti dal D.Lgs 4/08 correttivo al D.Lgs 152/06, sono ancora più alti (65% al 2012). Per ora diciamo soltanto che queste percentuali renderebbero ingiustificato l’impianto di Casapenta che andremo ad analizzare di seguito.
La percentuale del 40% non trova riscontro in alcun territorio dove si sia intrapresa una spinta
differenziata domiciliare “porta a porta”. Infatti tale modalità di gestione del servizio, prevedendo la drastica eliminazione del cassonetto, porta immediatamente a livelli di intercettazione delle frazioni merceologiche separate molto elevati, per di più con un’alta qualità dei materiali da destinare a recupero e quindi maggiori introiti dai contributi CONAI.
 
L’Impianto TMB dell’ASM a Casapenta è inutile, dannoso e antieconomico
Ci opponiamo alla costruzione dell’impianto di produzione di CDR (Combustibile da rifiuto) a
Casapenta (Rieti) per diversi motivi, ma quello che prima di tutto ci teniamo a mettere in evidenza è che la sua messa in esercizio bloccherà la raccolta differenziata al di sotto del 40%, essendo progettato per quantitativi definiti da un Piano regionale totalmente incardinato sull’incenerimento. Passando ora ad elencare tutte le altre motivazioni di carattere tecnico ed economico che rendono questo impianto inutile, dannoso e antieconomico, vorremmo sfatare alcune tesi assurde (del tipo vengono superate le discariche o i costi della TARSU/Tariffa saranno abbattuti) con cui si giustificano impianti di questo tipo.
Il progetto presentato da ASM Rieti Spa, o meglio da Cerroni per alimentare i suoi inceneritori, ha invece le seguenti caratteristiche:
1) Serve a separare meccanicamente la frazione umida dei rifiuti da quella secca. La frazione umida viene fatta essiccare fino a diventare Frazione Organica Stabilizzata (FOS). La Fos viene utilizzata per ricopertura di cave o discariche e non può essere utilizzata per l’agricoltura, per coltivare piante o fiori e nemmeno per terra da vasi. Attualmente la FOS finisce in discarica come materiale di ricopertura dei residui dell’impianto di trattamento.
2) La parte secca viene separata, a sua volta, in parte combustibile (carta, cartone, plastiche,
legno…) e parte non combustibile. La prima diventa Combustibile da Rifiuti (CDR) inviato agli
inceneritori per un minimo recupero energetico con produzione di scarti (ceneri pesanti) classificati come pericolosi e che finiscono in una discarica speciale con la parte non combustibile.
3) Nel processo di trattamento e selezione si vengono ad avere scarti pesanti e di raffinazione, oltre che ingenti perdite di processo.
Ricapitolando, sulla base dei dati assunti dal Piano provinciale dei rifiuti, l’impianto di Casapenta avrà il seguente bilancio di materia:
10.000 t/a di FOS (Ripristini ambientali o Discarica)
17.000 t/a di CDR (Inceneritore di San Vittore, Malagrotta o Albano); di queste, 2.000 t saranno ceneri pericolose da conferire in Discarica speciale
6.000 t/a di Scarti pesanti (Discarica)
3.000 t/a di Scarti della raffinazione (Discarica)
7.000 t/a di Perdite di processo (Emissioni da trattare)
2.000 t/a di Sovvalli dal processo di Compostaggio (Discarica)
In conclusione 21.000 t/a andranno in discarica al costo di 100 €/t e 17.000 t/a andranno
all’incenerimento al costo di 70 €/t.
La selezione delle 44.000 t/a di partenza previste dal piano costerà 50 €/t, il compostaggio (questo sì utilissimo) di 10.000 t/a costerà 80 €/t.
 
Le discariche aumenteranno e la TARSU/TIA sarà sempre più alta.
PROPOSTE ALTERNATIVE CHE PORTANO A RIFIUTI ZERO
Le proposte in sintesi che avanziamo sono:
1. Chiediamo di istituire un TAVOLO TECNICO alla presenza di tutti i soggetti istituzionali, sindacali ed economici coinvolti nonché di rappresentanti dei cittadini e delle associazioni, in cui si discuta della possibilità di correggere alcune parti della strategia adottata nel Piano provinciale dei rifiuti. Quello che noi proponiamo è un’altra soluzione, articolata in più azioni coordinate tra loro, che consentirebbe di fare a meno dell’impianto progettato da ASM e destinato alla realizzazione di Fos e Cdr, ossia combustibile da rifiuti per alimentare impianti di incenerimento antieconomici e dannosi per la salute.
2. Proponiamo ai Comuni della provincia di annullare tutti gli affidamenti diretti e dunque illegittimi ad SPA (sia pubbliche che private) e, al Comune di Rieti, di ripubblicizzare ASM Rieti SpA, assumendo nuovo personale e aumentando le garanzie dei lavoratori.
3. Proponiamo, accanto alla rete delle isole ecologiche già pianificata e da implementare il più possibile, la realizzazione sul territorio provinciale di piccoli impianti diffusi di compostaggio che hanno iter autorizzativi più snelli e consentono un maggiore controllo dei flussi dell’organico (producendo un compost di qualità migliore da destinare sia all’agricoltura locale sia al mercato), con minori traffici di camion pesanti per le nostre strade rispetto ad impianti centralizzati.
4. Chiediamo inoltre di avviare, di concerto con la Provincia di Viterbo, la costruzione di un impianto di trattamento a freddo, tipo quello di Vedelago in provincia di Treviso, per il recupero anche del materiale residuo di una differenziata spinta (almeno 60%).
 
PROGETTI PER LA RIDUZIONE DEI RIFIUTI
      GREEN PUBLIC PROCUREMENT
      COMPOSTAGGIO DOMESTICO
      ELIMINAZIONE ACQUE IN BOTTIGLIA E STOVIGLIAME USA E GETTA DI
      PLASTICA DALLE MENSE SCOLASTICHE E COMUNALI
      DISTRIBUTIORI DEL LATTE ALLA SPINA
      ECOSAGRE
      INCENTIVI ALLE FAMIGLIE PER PANNOLINI RIUTILIZZABILI E LAVABILI
      DISTRIBUTORI ALLA SPI NA DEI DETERSIVI
      GIORNATE PER LO SCAMBIO ED IL RIUSO
       CREAZIONE DI UN CENTRO PER LO SCAMBIO ED IL RIUSO

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