Archivi tag: energia

Io voto M’illumino di meno: dieci regole per il risparmio energetico

M’ILLUMINO DI MENO – DECALOGO:

1. spegnere le luci quando non servono

2. spegnere e non lasciare in stand by gli apparecchi elettronici

3. sbrinare frequentemente il frigorifero; tenere la serpentina pulita e distanziata dal muro in modo che possa circolare l’aria Continua a leggere Io voto M’illumino di meno: dieci regole per il risparmio energetico

Annunci

Energia pulita dalla paglia e farina dalla crusca, ecco la tecnologia che trasforma gli scarti in risorse

fonte: http://www.ilsole24ore.com/

C’è chi, quando fa la spesa, non legge nemmeno un’etichetta, e mette nel carrello qualsiasi cosa perché ha fretta. E chi va a caccia di un’alimentazione sostenibile. Per sé, ma anche per l’intero pianeta. Mangiare “eco” vuol dire combattere la malnutrizione nel mondo e lo spreco, ridurre l’impatto dei processi produttivi e tutelare le biodiversità locali e stagionali. Continua a leggere Energia pulita dalla paglia e farina dalla crusca, ecco la tecnologia che trasforma gli scarti in risorse

Biocarburante inesauribile/ Debuttano in Norvegia gli autobus alimentati… con la cacca

Biocarburante inesauribile/ Debuttano in Norvegia gli autobus alimentati… con la cacca
Affaritaliani.it
23.04.2009

Pronto al debutto in Norvegia un nuovo tipo di biocombustibile inesauribile, derivante dai rifiuti solidi umani.
Il nuovo progetto – secondo Focus.it, sito del mensile Mondadori Focus – rivoluzionerà il mondo dei biocarburanti: dal 2010 inizieranno a circolare per le strade di Oslo degli autobus a basso costo e basso impatto ambientale, alimentati a biometano di produzione umana.

Ole Jakob Johansen, responsabile del progetto, ha infatti recentemente messo a punto un procedimento grazie al quale è possibile ottenere metano dalla fermentazione dei detriti solidi recuperati dalle fognature. A differenza dei comuni biocarburanti ottenuti dalla fermentazione dei cereali, il biometano non impatta sulla produzione mondiale di cibo, risolvendo non pochi problemi di natura economica ed etica.

La città di Oslo conta di mettere in servizio circa 350 autobus alimentati a biometano entro la fine del 2010. Un simile progetto, applicato ad una città con 1,3 milioni di abitanti come Milano, significherebbe una produzione annua di 10,4 milioni di litri di carburante, sufficienti a far circolare 300 autobus per 100mila km l’uno.

Vent’anni di ritardo.

Fra i tanti commenti all’accordo fra Berlusconi e Sarkozy sul futuro
nucleare italiano, qualcuno si è lamentato che siamo arrivati a questo
accordo con vent’anni di ritardo, ovviamente per colpa di quel
famigerato referendum.

Iniziamo proprio da questo punto, relativamente al quale i nuclearisti
seri, ottime persone spesso inascoltate dai nostri governanti,
concordano nel dire che il referendum italiano non blocco’ alcunché in
realtà: solo la centrale di Caorso non venne riavviata (era in fermo
per il ricarico del combustibile), le altre erano vetuste e non
economiche, già chiuse o destinate a chiudere da Enel. Ricordiamo che
il Referendum si svolse nel 1987, la centrale di Garigliano era già
chiusa, quella di Borgo Sabotino era ferma dall’anno prima, quella di
Trino era gia’ stata fermata due volte (nel ’67 e nel ’79) per
problemi tecnici.
 
La verità e’ che il nucleare italiano non esisteva, per questo ci fu
il referendum, ed era in crisi in tutto il mondo. Se si guarda alla
stessa Francia, si scopre che l’EPR attualmente in costruzione è il
primo impianto nuovo dopo vent’anni e che negli Stati uniti d’America,
la patria del nucleare con i suoi 104 reattori ancora attivi, l’ultima
costruzione venne ordinata nel 1978.

Perché questa crisi? Perché economicamente non conveniva e a maggior
ragione non conviene ora. L’attuale revival revisionistico cerca di
sfruttare la necessità di ridurre le emissioni di CO2.

L’annuncio di ieri pero’ sfata all’origine questo argomento, tanto
sostenuto dal governo, ovvero l’indispensabilità del nucleare per
rispettare gli impegni di Kyoto e dell’Unione Europea. Sfatati perché
scadono nel 2020 e per quella data ieri Scajola ha annunciato che sarà
pronta la prima centrale, che impiegherà qualche anno per recuperare
la Co2 (tanta), che si consuma per costruire quel mammut di acciaio e
cemento che e’ una centrale di tipo EPR. centrale, sia detto per
inciso, che appartiene alla terza generazione che altro non e’ se non
una seconda generazione (e’ un reattore ad acqua in pressione come
quello di Trino Vercellese) in cui i sistemi di sicurezza sono
notevolmente potenziati attraverso il sistema della ridondanza.

Dunque il nucleare non servirà a mantenere gli impegni di riduzione
delle emissioni che alterano il clima concordati in sede multilaterale
dal nostro paese.

A che servirà allora? A ridurre l’insicurezza degli approvvigionamenti
dicono, ed è innegabile che dipendere, nella generazione elettrica,
per il 60% dal gas non sia un’idea geniale da questo punto di vista.

Ma l’ultima edizione delle “Prospettive dell’energia nucleare 2008”,
edito dall’OCSE (non dall’eco delle alternative), sta scritto che “Le
risorse conosciute di uranio sono sufficienti ad alimentare
un’espansione della capacità di produzione elettrica nucleare, senza
ricorrere al riprocessamento, almeno fino al 2050”. La domanda sorge
spontanea: costruiamo centrali che stiano in vita 60 anni (le stime
sul costo del Kwh si fanno con questa premessa) e la prima sara’ forse
pronta nel 2020 sapendo che confidiamo di avere combustibile solo per
30 anni?

In questi anni si è santificato il reattore in costruzione in
Finlandia, quando proprio questo reattore è citato dal Financial Times
(e novembre 2008), come simbolo negativo del presunto rinascimento
nucleare perché sta accumulando ritardi e i costi sono saliti
enormemente, cosicché è in corso una causa legale fra committenti e il
 costruttore francese.

E questi francesi, come mai sono cosi disponibili ad offrirci il loro
know-how? Improvvisamente  filantropi? Semplicemente siamo una bella
occasione per loro, l’occasione di fare un sacco di denaro trovando
sbocco ad una industria che in regime di libero mercato non sta in
piedi, sta in piedi solo in regimi statalisti. Sì perché tornando a
guardare fuori della finestra si nota bene che a parte la Finlandia
col suo ormai famoso Olkiluoto, a costruire centrali oggi sono paesi
in cui l’energia e’ affare di Stato.

Sarkozy sta semplicemente facendo da piazzista per le sue imprese e la
posta in palio e’  alta, il costo dell’EPR finlandese attualmente e’
arrivato a 4,5 miliardi, Alessandro Clerici (Presidente del Gruppo di
Lavoro WEC “Il futuro ruolo del nucleare in Europa”) stima in 5
miliardi il costo di un EPR oggi, per cui 4 ERP fanno ben 20 miliardi
di euro! Mica male di questi tempi.

Ma attenzione il conto non e’ finito qui perche’ per arrivare al 25%
di produzione da nucleare ci vorranno altre centrali e altri soldi (in
totale si stimano 37,5 miliardi di euro in centrali) e perche’ il
nucleare, non dimentichiamolo, e’ un sistema. Mica come un parco
eolico che si mette in piedi in qualche mese e si allaccia alla linea
di distribuzione ed e’ finita li, o come qualche pannello solare che
si monta sul tetto. No il nucleare consuma barre di uranio che dovremo
importare dall’estero e produce fastidiose scorie che vanno messe da
qualche parte e custodite per qualche migliaio di anni. A questo
riguardo gli italiani si ricordino che in bolletta alla voce A2 pagano
ogni bimestre qualcosina per sistemare le vecchie centrali nostrane.

Nel bilancio 2006 della Sogin ci citava la cifra di 4,3 miliardi di
euro per smantellare il totale dei 1.200MW che avevamo costruito.La
stima che circolava lo scorso anno per costruire la discarica
definitiva dove mettere il combustibile consumato, attualmente
stoccato un po ovunque (in Italia e all’estero) e’ di (ulteriori) 1,5
miliardi.
 
Dunque siamo pronti a pagare?

Noi no, a noi sembra piu’ conveniente pensare ad altre risorse per
produrre energia. Risorse che non sono chimere visto che il nostro
paese, pur fra le sue mille contraddizioni, nel 2008 ha installato
1,010 MW di eolico e con questa fonte ha prodotto 6.637 milioni di Kwh
(+62,9% rispetto al 2007, dati TERNA), e installato circa 300 MW di
fotovoltaico. All’estero gli USA in epoca ancora pre-Obama hanno
installato eolico 8 volte quanto abbiamo installato noi ( e sono
balzati subito in prima posizione superando la Germania), seguiti
dalla Cina (6 mila MW) e dall’India.

In economia si dice che ogni paese debba sfruttare le proprie risorse,
nel commercio si persegue la specializzazione seguendo la legge dei
vantaggi comparati, perche’ non fare lo stesso in materia di energia?
Perche’ copiare un paese vicino quando abbiamo altre risorse naturali
che ci renderebbero davvero indipendenti da ricatti esterni, riducendo
le emissioni inquinanti?

Ma forse e’ una soluzione troppo semplice.
 

Roberto Meregalli,

Beati i costruttori di pace – Retelilliput
 
Materiali sul nucleare sono on line su:       www.beati.org/nuclearecivile

Cattivi sponsor di M’Illumino di meno


m’illumino di meno, eni, nigeria

Anche questo 15 febbraio 2009 l’ENI ha sponsorizzato la campagna lanciata da Caterpillar e dalla trasmissione Rai Radio 2 per la giornata per il risparmio energetico. Permangono anche quest’ anno gli interrogativi già sollevati sulla trasparenza e sull’opportunità della sponsorizzazione e adesione dell’Eni alla campagna.

Interrogativi che concernono innanzitutto le attività dell’Eni. Li abbiamo sollevati anche durante tutto lo scorso anno riprendendoli dalle associazioni che ne sono stati promotrici. Si tratta, in primo luogo, delle attività dell’Eni in Nigeria e Kazakistan sulle quali la Fondazione Culturale Responsabilità Etica – nell’ambito della propria attività di “azionariato critico” – ha presentato un documento (in .pdf) all’Assemblea annuale dei soci dell’Eni dello scorso giugno.

“In Nigeria, l’Eni partecipa allo sfruttamento di diversi giacimenti petroliferi nella regione del Delta del Niger, dove il gas flaring, uno dei fenomeni più nocivi per l’ambiente e le popolazioni locali, è prassi” – spiegava il comunicato della Fondazione. Sul sito dell’Eni si legge che “i progetti di valorizzazione del gas prevedono l’eliminazione della pratica del flaring entro maggio 2012 in Congo ed entro il 2011 in Nigeria”. Considerando che in Nigeria questa pratica è illegale da quasi 25 anni e che l’Eni è attiva nel Delta del Niger dal 1962 la Fondazione Responsabilità Etica ha chiesto al CdA dell’Eni “quali garanzie e quali passi concreti l’azienda ha adottato per garantire la fine di ogni operazione di gas flaring nel più breve tempo possibile”.

Per quanto riguarda il Kazakistan – spiegava la Fondazione di Banca Etica – “l’Eni è l’operatore di Kashagan, il più grande giacimento non ancora esplorato scoperto negli ultimi trent’anni, e si occupa della costruzione degli impianti offshore e su terra e della gestione delle emissioni e dello stoccaggio dello zolfo”. La Fondazione evidenziava numerose criticità soprattutto sull’impatto sulla salute pubblica, sui i piani per lo stoccaggio dello zolfo e per la gestione delle emissioni e circa la valutazione di impatto ambientale. In definitiva la Fondazione Culturale Responsabilità Etica chiedeva al CdA dell’Eni di rispondere agli interrogativi di dimostrare come i progetti di Eni in Nigeria e Kazakistan “siano in linea con la Responsabilità Sociale d’Impresa della compagnia, e con le dichiarazioni e le campagne pubblicitarie sul risparmio energetico, a partire da “meno 30%”, che la compagnia conduce in Italia”. Interrogati ai quale non l’Eni no ha ancora dfato risposta mentre l’azienda continua la Campagna “Meno 30% dei consumi” il cui banner svetta – come detto – su tutte le pagine del sito “M’illumino di meno”.

Sono anche altri – evidenzia sempre la Fondazione Culturale Responsabilità Etica nel documento presentato agli azionisti dell’Eni (in .pdf si veda pg. 5) – “i progetti particolarmente critici o delicati, in particolare nel Sud del mondo, nei quali è coinvolta l’Eni o sue società controllate”. Solo riferendosi agli ultimi anni il documento cita “gli impatti sulla Foresta Amazzonica legati all’estrazione e alla costruzione di impianti per l’esportazione del gas verso i mercati internazionali di consumo, come ad esempio nel caso del gasdotto di Camisea II in Perù dove è impegnata la Saipem”; le istanze sollevate da numerose organizzazioni non governative legate alla realizzazione dell’Oleodotto Baku – Tbilisi –Cheyan (BTC), sul cui progetto è “ancora pendete un procedimento presso il Punto di Contatto Nazionale dell’OCSE, sul cui contenuto, peraltro confidenziale” la Fondazione ha invitato gli azionisti a chiedere eventuali informazioni al Cda dell’Eni”.

Per quanto riguarda l’attività dell’Eni in Italia, limitandoci qui a menzionare solo le questioni a cui abbiamo dato spazio sul nostro portale, va ricordata la vicenda della costruzione del ‘Centro Oli’ dell’Eni a Ortona che ha animato le proteste delle associazioni ambientaliste regionali le quali, dopo la sentenza del Tar dell’Aquila, hanno annunciato ricorso al Consiglio di Stato e che con numerosi Comuni si stanno opponendo alla costruzione del Centro; una vicenda che ha sollevato le preoccupazioni della Conferenza dei Vescovi di Abruzzo e Molise (CEAM) che ha emanato un documento (in. doc) nel quale richiama esplicitamente il problema del ‘Centro Oli’ dell’Eni. E sempre per quanto riguarda l’Abruzzo va ricordata anche la protesta per un pozzo petrolifero che l’Eni vuole costruire “ai confini tra la popolosa frazione pinetese di Mutignano e il Comune di Atri”.

Non ci interessa aprire una polemica sulle attività dell’Eni e nemmeno fare il bastian contrario dell’iniziativa “M’illumino di meno” promossa dalla trasmissione Caterpillar.

Intendiamo però presentare anche quest’anno alla redazione della testata radiofonica alcune domande che riguardano l’iniziativa: domande che vorremmo fossero oggetto dell’attenzione delle numerose associazioni che anche quest’anno hanno aderito all’iniziativa.

Nello specifico chiediamo Caterpillar di che tipo e di quale valore monetario è stata la sponsorizzazione dell’Eni in questi anni alla campagna “M’illumino di meno” e se tale sponsorizzazione è attiva anche quest’anno considerato il banner col logo dell’Eni che appare in tutte le pagine online della campagna.

In secondo luogo chiediamo alla redazione di Caterpillar di farci sapere se – assumendo una qual forma di sponsorizzazione e/o adesione dell’Eni – ha ritenuto opportuno far conoscere all’azienda le problematiche sociali e ambientali sollevate in questi anni da numerose campagne e recentemente riprese dalla Fondazione Culturale Responsabilità Etica nel documento presentato agli azionisti dell’Eni e – avendolo fatto – qual’è stata la risposta dell’azienda.

Infine, per il futuro, se Caterpillar intende assumere ancora una qual forma di sponsorizzazione e/o dar rilievo sul proprio sito a iniziative dell’Eni come quella del banner che appare quest’anno.

Sono domande semplici, ma necessarie, per non finire anche quest’oggi e nei prossimi anni a saltare sul carrozzone sponsorizzato Eni e domani ad invitare associazioni, Enti locali, Ong e movimenti a denunciarne l’operato in qualche remota regione del mondo.

Per parte nostra oggi – come sempre del resto – spegneremo le luci e dispositivi elettrici non indispensabili dalle ore 18, e invitiamo tutti gli amici a farlo inviando questo nostro articolo alla redazione di Caterpillar (caterpillar@rai.it e millumino@rai.it ) e alle associazioni aderenti o di cui ciascuno fa parte e ai propri amici.

Per approfondimenti

www.unimondo.org