I nuovi affari della famiglia Prestigiacomo

Chissà cosa sarebbe stato dei Prestigiacomo senza la politica. Anni fa, le due donne della famiglia si sono divise per bene i ruoli. Stefania nei Palazzi e la sorella primogenita Maria Pia nei Consigli di amministrazione. Prima che la stella dell’attuale ministra dell’Ambiente cominciasse a brillare in Parlamento, le cose non è che andassero proprio benissimo alle aziende di casa. Ancora oggi, ci sono ben 957 creditori che bussano alla porta del capostipite Giuseppe Prestigiacomo. Reclamano 51 milioni di euro dal 1997, anno del fallimento del gruppo Sarplast, costato al signor Prestigiacomo una richiesta di rinvio a giudizio per bancarotta fraudolenta. Ma dal 2001, da quando cioè Stefania è diventata per la prima volta ministro, tutto sembra in discesa. Le società di famiglia non hanno più alcun passivo. E il merito è anche e soprattutto dei clienti illustri: Eni, Agip, Erg, Esso, Edison, tanto per fare qualche nome. Clienti per la Prestigiacomo imprenditrice. Ma soggetti da controllare e, eventualmente, da multare per la Prestigiacomo politico e ministro.

L’oro nero di Stefania
L’ultimo sollievo alle casse delle aziende di famiglia lo hanno dato Eni ed Edison. Tramite le due multinazionali, infatti, una delle società della ministra dell’Ambiente, dallo scorso dicembre, è entrata nel business del petrolio. L’occasione è stata data dalla piattaforma Vega A, una delle più grandi del Mediterraneo, che appartiene per il 60 per cento a Edison e per il restante 40 a Eni. Si trova a 12 miglia dalle coste di Pozzallo, in provincia di Ragusa, ed estrae dai fondali marini circa 40 mila barili di greggio ogni giorno. Fino a poco tempo fa, della piattaforma faceva parte anche la superpetroliera Vega Oil. È stata però mandata in soffitta dalle normative europee che impongono il doppio scafo, di cui l’enorme imbarcazione non era dotata. Per cui, è spuntata l’urgenza di costruire in tempi brevi una nuova petroliera. E chi si è fatto avanti? Prontamente ha offerto il suo aiuto Maria Pia Prestigiacomo. Una delle sue società la Coemi (controllata di Fincoe, nel cui cda siede Stefania, almeno fino al 2009) ha messo su, in quattro e quattr’otto, il consorzio Cem con altre nove società siracusane. Insieme hanno costruito una nuova superpetroliera, la Leonis. Una commessa da 30 milioni di euro, che ne rende all’anno oltre 20 milioni, grazie al costo giornaliero del noleggio. La piattaforma Vega A, secondo i magistrati, non sarebbe però ciò che si dice un impianto modello. La Procura di Modica ha rinviato infatti a giudizio i gestori per aver inquinato le falde acquifere, «con modalità illecite e nocive per l’ecosistema, ma che avrebbe consentito risparmi per decine di milioni di euro», si legge nel documento dei pm. Anche rispetto alla vecchia petroliera c’è molto da molto ridire. Quando, un paio di anni fa, la Guardia Costiera aveva fatto delle ispezioni a bordo, aveva riscontrato un tale stato di degrado da imporre ai proprietari di effettuare nel più breve tempo possibile le manutenzioni per ripristinare la sicurezza ottimale.

Clienti “sotto controllo”
A poche miglia dalla piattaforma off shore c’è il triangolo industriale Augusta-Melilli-Priolo, in provincia di Siracusa, che costituisce il più importante polo petrolchimico dell’Italia meridionale, secondo forse solo a Taranto. Un vero e proprio dono per l’occupazione, ma una dannazione per la salute. In Sicilia questa zona è conosciuta ormai come «il triangolo della morte». Da queste parti, a Priolo Gargallo, hanno la loro sede quasi tutte le aziende dei Prestigiacomo. Tra queste anche la Ved, grosso impianto petrolchimico che produce vetroresina. Secondo il sostituto procuratore di Siracusa Maurizio Musco, in quest’azienda (proprietario il padre Giuseppe, amministratrice Maria Pia) le norme sul lavoro non erano rispettate adeguatamente. Diversi operai si sono ammalati gravemente e hanno avuto figli con malformazioni congenite. Per questo il magistrato ha chiesto il rinvio a giudizio dei Prestigiacomo; richieste di rinvio a giudizio ci sono state anche per altri procedimenti aperti sulla Ved e riguardano la gestione non corretta dei rifiuti industriali. Sparse per il resto della piana siracusana, ci sono anche i più prestigiosi clienti della famiglia di Stefania (l’elenco completo si trova sul sito internet della Coemi): Eni, Erg, Esso, Enel.

L’aumento esponenziale del numero di tumori e delle nascita di bambini con malformazioni è però diventato a un certo punto così intollerabile che lo Stato ha imposto la bonifica del sito. Della pratica si è occupata proprio la bella Stefania, che si è trovata quindi nella difficile condizione di dover decidere quanto le sue aziende e soprattutto i suoi clienti dovessero sborsare per la contaminazione che avevano causato in un’area vastissima. E la strada scelta, non esattamente a sorpresa, è stata quella della massima clemenza. Il 7 novembre del 2008, a Roma viene stipulato l’accordo per la bonifica del polo industriale di Siracusa-Priolo. La cifra messa in campo è molto consistente: 774 milioni di euro. Di questi, però, solo poco più di 220 milioni sono a carico delle società che hanno provocato l’inquinamento. «Un accordo storico che segna una svolta nei rapporti tra istituzioni, industria e territorio», commentò giubilante Prestigiacomo Stefania, ma poteva essere anche Maria Pia, visti i benefici che ne ricavavano i privati coinvolti. Tuttavia, in due anni nemmeno un metro quadrato di terra è stato bonificato. La somma stanziata è stata dirottata di volta in volta sulle altre emergenze e le società le hanno provate tutte per perdere tempo. E le previsioni per il futuro sono ancora più fosche. Il Ministero dell’Ambiente ha avviato infatti qualche settimana fa le procedure per dare vita a un “condono ambientale”. Facendo ricorso alla legge 13 del 2009, le aziende come Erg ed Eni possono sottoscrivere «accordi transattivi» e sborsare, in questo modo ancora meno. Sulla bonifiche però, a quel punto, non ci sarà più nulla da temere. Sarà l’irreprensibile Stefania a monitorare e a punire i malfattori. Se ce ne sarà bisogno. (Giorgio Mottola, Terra)

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