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I nuovi affari della famiglia Prestigiacomo

Chissà cosa sarebbe stato dei Prestigiacomo senza la politica. Anni fa, le due donne della famiglia si sono divise per bene i ruoli. Stefania nei Palazzi e la sorella primogenita Maria Pia nei Consigli di amministrazione. Prima che la stella dell’attuale ministra dell’Ambiente cominciasse a brillare in Parlamento, le cose non è che andassero proprio benissimo alle aziende di casa. Continua a leggere I nuovi affari della famiglia Prestigiacomo

Vivere senza petrolio?

Una lettera aperta sul picco del petrolio

ASPO Italia, l’associazione che studia le questioni legate all’esaurimento delle risorse e al picco del petrolio, ha inviato una lettera aperta alle autorità regionali e provinciali italiane, chiedendo alle amministrazioni locali di aumentare l’informazione sull’indissolubile legame tra crisi economica e disponibilità geologica di idrocarburi.

Qui il testo della lettera

Beyond Petroleum?

fonte: Greenpeace

International — A quasi un mese dall’esplosione della Deepwater Horizon, il petrolio inizia ad arrivare sulla coste. Il nostro team sul posto – prima di essere allontanato dalla Guardia costiera – è riuscito a documentare con le foto la spiaggia ricoperta da uno strato di catrame denso e viscoso nell’area di South Pass, in Louisiana, vicino alla foce del fiume Missisipi.

Recenti stime confermano le nostre ipotesi che la reale fuoruscita di petrolio sia di ben dieci volte più grande di quanto dichiarato da BP: ecco perché si cerca di nascondere agli occhi dell’opinione pubblica l’entità di questo disastro. Prima avvelenano il mare con i disperdenti chimici per far sparire il petrolio e adesso allontanano chi cerca di monitorare e documentare l’espandersi del disastro. Continua a leggere Beyond Petroleum?

La Shell paga 15,5 milioni di dollari per la morte di Ken Saro-Wiwa ed evitare il processo.

shellken
Torna a casa il britannico Matthew Maguire
martedì 9 giugno 2009
Le anticipazioni della scorsa settimana, sul processo alla Shell che si apriva a New York, si sono rivelate esatte. La Compagnia petrolifera dice di non aver fatto nulla di male nel Delta del Niger. Ma intanto accetta di pagare 15,5 milioni di dollari come “gesto umanitario” perché non si celebri il processo.
Matthew Maguire libero entro 24 ore. “Nessuno deve pensare che lo usiamo come scudo” dice il Mend.
Alla fine come dice Enzo Mangini su Carta “L’hanno spuntata gli avvocati della multinazionale anglo-olandese Shell: 15,5 milioni di dollari da versare ai familiari di Ken Saro-Wiwa e degli altri sette attivisti Ogoni impiccati dal regime nigeriano di Sani Abacha nel 1995 per aver denunciato la corruzione e i danni ambientali causati dalle trivellazioni della Shell nella regione del Delta del Niger. La Shell avrebbe dovuto risponderne davanti a una corte federale statunitense, ma dopo settimane di trattative, la multinazionale ha accettato di pagare per evitare la pubblicità negativa che sarebbe derivata dal processo. Oggi l’annuncio dell’accordo che comprende una clausola di «non liability», cioè di non luogo a procedere per le presunte responsabilità della multinazionale. In questo modo, e per una cifra molto bassa soprattutto considerando il bilancio della Shell, è stato disinnescato un processo storico: sarebbe stata la prima che una multinazionale avrebbe dovuto rispondere per violazioni dei diritti umani.” In un intervista rilasciata alla CNN Ken Saro-Wiwa Jr., il figlio dello scrittore-poeta nigeriano non-violento giustiziato dal regime militare nigeriano, ha dichiarato che questo accordo consente ai familiari delle vittime di chiudere con il passato.

Scajola in Iraq, ENI in pole position per il petrolio di Nassiriya

Scajola in Iraq, ENI in pole position per il petrolio di Nassiriya
A Nassiriya campo da 4,4 miliardi di barili

A Nassiriya campo da 4,4 miliardi di barili

L’Eni è in pole position per aggiudicarsi il contratto relativo allo sfruttamento del giacimento petrolifero di Nassiriya. Un campo petrolifero che, secondo le stime del ministero del petrolio iracheno, vanta riserve per circa 4,4 miliardi di barili, con un potenziale di produzione di almeno 300.000 barili al giorno. Una stima, quest’ultima, nettamente al di sotto della valutazione dell’amministratore delegato del gruppo petrolifero italiano, Paolo Scaroni, secondo il quale potrebbe raggiungere il milione di barili.

La conferma indiretta del prossimo buon esito della gara è venuta dal ministro dello sviluppo economico Claudio Scajola, partito oggi per Bagdad. Scajola, in un’intervista al Giornale ha preannunciato che durante la sua permanenza in Iraq firmerà “un accordo che ci permetterà di avere in Italia un’altissima percentuale del petrolio estratto” in quel Paese. Un’intesa a livello governativo che potrebbe preludere alla prossima sigla del contratto anche da parte dell’Eni.

La scorsa settimana il ministero iracheno del petrolio aveva annunciato che il governo avrebbe finito di esaminare le offerte presentate dalle compagnie entro febbraio, per decidere a marzo a chi assegnare il contratto. In corsa per il giacimento di Nassiriya, nel sud dell’Iraq, nella provincia di Dhi Qar, sono solo tre compagnie petrolifere. Oltre all’ENI ci sono la giapponese Nippon Oil, e la spagnola Repsol. Si tratta di uno dei molti giacimenti iracheni già scoperti ma non ancora sfruttati.

L’amministratore delegato Paolo Scaroni, ospite di “Domenica in”, ha ribadito di nutrire “l’ambizione che l’Eni sara’ la prima compagnia internazionale che sbarca” in Iraq. “Mi auguro – ha detto – che questo avvenga nei prossimi mesi. La nuova frontiera che vogliamoaprire e’ l’Iraq. Un po’ la nuova mecca del petrolio”.

Il ministro ricorda che “siamo il secondo importatore di petrolio iracheno dopo gli Stati Uniti e le nostre imprese hanno gia’ siglato contratti nel settore delle perforazioni petrolifere, delle infrastrutture e della fornitura di trattori e altri grandi veicoli per un miliardo di cui quelli già esecutivi valgono 600 milioni”. L’Iraq, spiega ancora Scajola, “è il nostro terzo fornitore con una quota del 10-15%”.

“L’obiettivo è aumentare la partecipazione italiana alla ricostruzione dell’Iraq”, aggiunge dalle pagine del Corriere della Sera il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, spiega in un’intervista al Corriere della Sera, il motivo della sua visita odierna a Bagdad. Scajola sottolinea come in seguito alle recenti elezioni amministrative il Paese stia procedendo “verso la normalita’”. “Confidiamo di essere sempre piu’ coinvolti in grandi progetti – aggiunge – come il porto di Al Faw, da 4 miliardi di dollari, di cui alcune imprese italiane hanno già realizzato una parte della progettazione”.

http://www.rainews24.it/notizia.asp?newsid=108776

EXXON Mobil, Shell , Chevron , BP , Total , Conoco Phillips, Eni – Sette sorelle da record

Nell´anno 2008, i sette grandi gruppi padroni del mercato del greggio hanno guadagnato 171 miliardi di dollari netti. Fanno 470 milioni al giorno, il 14% più dell´anno prima. Che già era il 7% più del 2006, e il 6% sopra l´anno addietro. Il mondo vive la crisi più grave degli ultimi cinquant’anni, il livello di vita scende per milioni di persone, eserciti di disoccupati si preparano a riempire le nostre città, i poveri diventano sempre più poveri e il “ceto medio” precipita verso il basso. Milioni di persone pagano e poche migliaia riscuotono. Le poche migliaia di grandi azionisti delle sette grandi sorelle del petrolio invece brindano a champagne per l’ennesima (è la dodicesima consecutiva) annata da record. Una catena di record figli del rialzo del prezzo del greggio, passato alla roulette del mercato da da 50 a 100, poi fino al primato di 147 dollari al barile. Exxon Mobil, la statunitense che guida il plotone, ha guadagnato l´anno scorso 45,22 miliardi di dollari (+11%). I britannici della Shell si fermano ad un margine netto di 31,3 miliardi dollari, segue l´altra americana, la Chevron, che si accontenta di 24 miliardi di utili. L’altra inglese, la BP ha chiuso con un utile di 21,1 miliardi. La francese Total segue a 20,5 miliardi, poi Conoco Phillips (USA- Raffinazione) con 16,4 miliardi di utili e per chiudere l’italiana ENI con 12 miliardi di utili e una cedola agli azionisti di 1,30 euro per azione (Nelle casse dello stato, proprietario di poco più del 30%, finiranno 2 miliardi di Euro). E con la dozzina di miliardi (in dollari) dell’ENI si può abbozzare un superconsolidato delle major petrolifere che promette di restare insuperato per un pezzo. Nell´annata 2008 i sette grandi gruppi padroni del mercato del greggio hanno guadagnato 171 miliardi di dollari. Fanno 470 milioni al giorno, il 14% più dell´anno prima. Che già era il 7% più del 2006, e il 6% sopra l´anno addietro. Le major mantenendo gli stessi costi di estrazione hanno venduto circa gli stessi quantitativi di petrolio e affini ma a prezzi doppi, tripli durante questo drammatico, per noi, anno. Ma proprio il tonfo dei prezzi del barile, il più spettacolare che il petrolio prima abbia mai avuto con 110 dollari persi in sette mesi, dà ai bilanci dorati appena chiusi l´alone dell’”ultima volta”. Tutto il mondo è in recessione, la richiesta di petrolio che sosteneva il prezzo elevato del barile ne risulterà allentata per anni, la speculazione è morta o comunque si sente poco bene. Fine dei record quindi, ma ancora decine di miliardi di profitti davanti: il 2009 delle sette sorelle parte nel solco del quarto trimestre 2008, con profitti tesi a ridursi di un terzo, magari dimezzarsi. Difficilmente ci metteremo a piangere per loro .