CIP 6: partite le prime richieste di rimborso

SPEDITE AL GSE IL 18 GENNAIO LE PRIME CENTINAIA RICHIESTE DI
RIMBORSO.

Come annunciato è partito il primo pacchetto di adesioni
alla vertenza contro i Cip6 per essere recapitato sul tavolo
del Gestore del servizio elettrico. In questo modo la nostra
Associazione promotrice della vertenza e supportata anche
dalla Rete Italiana Rifiuti Zero intende chiedere il
rimborso del “maltolto” che avrebbe dovuto incentivare
le energie rinnovabili e che invece, nel silenzio totale di
TUTTI I PARTITI E DI TUTTI GLI SCHIERAMENTI e’ finito nelle
tasche dei petrolieri e della industria sporca
dell’incenerimento.

In questo quadro di coerente e trasparente iniziativa che ha
già fatto riscontrare alcune migliaia di adesioni,
acquista ulteriore valore la PROMOZIONE DI UN NUOVO DUPLICE
APPUNTAMENTO NAZIONALE PER AMPLIARE L’INFORMAZIONE E LA
CONCRETA RACCOLTA DI ADESIONI PREVISTO PER IL 27-28
FEBBRAIO. INVITIAMO TUTTI I GRUPPI LOCALI a programmare fin
da ora attività ed eventi segnalandoceli tempestivamente.

Ricordiamo che la vertenza ha preso piede in almeno 13
regioni italiane e in almeno 35 capoluoghi di provincia. A
guidare la “classifica” delle richieste di rimborso la
Toscana con oltre 400 adesioni, seguita dal Piemonte quasi
alla pari, dalla Lombardia, dal Lazio, dalla Campania e
dalla Val D’Aosta. Buono anche il contributo di Liguria
(soprattutto da Genova), Marche, Puglia e Sicilia.

Attesa positiva anche da regioni come l’Emilia Romagna
dove la vertenza è partita a Parma, Ferrara, Bologna,
reggio Emilia e Rimini e come la Calabria.

Infine per chi volesse aderire a distanza alla vertenza
può farlo scaricando i moduli, dal nostro sito
www.dirittoalfuturo.it

RIETI – inceneritore –

COMUNICATO STAMPA CITTADINANZATTIVA-POSTRIBU’

Rieti, 30 gennaio 2010
L’INCENERITORE C’È E SI VEDE”

L’Assessore Boncompagni non sa che l’inceneritore di fanghi è già stato realizzato?

Non possiamo crederci. Tanto più che dovrebbe essere stato proprio il Comune di Rieti a concedere il permesso a costruire; oppure no? Oppure è arrivata forse la solita sanatoria ad impianto già fatto? Come è possibile dunque una mancanza totale di conoscenza degli atti della propria amministrazione?

Cosa ancor più grave, come è possibile che il Consorzio Industriale (nel cui Consiglio di amministrazione siedono rappresentanti di Comune e Provincia di Rieti) neghi prima l’esistenza dell’inceneritore e poi il fatto che si trattino rifiuti dall’esterno, vista l’indagine dei NOE in corso?

Crediamo che le dimissioni dell’Assessore Boncompagni, se non di tutta la Giunta (“in sintonia con lui”), e del Presidente del Consorzio Ferroni debbano essere immediate (ovviamente non appena avranno avuto il tempo di verificare nei propri uffici l’incredibile “svista” amministrativa).

Inoltre, pur riconoscendo il rischio per “le alte emissioni rilasciate in atmosfera”, l’Assessore Boncompagni parla della non pregiudizialità all’eventuale dislocamento, distante dal centro abitato di Rieti, di un inceneritore di rifiuti; come se la salute degli abitanti delle campagne, delle frazioni di Rieti o degli altri centri della provincia possa essere sacrificata alle “leggi” della speculazione privata di pochi. E’ gravissima un’affermazione del genere, soprattutto fatta da un MEDICO! Ma questo è un aspetto deontologico che non spetta a noi toccare, anche se ci piace ricordare i numerosi documenti scientifici di Medici Italiani e Francesi al riguardo, i quali accertano inequivocabilmente l’incremento del rischio di contrarre patologie cancerogene e non solo in prossimità degli ormai ribattezzati “Cancrovalorizzatori”.

A questo punto non possiamo far altro che chiederci chi ci possa tutelare, se da tutti i livelli istituzionali ci vengono imposti atti con tali conseguenze sulla salute pubblica, senza consultazione alcuna dei cittadini.

Tutto ciò è gravissimo e immorale.

Chiediamo a tutti i politici locali interessati dalla vicenda di chiarire i motivi in base ai quali si è consentito che il depuratore di Rieti cominciasse a ricevere Rifiuti liquidi non condottati, tra cui percolati di discarica e fanghi dei trattamenti chimici, se il depuratore stesso è stato progettato per le esigenze del Servizio idrico integrato locale e non per trattare centinaia di tonnellate al giorno di rifiuti da fuori provincia.

Come associazioni rappresentanti di cittadini pretendiamo un immediato chiarimento pubblico su quanto avvenuto e sta avvenendo.

Chiediamo infine a tutti gli organi di polizia di verificare la rispondenza di tutte le autorizzazioni concesse e se il “Cancrovalorizzatore” sia mai stato messo in funzione, anche solo per il collaudo.

Cittadinanzattiva Rieti
Associazione Postribù

[NoBolkestein_Roma] LE SPA FANNO MALE

[NoBolkestein_Roma] LE SPA FANNO MALE

Palazzo Chigi Spa

Alberto Puliafito

[29 Gennaio 2010] CARTA

Il vero retroscena della nascente Protezione civile servizi Spa è il premierato forte. Sarebbe l’escamotage per una sorta di riforma costituzionale camuffata, portata avanti con un decreto legge e senza dibattito parlamentare. L’allarme è partito il 23 dicembre a L’Aquila.

Per governare questo paese ho bisogno dei poteri della Protezione civile». Lo diceva Silvio Berlusconi pochi giorni dopo il sisma aquilano. Detto, fatto: il vero retroscena della nascente Protezione civile servizi Spa – il cui uomo immagine, Guido Bertolaso, tenta la santificazione non solo sul suolo patrio ma anche ad Haiti – è il premierato forte. Insomma, la riforma costituzionale che Silvio Berlusconi sogna da anni può arrivare anche attraverso un decreto legge di stampo governativo. Senza dibattito parlamentare.
Chi lo dice? Lo dicono i fatti e i documenti che vengono descritti il 23 gennaio a L’Aquila. Presenti politici, giornalisti, sindacalisti, semplici cittadini aquilani, si tiene un incontro informativo dal titolo Protezione Spa, sul recente operato e sulle modifiche che sta subendo il dipartimento nazionale di protezione civile. Un incontro da cui emergono tutte le ombre dell’ormai famigerato decreto 195 del 30 dicembre 2009.
Di luci, a dire il vero, ce ne sono ben poche. E non solo nel decreto in sé, ma proprio nell’uso della Protezione civile che viene fatto dall’inseparabile duo Berlusconi-Bertolaso dal 2001 in avanti – con consenso pressoché bipartisan – fra tanti grandi eventi e poche emergenze. Quando arriva l’emergenza vera, a L’Aquila, diventa chiaro, definitivamente, che si può andare in deroga alle leggi vigenti anche per le grandi opere [come altro si può definire, il Piano C.A.S.E. con le sue 19 new town?]. E così, L’Aquila diventa banco di prova, esperimento per il futuro.
Al microfono, gli interventi, sfilano uno dopo l’altro, Manuele Bonaccorsi, autore di «Potere assoluto. La Protezione civile al tempo di Bertolaso»; Alessandro Tettamanti, del comitato aquilano 3e32, che parla della militarizzazione della città dopo il sisma; Daniele Nalbone che fa un excursus sui mondiali di nuoto a Roma – gestiti dal Dpc in quanto «grande evento» – l’avvocato Valentini, che ha denunciato il dipartimento di protezione civile per omicidio colposo stante la mancata prevenzione; Angelo Venti, giornalista di Libera che lavora dal 6 aprile all’Osservatorio sulla ricostruzione, esponenti degli RdB, un urbanista che critica duramente il ridisegno della città de L’Aquila fatto a colpi di ordinanza.
Insomma, è evidente come, già prima della Spa, grazie a un altro decreto di un precedente governo Berlusconi 2001, la Protezione civile posta sotto controllo diretto della Presidenza del consiglio dei ministri goda di potere enorme [ordinanza e deroghe], bilancio illimitato e nessun controllo da parte della Corte dei conti.
Con la costituzione della Spa le cose peggioreranno: il consiglio di amministrazione della stessa verrà nominato direttamente dalla Presidenza del consiglio, che ne definirà anche lo statuto, un codice della Protezione civile cui si sta lavorando e che tira in ballo «calamità naturali, catastrofi o altri eventi che per intensità e estensione devono essere fronteggiati con mezzi e poteri straordinari».
Senza mezzi termini, è Giovanna Martini [circolo Pd della Protezione civile] a rilevare: «Questo decreto ha realizzato il premierato forte. Forse dovremmo parlare di Palazzo Chigi Spa».
La genericità del mandato della Spa conferisce alla Presidenza del consiglio dei ministri un potere pressoché assoluto. Come? Lo spiega Paola Agnello Modica [Cgil]: nel decreto, c’è un’estensione dell’emergenza alle «situazioni di emergenza socio-economico-ambientali». Una dicitura talmente ampia, talmente indeterminata e ambigua da poter essere applicata in qualunque contesto. Magari, anche uno sciopero che disturba può entrare nel novero di questi eventi emergenziali, la cui definizione non è data ma verrà stabilita di volta in volta. Sempre dal presidente del consiglio.
Non basta. Si afferma, nel decreto, che la Spa lavorerà in maniera «prevalente» per il dipartimento della protezione civile. Altra ambiguità, altri spiragli.
Infine, la Spa potrà avere utili: si passa dal concetto costi-benefici al concetto costo-ricavi, allontanandosi moltissimo dal principio di sussidiarietà. E si può andare in deroga a tutto, tranne ai non meglio specificati «assi principali dell’ordinamento italiano ed europeo». Ennesima ambiguità che richiederà interpretazioni.
E intanto, in attesa di interpretazioni, il decreto è fatto. I numeri per l’approvazione in parlamento ci sono. E anche l’obiezione di incostituzionalità che verrà sollevata – lo dichiara la senatrice Pd Maria Fortuna Incostante – avrà bisogno di un suo iter. Nel frattempo, ecco l’emergenza carceri. L’emergenza Haiti. E poi, magari, ci saranno l’emergenza Tav, l’emergenza centrali nucleari, l’emergenza dissenso: tutte le emergenze che possano essere definite «socio-economico-ambientali». Che potranno essere affrontate con discrezionalità e in deroga alle leggi.
Altro che appalti d’oro e conti non controllati. La partita è molto più grossa: questo è l’ennesimo attacco alla democrazia, che arriva attraverso un decreto diabolico e l’apparenza angelica del dipartimento di San Guido Bertolaso. Un’immagine mediatica «buona» e «del fare» che rende difficile la critica.
L’allarme è partito il 23 gennaio da L’Aquila, il territorio che, ultimo in ordine di tempo, ha subito il comando e il controllo del potere assoluto. C’è da chiedersi se verrà raccolto dalla politica e dalla società civile.

Cancella il debito di Haiti

Nonostante il terremoto, Haiti è sotto il peso schiacciante di un “debito dei dittatori” accumulato anni fa. Firma la petizione per azzerare il debito di Haiti e Avaaz e i suoi partner la consegneranno al Fondo Monetario Internazionale e ai ministri delle finanze chiave la prossima settimana :

FIRMA LA PETIZIONE

E sconvolgente: anche se stanno arrivando aiuti ad Haiti per soccorrere la popolazione disperata, in realtà questo denaro si sta utilizzando in gran parte per ripagare l’enorme debito del Paese. – un debito di più di un miliardo di dollari generato ingiustamente per anni da governi e prestatori senza scrupoli.

La richiesta di un totale azzeramento del debito estero di Haiti sta crecendo in tutto il mondo e ha conquistato anche diversi leaders mondiali – invece si mormora che altri ricchi paesi creditori stiano opponendo resistenza. E non c’è tanto tempo: i Ministri delle Finanze del G7 potrebbero raggiungere un accordo finale la settimana prossima in occasione del vertice in Canada.

Facciamo una richiesta a gran voce, in tutto il mondo, perchè si tratti la popolazione di Haiti con giustizia, compassione e buon senso in queste tragiche ore. Avaaz e i suoi collaboratori presenteranno la petizione per la riduzione del debito direttamente in occasione del vertice. — clicca qui sotto per firmare la petizione e poi invia questa e-mail ai tuoi amici:

http://www.avaaz.org/it/haiti_cancel_the_debt_7/?vl

Già prima del terremoto, Haiti era uno dei paesi più poveri al mondo. Dopo che gli schiavi haitiani si ribellarono e conquistarono l’indipendenza nel 1804, la Francia richiese biliardi come compensazione– dando così vita ad una spirale di povertà e debito ingiusto che si è prolungata per due secoli. Negli ultimi anni, la gigantesca campagna per la riduzione del debito estero ha risvegliato la coscienza mondiale. E anche in questi ultimi giorni i prestatori – sotto una crescente pressione pubblica- hanno iniziato a dire cose più giuste sulla cancellazione del devastante debito estero di Haiti.

Ma le cose possono essere molto diverse nella pratica. Per esempio, anche se dopo lo tsunami del 2004 il Fondo Monetario Internazionale annunciò una riduzione del debito estero dei paesi colpiti – il debito reale continuò a crescere. Appena l’attenzione pubblica è calata le somme derivate dai prestiti si sono ulteriormente accresciute.

E’arrivato il momento di azzerare il debito estero senza condizioni e di fare in modo che gli aiuti per il terremoto siano fatti come sussidi, non come prestiti. Un successo ora cambierà le vite della popolazione di Haiti anche quando l’attenzione mondiale sarà calata. Unisciti a questa richiesta per la cancellazione del debito e inoltra questo messaggio a coloro che la pensano nello stesso modo :

http://www.avaaz.org/it/haiti_cancel_the_debt_7/?vl

Mentre guardiamo le immagini alla televisione o al computer, è difficile non rimanere impressionati. E la storia delle relazioni dei paesi ricchi con Haiti è davvero oscura.

Eppure, momenti come questo possono generare una trasformazione. In tutto il mondo, la gente ha fatto donazioni per salvare delle vite ad Haiti — I membri di Avaaz hanno donato più di 1 milione di dollari negli ultimi dieci giorni. Ma dobbiamo anche far sentire le nostre voci di cittadini del mondo per trovare una soluzione alle tragedie create dall’uomo che hanno lasciato i nostri fratelli e sorelle di Haiti così vulnerabili alle catastrofi naturali.

Cerchiamo di fare tutto il possibile, anche se pensiamo che non sia abbastanza.

Con speranza,

Ben, Alice, Iain, Ricken, Sam, Milena, Paula, e tutto il Team di Avaaz

Articoli

“L’isola dei colpi di Stato, dove si mangia l’argilla e la natura compie stragi, Corriere della sera, 10 Gennaio 2010
http://www.corriere.it/esteri/10_gennaio_14/haiti-colpi-stato-farina_32208d26-00dc-11df-9901-00144f02aabe.shtml

“Donatori cancellino il debito”, Oxfam, 25 Gennaio 2010
http://beta.vita.it/news/view/99838

L’Italia cancella il debito con Haiti, Il Giornale, 27 Gennaio 2010
http://www.ilgiornale.it/esteri/litalia_cancella_debito_haiti_404_milioni_euro/19-01-2010/articolo-id=415053-page=0-comments=1

Denuncia di Gianni Lannes sullo smantellamento delle centrali nucleari affidato all’andrangheta

Amnesty International sui fatti di Rosarno

Italia: Amnesty International, “Tutti i migranti devono essere protetti dagli attacchi e dallo sfruttamento”

All’indomani di due giorni di violenti scontri tra lavoratori migranti e cittadini di Rosarno, che hanno portato alla fuga o al trasferimento forzato di oltre un migliaio di migranti, Amnesty International ha espresso il timore che le autorità italiane non stiano tutelando i diritti economici e sociali dei migranti e non li stiano proteggendo dalla crescente ondata di xenofobia e violenza a sfondo razziale. L’organizzazione per i diritti umani teme anche che molti dei migranti sfollati, la maggior parte dei quali provenienti dall’Africa subsahariana, rimangano a rischio di subire ulteriori violazioni.

Gli scontri di Rosarno sono iniziati dopo che, nella notte del 7 gennaio, gli occupanti di un’automobile avevano sparato contro due migranti con un fucile ad aria compressa. Dopo questo episodio, diverse centinaia di migranti hanno dato vita a una manifestazione lungo le vie della città, protestando contro il trattamento discriminatorio e le misere condizioni di vita, dando fuoco a delle vetture e scontrandosi con la polizia. Il giorno dopo, gli abitanti di Rosarno hanno bloccato la circolazione e occupato la sede del Municipio. Due migranti sono stati colpiti con spranghe, cinque volutamente investiti e due feriti con fucili a pallini. Al termine degli scontri, 53 persone (21 migranti, 14 rosarnesi e 18 agenti di polizia) hanno dovuto ricorrere a cure ospedaliere. L’ordine è stato ristabilito dopo la partenza della maggior parte dei lavoratori migranti, centinaia dei quali trasferiti dalle autorità, e la successiva demolizione di molti dei rifugi temporanei che erano stati da loro occupati in strutture ed edifici abbandonati.

Il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, ha attribuito i disordini alla precedente mancanza di controlli sull’immigrazione. Pur sottolineando che chiunque si renda responsabile di atti di violenza dev’essere sottoposto a indagine e processato, Amnesty International teme che le cause di fondo dei fatti di Rosarno risiedano da un lato nel massiccio sfruttamento dei migranti impiegati nell’agricoltura e dall’altro nell’assenza di misure concrete, da parte delle autorità nazionali e locali, per contrastare la xenofobia in crescita in tutto il paese.

La tratta e lo sfruttamento dei migranti ha fatto sì che migliaia di persone nella zona di Rosarno e in molte altre parti d’Italia lavorino per due euro all’ora e vivano in dormitori senza elettricità, acqua potabile e riscaldamento. In precedenza, Amnesty International si era detta preoccupata per il fatto che la criminalizzazione dei migranti irregolari prodotta dal recente “pacchetto sicurezza” avrebbe reso questi ultimi ancora più vulnerabili allo sfruttamento, limitando il loro accesso all’impiego, all’alloggio e ai servizi essenziali e, contemporaneamente, scoraggiandoli dal denunciare gli abusi che subiscono.

L’aumento della xenofobia in Italia si riflette nella crescente retorica anti-migranti e anti-rom da parte di esponenti politici nazionali e locali e nell’incremento del numero di attacchi a sfondo razziale segnalati dalla stampa negli ultimi 18 mesi.

Per affrontare le cause di fondo dei disordini di Rosarno, Amnesty International chiede alle autorità italiane di:

  • dare maggiore priorità alla lotta contro i crimini dell’odio, assicurare che le vittime di reati a sfondo razziale abbiano accesso a un effettivo rimedio, che questi reati siano sottoposti a indagini e i responsabili portati di fronte alla giustizia;
  • assumere provvedimenti più incisivi per impedire alle autorità nazionali e locali di promuovere o incitare alla discriminazione razziale, secondo quanto prevede l’art. 4.c della Convenzione internazionale sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale;
  • contrastare efficacemente la tratta di esseri umani e fornire assistenza alle vittime, secondo quanto prevede la Convenzione del Consiglio d’Europa per l’azione contro il traffico di esseri umani;
  • garantire ai lavoratori migranti legalmente residenti in Italia eguali opportunità e trattamento in materia d’impiego e d’occupazione, come richiesto dall’art. 10 della Convenzione del 1975 sui lavoratori migranti dell’Organizzazione internazionale del lavoro;
  • invertire la linea introdotta dal recente “pacchetto sicurezza” che ha reso un reato l’immigrazione irregolare;
  • garantire che tutti i migranti abbiano effettivo accesso al diritto a un alloggio e a condizioni di vita adeguati, un diritto che il Comitato Onu sui diritti economici, sociali e culturali ha stabilito si applica a tutti, a prescindere dallo status, sottolineando che esso comprende “il diritto a vivere in un luogo in condizioni di sicurezza, pace e dignità”.

Amnesty International sottolinea inoltre il rischio che molti dei migranti sfollati da Rosarno possano subire ulteriori violazioni dei diritti umani. La polizia italiana ha reso noto che 828 migranti sono stati trasferiti in due centri per stranieri a Crotone e Bari. Molti dei migranti che vivevano e lavoravano a Rosarno erano regolarmente residenti in Italia, ma molti altri migranti sfollati si trovano in Italia senza autorizzazione, Amnesty International teme che possano andare incontro a lunghi periodi di detenzione senza che siano state prese in considerazione possibili alternative o che possano essere espulsi senza un effettivo accesso a procedure e meccanismi che potrebbero metterli in grado di chiedere asilo o altre forme di protezione o di ricorrere contro un ordine d’espulsione.

Molti migranti allontanati da Rosarno dalle autorità o costretti a lasciare la città non potranno farvi rientro sia per mancanza di sicurezza, sia per la distruzione dei luoghi in cui dimoravano. Il trasferimento forzato di persone dalle proprie dimore senza una giusta procedura che comprenda anche la disponibilità di una sistemazione alternativa adeguata, si configura come uno sgombero forzato e dunque come una violazione del diritto internazionale. Anche se il trasferimento è stato deciso come misura temporanea di emergenza a causa della minaccia di violenza, se queste persone non possono rientrare nelle loro abitazioni perché sono state demolite, sulla base del diritto internazionale le autorità italiane sono obbligate a fornire una sistemazione alternativa adeguata e un rimedio efficace.

Pertanto, a seguito dei fatti di Rosarno, Amnesty International chiede alle autorità italiane di garantire che:

  • tutte le denunce di reati a sfondo razzista siano sottoposti a indagini efficaci, chiunque sia ritenuto responsabile sia sottoposto a processo e le vittime ricevano un effettivo risarcimento;
  • il principio di non respingimento e di una procedura corretta siano rispettati, fornendo a tutti i migranti, ove necessario, un accesso effettivo a procedure eque e soddisfacenti per chiedere asilo o per ricorrere contro un ordine di espulsione beneficiando in pieno delle garanzie procedurali;
  • tutti i migranti allontanati da Rosarno possano tornare ai loro luoghi di residenza oppure venga loro proposta una sistemazione alternativa adeguata, in altra parte d’Italia.

Il debito – di Thomas Sankara

« Per l’imperialismo è più importante dominarci culturalmente che militarmente. La dominazione culturale è la più flessibile, la più efficace, la meno costosa. Il nostro compito consiste nel decolonizzare la nostra mentalità. »

(Thomas Sankara)

Rieti- in attesa del Porta a Porta

COMUNICATO STAMPA POSTRIBU’-CITTADINANZATTIVA

Rieti, 8 gennaio 2010

Ci risiamo.

Ennesimo rinvio da quel comunicato del 28/07/08 in cui l’Assessore all’Ambiente del Comune di Rieti, Antonio Boncompagni, preparava la cittadinanza tutta all’imminente avvio della raccolta rifiuti “porta a porta” con il suo protocollo d’intesa tra Comune, Asm Rieti spa e Conai ritardato solo perchè Conai era impegnato nell’emergenza rifiuti a Napoli. Da quella data è faticoso ricordare tutti gli annunci dati con cadenza quasi mensile, sempre pronti a partire con il “porta a porta” da un momento all’altro. Nel frattempo, l’Assessore Boncompagni, per la campagna promozionale del progetto pilota dei tre quartieri capo-fila (Campoloniano, Villette e Villa Reatina) ha pensato bene di convocare (processo in corso da diversi mesi) le associazioni ambientaliste per studiare un piano d’intervento di comunicazione idoneo a vari livelli (scolastico, condominiale, etc.). Le stesse associazioni, sin dai primi incontri, hanno sempre fatto richiesta esplicita (anticipati da articoli, domande rivolte in occasione dei medesimi incontri, note scritte e da piani di comunicazione) di poter interloquire con tutti i soggetti protagonisti della gestione del “porta a porta”; occasione giusta per porre domande e avere risposte su temi che a nostro giudizio sono fondamentali per la trasparenza sulla tracciabilità dei materiali raccolti e differenziati. In data 5 Gennaio 2010 è pervenuta telefonicamente l’ennesima convocazione per un incontro che si dovrà svolgere lunedì 11 in Comune tra l’Assessore Boncompagni e le associazioni ambientaliste per continuare a discutere del piano di comunicazione ai residenti dei tre quartieri pilota. Cogliamo l’occasione per rivolgere un allargato invito a partecipare all’incontro anche a coloro che sono parte attiva del progetto e cioè ad Asm Rieti spa (non sappiamo se basti invitare il presidente Gerbino e/o invitare anche la parte privata) e all’assessore del Comune di Rieti con delega ai rapporti con le Società partecipate Antonio Perelli. Lo scopo è quello di rivolgere loro le stesse domande che rivolgiamo da diversi mesi all’Assessore Boncompagni, il quale ha sempre ritenuto di non dover rispondere vista la sua competenza “circoscritta”, nella speranza di ottenere finalmente quelle risposte certe e conclusive.

Nel ricordare che la “scheda tecnica – progetto definitivo – area pilota – dicembre 2008” è stata sottoscitta da Comune di Rieti, Asm e Conai, nel prossimo incontro ci auguriamo di ottenere risposta a queste domande:

1) si dice nel piano Conai -progetto pilota- che l’incremento dei costi per il Comune sarà nel primo anno di circa 20.000 euro (si evince dalla tabella a pag. 44).  Perchè allora, come ribadito nell’ultimo comunicato dell’ufficio stampa dell’azienda ASM di mercoledì 30 Dicembre 2009, si continua a ripetere che “il porta a porta ha un costo pari a circa il doppio della raccolta differenziata stradale” ? Ci chiediamo come si possano prendere a riferimento i dati di Federambiente, quando mal si conciliano con il piano Conai redatto studiando il territorio reatino e che, a differenza di quello di Federambiente, utilizza metodi di calcolo riconosciuti dall’ISPRA (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale). Il Comune di Rieti, il 28 Ottobre, nella votazione unanime della delibera consiliare n. 50, è a perfetta conoscenza del piano Conai e quindi la conferma con nota dello stesso Presidente di ASM, Luigi Gerbino, ai giornali del 24 Novembre, a nome di chi parla, se nel giro di un mese e cioè il 30 Dicembre, ASM , col suo ufficio stampa, ne lamenta i costi?

2) L’Assessore Boncompagni, nel comunicato del 28/07/08 (presente sul sito comunale) fa riferimento ad un “bando di gara esplorativo per individuare le migliori soluzioni impiantistiche per il trattamento dell’organico e del secco non riciclabile”; su queste ultime parole noi vorremmo chiarimenti in merito, vista la “nascita di ASM ENERGIA ….per il risparmio e la produzione di energia dalle fonti rinnovabili” di cui nulla si è più saputo. Cosa vuol dire, che ci dobbiamo aspettare un inceneritore nel prossimo futuro nel territorio? Noi associazioni ambientaliste vogliamo la certezza documentata a cadenza trimestrale, con accesso ai vari registri di conferimento, dei quantitativi raccolti e che tutto il materiale, anche quello residuo indifferenziato venga avviato ad impianti di riciclo totale, esistenti anche sul territorio laziale.

3) Chiediamo una dichiarazione ufficiale anche da parte dei soci privati di Asm Rieti S.p.A., sul piano Conai e sulle intenzioni di forte impegno per il raggiungimento almeno della soglia del 65% del “porta a porta”.

4) Metodologia e sistema di conferimento alle varie piattaforme consorziate in quanto, alla luce dei fatti, Casapenta sarà gestita in futuro da società terze per il conferimento dell’indifferenziato (per 41.000 t. totali di cui Rieti 21.000 t. e comuni limitrofi  20.000 t.) a Casale Bussi (Viterbo) per i prossimi cinque anni. Come risulta da appalto in scadenza.

5) Vogliamo sapere come si svolgerà il servizio del progetto pilota e l’estensione all’intera città, visto che sul territorio non sono attualmente previsti “centri di raccolta di rifiuti urbani e assimilati” o “isole ecologiche” oltre quella di Casapenta. Dove troveranno la collocazione provvisoria e temporanea i materiali differenziati quando sarà avviato il porta a porta su tutto il territorio comunale? Chi firmerà le convenzioni con i consorzi, il Comune o di nuovo ASM? Il nostro obiettivo sarà quello di far svolgere alle scuole, che sono impegnate in questi giorni in due concorsi che l’Assessore Boncompagni sta facendo svolgere a studenti dell’IsArte Calcagnadoro e a tutti gli altri studenti delle scuole superiori rispettivamente per il logo e per lo slogan pubblicitario, un tour tra le varie ditte consorziate Conai, per far vedere loro in loco come si svolge l’intera filiera e il riciclo dei materiali che loro stessi e i loro genitori hanno sapientemente differenziato, magari anche istituendo concorsi per ideare nuovi oggetti. Vogliamo puntualizzare che alla data odierna, sia PosTribu’ che Cittadinanzattiva, non hanno presentato o condiviso nessuna bozza di proposta di piano informativo, mancandone i presupposti (stiamo ancora aspettando la bozza del protocollo d’intesa tra le associazioni e Comune come promesso dall’Assessorato all’Ambiente, in occasione dell’ultima riunione).

Ribadiamo infine, tutta la nostra volontà a collaborare affinché si possa raggiungere e superare la quota del 65% di raccolta differenziata, anche attraverso piani di informazione e comunicazione condivisi con tutti gli organismi preposti. Ci auguriamo che questo nostro ennesimo invito possa essere raccolto al più presto senza se e senza ma, vista l’attesa, a vantaggio dei cittadini e dell’ambiente. Speriamo che febbraio sia realmente la data d’inizio del porta a porta a Rieti. Anche la pazienza ha un limite.

Info: 328-3892018 – post.tribu@gmail.com

NUCLEARE : ALLE PROTESTE PENSA L’ESERCITO, AL CONSENSO LA PIOGGIA DI SOLDI


Il governo ha dato via libera ai criteri per lindividuazione dei siti su cui potranno essere costruite le nuove centrali nucleari, e dei compensi da destinare ai territori che accoglieranno i nuovi impianti.
Il Consiglio dei ministri pre-natalizio ha infatti approvato uno schema di decreto legislativo sulla localizzazione e l’esercizio di impianti di produzione di energia elettrica e nucleare, di fabbricazione del combustibile nucleare, dei sistemi di stoccaggio, nonche misure compensative e campagne informative.

Dove le centrali? Troppe domande, lo sapremo solo dopo le elezioni regionali di marzo.

Le aree idonee ad ospitare le prossime centrali nucleari italiane dovranno rispondere ad “uno schema di parametri di riferimento relativi a caratteristiche ambientali e tecniche”.
Lo “schema di parametri” dovrà essere poi definito dal Ministero dello Sviluppo Economico, da quello dell’Ambiente e dei Trasporti, su proposta dell’Agenzia per la Sicurezza Nucleare -non ancora istituita, i Ministri litigano tra Genova (Scajola) e Brunetta (Venezia)- entro 60 giorni dall’entrata in vigore del decreto legislativo stesso.

In particolare, le caratteristiche ambientali riguardano, “popolazione e fattori socio-economici, qualità dell’aria, risorse idriche, fattori climatici, suolo e geologia, valore paesaggistico, valore architettonico-storico, accessibilità“.
Quelle tecniche riguardano invece “la sismo-tettonica, distanza da aree abitate, geotecnica, disponibilità di adeguate risorse per il sistema di raffreddamento della tipologia di impianti ammessa, strategicità dell’area per il sistema energetico e caratteristiche della rete elettrica, rischi potenziali indotti da attività umane nel territorio circostante”.
Ma sin d’ora si stabilisce che i siti che ospiteranno le centrali nucleari saranno di “interesse strategico nazionale” e come tali “soggetti a speciali forme di vigilanza e protezione”, ovvero saranno presidiati dall’esercito.
I compensi? Soldi a palate per comprare il consenso degli enti locali e delle popolazioni.

Per quanto riguarda i compensi da destinare ai territori che ospiteranno le centrali nucleari, si tratterà di un beneficio economico su base annuale da corrispondere anticipatamente per ciascun anno di costruzione dell’impianto; l’aliquota è pari a 3.000-4.000 euro per ogni Mw sino ad una potenza di 1.600 Mw, “maggiorata del 20% per potenze superiori”.
Benefici economici “a pioggia” per le province ed i comuni che ospiteranno i prossimi impianti nucleari, ma anche per i comuni limitrofi in un’area di 20 chilometri dal perimetro dell’impianto. Le imprese e gli abitanti delle zone in questione non avranno solo sconti in bolletta elettrica, ma anche di quella per i rifiuti urbani, per le addizionali Irpef e Irpeg e per l’Ici.

Alcune brevi considerazioni.

C’è una prima questione di democrazia. Il Governo conosce bene l’ostilità delle popolazioni e dunque sceglie il segreto sulla localizzazione dei siti per timore di perdere le elezioni regionali. Ma possono i cittadini andare a votare senza conoscere le intenzioni dei candidati e delle forze politiche su un tema così importante?

C’è una seconda questione di democrazia. Lo Stato italiano è firmatario della Convenzione di Aarhus del 1998, che stabilisce l’obbligatorietà dell’informazione ai cittadini e della partecipazione degli stessi alla scelte decisionali sulla localizzazione delle centrali nucleari e sulla gestione dei rifiuti radioattivi. Come si concilia questa Convenzione con la decretazione delle aree come siti di interesse strategico nazionale e dunque con la loro militarizzazione?

C’è una terza questione di democrazia. Un Governo che taglia drasticamente i fondi agli enti locali riducendone al lumicino la capacità di erogare servizi, sceglie con finanziamenti a pioggia di comprare il consenso degli amministratori locali e delle popolazioni che accetteranno di ospitare le centrali nucleari. Può essere questo il rapporto tra Stato ed Enti Locali, in un paese che da anni blatera di federalismo?

Occorre una opposizione netta, radicale e diffusa.

Occorre che in ogni territorio si costituiscano da subito comitati antinucleari.

Occorre che da subito si rifiuti la militarizzazione della protesta sociale.

Occorre che si obblighino da subito i candidati e le forze politiche di tutte le regioni a pronunciarsi.

Occorre che nei territori di probabile localizzazione delle centrali, gli enti locali e le popolazioni rifiutino la sudditanza feudale che viene loro proposta e che si avii una forte protesta di tutti gli enti locali e di tutte le popolazioni contro i continui tagli di risorse praticati dal Governo.

Meglio attivi oggi che radioattivi domani.

Marco Bersani (Attac Italia)

Quello che ci propinano i Mass Media….