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Alla fiera del D.E.S
Pirati, Somalia, Noi
Pirati, Somalia, Noi
articolo di Paolo Barnard (2009-04-15), tratto da nuovamentequi.blogspot.com
Mohamed Abshir Waldo è un analista somalo che lavora in Kenia. E’ autore di una pubblicazione dal titolo “Le due piraterie in Somalia: Perché il mondo ignora l’altra?”. Ecco la sua testimonianza:
“Ci sono due piraterie in Somalia. Una è quella che sta all’origine del problema di oggi, e che è la pesca illegale da parte di imbarcazioni straniere, che oltre tutto mentre pescano assolvono a un altro compito illegale, cioè la discarica di scorie tossiche industriali e persino nucleari nelle nostre acque, tutte provenienti dal mondo ricco. L’altra pirateria è quella che vi raccontano i vostri media. Ma essa si è scatenata in reazione a quei crimini, quando le nostre acque furono avvelenate, quando fu saccheggiato i nostro pesce, e in un Paese poverissimo i pescatori capirono che non avevano altra possibilità se non quella di reagire con la violenza contro le navi e le proprietà dei Paesi potenti che sponsorizzano la vostra pirateria e la discarica tossica qui.
Le nazioni maggiormente coinvolte in questa prima pirateria sono la Francia, la Norvegia, la Spagna, l’Italia, la Grecia, le Gran Bretagna, ma anche la Russia e i Paesi asiatici come la Korea, Taiwan, le Filippine, la Cina. Tutto è cominciato, per quanto riguarda la pesca illegale, nel 1991. Le comunità dei pescatori somali ha per anni protestato presso l’ONU e la UE, ma sono stati del tutto ignorati. I pescherecci occidentali arrivano qui e pescano senza licenza, addirittura reagiscono con la forza quando le nostre barche li contrastano, ci tirano addosso acqua bollente, ci sparano, ci mirano contro con i vascelli. Queste cose sono accadute per anni, finché i pescatori somali si sono organizzati in un corpo di Guarda Costiera di Volontari Nazionali, che voi ora chiamate ‘i pirati’.
Oggi le marine militari di questi Paesi pirateschi sono qui a proteggerli. I nostri pescatori hanno paura ad uscire in mare perché spesso vengono fermati dagli incrociatori occidentali e arrestati solo perché sospettati di essere ‘pirati’. Si tratta di una terribile ingiustizia, con la comunità internazionale che fa solo i propri interessi e ci ignora. I nostri ‘pirati’ di oggi sono ex lavoratori alla disperazione, null’altro.
E poi c’è nel sottofondo il problema della discarica di sostanze industriali tossiche dai Paesi ricchi nelle nostre acque, che è iniziato negli anni ’70 ed è continuato sempre, in risposta soprattutto alla nascita in Occidente di leggi ambientali molto più severe di prima. E così i vostri governi hanno pensato di scaricarle in nazioni povere o in guerra, che non potevano reagire, o i cui governi potevano essere corrotti. Al Jazeera lo ha documentato, ma anche la CNN credo. E’ stato detto e più volte scritto che la Mafia italiana è pesantemente coinvolta qui in Somalia nella discarica di sostanze proibite (Ilaria Alpi, ricordiamoci, P.B.).
Proprio ieri (13/04) una nave è stata catturata nel golfo di Aden dai pescatori, non dai ‘pirati’, ma dai pescatori, che sospettavano che stesse per scaricare sostanze tossiche. La nave ha immediatamente gettato a mare due enormi container quando hanno visto i pescatori, ma per fortuna essi non sono affondati e sono stati trascinati a riva. La comunità locale ha invitato i vostri governi a venire a ispezionare quei container, ma per ora non c’è stata risposta.
La Banca Mondiale alcuni anni fa fece trapelare un memorandum confidenziale dove Larry Summers, che allora era il suo capo economista (oggi consigliere economico di Obama, P.B.), diceva “Penso che la logica economica dietro alla discarica di sostanze tossiche nelle nazioni più povere sia impeccabile e dovremmo affrontare questo fatto. Ho sempre pensato che i Paesi sotto-popolati in Africa siano molto sotto inquinati”. Poi ritrattò e disse che era sarcasmo.”
Paolo Barnard
NON SCRIVETE A ME. DIVULGATE ALLA GENTE NEI LUOGHI DELLA GENTE. Paolo Barnard
Termovalorizzatori e Bugie
Testo di Roberto Topino
Foto microscopiche di Stefano Montanari
La parola termovalorizzatore vorrebbe indicare un macchinario costruito per recuperare energia da qualcosa, che viene bruciato e sviluppa calore utilizzabile in quanto tale (teleriscaldamento) o per produrre energia elettrica.
Ad un pensiero superficiale e distratto può sembrare una buona idea, ma analizzando i fatti, si scopre che si risparmia più petrolio riciclando materia di quanto non se ne risparmi sostituendo il petrolio con i rifiuti bruciati nei termovalorizzatori.
Se io brucio qualcosa di plastica ottengo un po’ di calore, ma dovrò estrarre altro petrolio per ricostruire ciò che ho bruciato e il bilancio finale di energia e materia sarà in perdita.
Avrete sentito dire che “non c’è scelta” e che i rifiuti o si bruciano o vanno in discarica.
Anche questo non è vero perché con la raccolta differenziata finalizzata al riciclo, utilizzando una tecnologia poco costosa e già collaudata, quasi tutto può essere riutilizzato, anzi realmente “valorizzato”.
Vi avranno anche detto che il termovalorizzatore elimina le discariche: non è vero perché anche gli impianti più moderni necessitano di una discarica di servizio pari a circa un terzo in peso del rifiuto bruciato, quindi un inceneritore di media taglia, da mille tonnellate al giorno, produce quotidianamente più di trecento tonnellate di ceneri e di scorie da smaltire in apposite discariche per rifiuti pericolosi.
I giornali hanno scritto che a Brescia tutti i rifiuti vanno a finire nel termovalorizzatore, ma se andate a Brescia con l’aereo, atterrando a Montichiari, potrete vedere la discarica di servizio dell’inceneritore cittadino.
A Torino, il sindaco scrive che con l’entrata in funzione dell’inceneritore ci saranno 160.000 tonnellate di CO2 in meno ogni anno.
Tutti possono capire che qualsiasi fiamma produce più CO2 di qualcosa che non brucia, ma esaminiamo un dato tecnico incontestabile.
Nella tabella che segue vengono confrontate le emissioni di un inceneritore con quelle di un impianto di trattamento meccanico biologico.
Fatte le dovute proporzioni scopriamo che un impianto di riciclo produrrebbe circa 10.000 tonnellate di CO2, cioè 150.000 in meno rispetto all’inceneritore.
Il sindaco di Torino scrive anche che: “non esiste nessuna evidenza di effetti negativi sulla salute umana nelle città in cui il termovalorizzatore funziona da 50 anni o più”.
Si potrebbero fare battute di cattivo gusto ricordando gli inceneritori di Hitler, ma preferisco mostrare una tabella che riassume gli studi epidemiologici italiani sulle popolazioni residenti in prossimità di inceneritori.
Questa tabella è stata presentata ad un incontro organizzato a Torino dall’ARPA.
Come potete leggere tutti gli studi hanno riportato un aumento di tumori, per cui sarebbe più appropriato sostituire il termine di termovalorizzatore con quello più realistico di cancrovalorizzatore.
A questo punto molti ricorderanno che la televisione e i giornali hanno detto che l’inceneritore non inquina e che il rischio per la salute è “zero”.
Se c’è qualcosa che vale “zero” è la veridicità delle informazioni date dai comuni mezzi di informazione.
Per brevità, ma all’occorrenza potrei dilungarmi documentando tutto in modo incontestabile, voglio soffermarmi soltanto su due rischi ben conosciuti e provati oltre ogni ragionevole dubbio.
Il primo riguarda la diossina, la cui emissione viene ormai ammessa anche da coloro che in origine ne negavano la presenza. La diossina è un inquinante stabile, che tende ad accumularsi nel terreno e nel nostro organismo. I danni della diossina sono noti e basti ricordare che, una volta assorbita, non basta il resto della vita per liberarsene.
Il secondo rischio, che viene negato anche di fronte all’evidenza, è quello delle nanopolveri, che vengono prodotte dagli inceneritori, ma che non vengono controllate, perché la loro ricerca non è prevista dalla legge, che richiede soltanto il dosaggio delle polveri più grossolane comunemente conosciute come PM 10.
Va subito detto che non c’è nessun filtro in grado di fermare le polveri di dimensione inferiore a PM 2,5 e che queste sono in grado di penetrare nel nostro organismo e di raggiungere, attraverso il sangue, tutti i nostri organi.
Il primo effetto lesivo della nanopolveri si manifesta già nel sangue dove, comportandosi come corpi estranei, determinano la produzione di fibrina e conseguentemente la formazione di trombi, che possono causate trombosi e infarti.
Di seguito le nanopolveri posso raggiungere gli altri organi e insinuarsi persino all’interno del nucleo delle cellule. Dovete tenere presente che queste nanopolveri non sono biocompatibili né biodegradabili, si comportano da corpi estranei e possono causare alle nostre cellule soltanto danni, che si possono tradurre anche in tumori.
Nella fotografia che segue si nota una nanoparticella di origine antropica finita nel nucleo di un tumore del fegato.
Qualcuno vi dirà che non è dimostrato che le nanoparticelle possano causare tumori, ma se pensate che queste polveri di dimensioni infinitesimali sono spesso composte da cromo, cadmio, nichel, arsenico, amianto, mercurio ed altre sostanze notoriamente tossiche e cancerogene vi accorgerete che vi hanno detto un’altra bugia.
Dovete sapere che un progetto di ricerca della Commissione Europea, che si chiama ExternE (Externalities of Energy), ha quantificato in modo molto preciso i costi dei danni all’ambiente ed alla salute derivanti da una qualunque fonte emissiva.
Questi costi, in Europa, sono attualmente valutati da 3 a 5 volte meno che negli USA, ma è importante che venga riconosciuto che una centrale elettrica, una discarica, un inceneritore, un cementificio, ecc. provocano danni, che hanno, oltre ad un costo in termini di sofferenza, anche costi economici ben quantificabili.
La società che sta costruendo l’inceneritore del Gerbido, nel 2003 ha fatto uno studio in collaborazione con il Politecnico di Torino e ha redatto una tabella dei costi in euro delle malattie previste.
Malattie e costi sono stati riassunti in una tabella, che, a ragion veduta, si potrebbe definire il tariffario del cancrovalorizzatore.
Non è un macabro scherzo, è un documento del Politecnico di Torino.
E poi vi dicono che l’inceneritore sarà sicuro!
“Festa Altra Economia 2009” – Rieti 3 maggio 2009
Agricoltura Biologica, Commercio Equo e solidale, Finanza Etica,
Autoproduzioni, Riciclo e Riuso, Energie Rinnovabili, Turismo Responsabile,
produttori agricoli, reti di commercio equo, piccoli artigiani,
imprese e organizzazioni che lavorano e producono utilizzando criteri
di sostenibilità ambientale, equa distribuzione del valore, rispetto
ed inclusione delle persone.
realizzati da artisti e gruppi particolarmente sensibili ai temi
dell’altra economia (vedi programma allegato). Oltre agli
spettacoli ed agli stand, è previsto inoltre un fitto programma di
incontri, convegni, filmati e mostre su beni comuni, consumi critici,
finanza etica, ambiente, integrazione sociale e sostenibilità…….
ALTRADOMENICA e BIOMERCATO
LA NUOVA INIZIATIVA DELLA CITTA’ DELL’ALTRA ECONOMIA
Si è svolta questa mattina presso la sala convegni “Renato Biagetti” della Città dell’Altra Economia a Testaccio la conferenza stampa di presentazione di ALTRADOMENICA, la nuova iniziativa organizzata e promossa dall’ A.I.A.B. (associazione italiana di agricoltura biologica) e dal Consorzio “Città dell’Altra Economia” con il sostegno della Regione Lazio – Assessorato all’Agricoltura.
Ogni terza domenica del mese (esclusi i mesi estivi) molti produttori del biologico di Roma e del Lazio, associazioni, cooperative e artigiani potranno allestire un loro spazio per promuoversi, raccogliere fondi, informare sulle attività e sui progetti in corso.
Ogni AltraDomenica assumerà una caratterizzazione tematica diversa: si parte DOMENICA 15 MARZO dalle ore 10.00 fino al tramonto con attività che ruoteranno intorno alla cucina biologica e alla riscoperta dei sapori veri e genuini del cibo, con laboratori della pasta e molte altre attività collegate indicate nel programma riportato di seguito.
I temi delle altre domeniche andranno dal riuso e riciclo al turismo responsabile, dalle energie rinnovabili al commercio equo e solidale, dal software libero alla agricoltura biologica “Per noi questo appuntamento che lanciamo alla città – dichiara Riccardo Troisi Presidente del Consorzio Città dell’Altra Economia rappresenta una vera sfida per far sì che questo luogo possa esser sentito come bene comune per la città, uno spazio pubblico dove poter incontrarsi, discutere ed acquistare in maniera responsabile.
L’Altra Economia deve essere sempre più capace di raccogliere le sfide dell’economia reale, oggi in crisi per effetto di un modello di sviluppo predatorio, arrivando alle persone e alle necessità reali della società”.
L’idea è che le domeniche della CAE diventino un evento stabile e regolare di forte impatto sui media e di richiamo per il territorio cittadino. Un appuntamento fisso caratterizzato dalla presenza del Mercato contadino dei produttori Biologici, da uno spazio espositivo per Associazioni e Artigiani, da laboratori per bambini e ragazzi, musica, teatro, mostre fotografiche, convegni e presentazioni sui temi dell’altra economia, rivolti ad un pubblico di migliaia di visitatori.
Importantissimo l’appuntamento fisso con il MERCATO DEI PRODUTTORI DEL BIOLOGICO con numerosi stand delle realtà produttive di Roma e del Lazio, che garantiranno ogni mese la loro presenza con un’offerta vasta di prodotti di stagione.
“Il Biomercato contadino sarà un elemento stabile di AltraDomenica – dichiara Adolfo Renzi Presidente di AIAB Lazio I cittadini romani e no potranno scoprire i vantaggi dell’acquisto diretto dal produttore e le qualità dei prodotti da agricoltura biologica, un metodo produttivo che rispetta l’ambiente e la salute di chi produce e di chi consuma.”
“Il biologico è una scelta di qualità – ha dichiarato Daniela Valentini Assessore all’Agricoltura della Regione Lazio durante la conferenza stampa ed è di primaria importanza per il nostro modello di sviluppo. Un settore in cui abbiamo creduto e investito molto: dall’accordo con il Comune di Roma per l’inserimento dei prodotti biologici nelle mense scolastiche all’installazione dei primi distributori di frutta fresca nelle scuole di Roma, dall’istituzione della filiera alla legge contro gli OGM fino alla BioFiera e alla prima piattaforma del biologico in Europa creata presso il CAR.
E non da ultima la recente Legge sui Farmer’s Market che prevede la vendita di prodotti bio nei mercati agricoli. E in quest’ottica, AltraDomenica è un’occasione importante per proseguire lungo la strada che abbiamo intrapreso, perché lega insieme produzione e consumo permettendo a tutti di conoscere le eccellenze della nostra regione”.
«Altra Domenica e il ‘Biomercato contadino’ saranno l’occasione per promuovere e far conoscere a tutti quelle attività economiche che mettono al centro i diritti, la difesa dell’ambiente e l’equa distribuzione delle risorse anziché il mero profitto o quelle legate all’agricoltura biologica – è quanto dichiara l’assessore al Bilancio della Regione Lazio Luigi Nieri L’altraeconomia è ormai una solida realtà che, specie in questo grave momento di crisi, può rappresentare una opportunità per il futuro anche dal punto di vista occupazionale.
Il consumo consapevole sta diventando sempre più una necessità ed è importante trasmettere a più persone possibile questo modo di essere cittadini responsabili.
Oggi nel Lazio l’Altraeconomia ha una marcia in più grazie anche alle tante realtà che vi operano le quali presto, grazie alla legge regionale approvata dalla Giunta del Lazio e che a breve sarà in discussione in Consiglio, potranno beneficiare di un sostegno concreto e di un importante riconoscimento.
E’ importante inoltre sottolineare che in un momento come questo è doveroso un impegno istituzionale in favore dell’agricoltura biologica che oltre a pruomuovere un’alimentazione di qualità e il rispetto della salute può diventare un settore trainante per l’economia regionale e nazionale” ALTRADOMENICA continuerà anche su internet: è stato allestito ed è già in linea il sito www.altradomenica.org che diventerà un importante collante tra tutti coloro che, nel corso dell’anno, animeranno la festa, anche annunciando novità e promozioni riguardanti la propria presenza.
Questo il PROGRAMMA della prima domenica 15 MARZO 2009:
ore 11 13: presentazione libro “Mangiarozzo” (ex gambero Rozzo) del prof. Carlo Cambi docente di turismo all’univ di Macerata. La guida alle trattorie d’Italia dove contano il gusto e la qualità dei prodotti
ore 15: Slow Food presenta il progetto dei Mercati della Terra … per conoscere e riscoprire i saperi e i sapori
ore 11 – 18 (con intervalli): TERRENI FERTILI e DonPasta Selecter presentano: SOUL FOOD SOUND SYSTEM storie da mercato, sapori del mondo, suoni da sud, selezioni funk, reggae, soul con aperitivi salentini
ore 11 14 : laboratorio pasta fatta in casa (equoconsumo laboratorio decrescita Daniela)
ore 15: laboratorio riusoriciclo Nel corso della giornata: TAM TAM in bici percorso lungo i quartieri di Testaccio e Ostiense a cura di TuttounAltroMondo Percorsi nelle memorie Itinerario storico antropologico sull’ex Mattatoio di Testaccio A cura dell’Associazione “Nuova Bauhaus” con la partecipazione del Centro Anziani di Testaccio
LE DATE DELLE ALTRE GIORNATE:
19 aprile riuso e riciclo
17 maggio turismo responsabile
21 giugno energie rinnovabili
18 ottobre commercio equo solidale
15 novembre comunicazione aperta
20 dicembre agricoltura biologica
Per informazioni sulla partecipazione e sul programma: Gianfranco Bongiovanni
Email: segreteriaconsorzio@cittadellaltraeconomia.org
Tel: 347 1217942
Per informazioni stampa: Cesare Budoni
Email: ufficiostampa@cittadellaltraeconomia.org oppure cesare.budoni@gmail.com
Tel: 349 6040937
SI POSSONO CONTROLLARE TUTTE LE NEWS E CONTRIBUIRE CON LE PROPRIE IDEE ATTRAVERSO IL SITO INTERNET www.altradomenica.org
Roma, rifiuti tossici bruciati nell’inceneritore: tredici arresti
Roma, rifiuti tossici bruciati nell’inceneritore: tredici arresti
A finire in manette la dirigenza del consorzio che gestisce l’impianto di smaltimento a Colleferro (Roma)
ROMA Un termovalorizzatore modello costretto a ingoiare e bruciare di tutto. È questa l´accusa di fondo per cui stamane i carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Roma hanno eseguito 13 ordini di custodia cautelare degli arresti domiciliari, emessi dal gip del tribunale di Velletri, nelle province di Roma, Latina, Frosinone, Napoli, Avellino, Bari, Foggia, Grosseto e Livorno.
I reati contestati a vario titolo sono di associazione per delinquere; attività organizzata per traffico illecito di rifiuti; falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico; truffa aggravata ai danni dello Stato; favoreggiamento personale; violazione dei valori limiti delle emissioni in atmosfera e prescrizione delle autorizzazioni; accesso abusivo a sistemi informatici.
A finire nei guai il direttore tecnico e responsabile della gestione dei rifiuti degli impianti di termovalorizzazione di Colleferro, Paolo Meaglia; un dirigente dell´Ama; soci e amministratori di società di intermediazione di rifiuti e di sviluppo di software, chimici di laboratori di analisi.
I militari oggi hanno provveduto anche a notificare 25 informazioni di garanzia. Le indagini dei carabinieri sono durate circa un anno e sono passate attraverso «servizi di osservazione dei luoghi», «ispezioni e controlli agli impianti».
Al centro della questione e della stessa inchiesta del pm Giancarlo Cirielli, della Procura di Velletri, c´è stata la verifica della qualità e consistenza del combustibile da rifiuti (Cdr) che veniva immesso nei cicli gestionali degli impianti di termovalorizzazione di Colleferro, alle porte della Capitale.
Gli accertamenti del Noe hanno permesso di raccogliere chiari elementi di responsabilità – si spiega – a carico dei soggetti che conseguivano ingiusti profitti, rappresentati dai maggiori ricavi e dalle minori spese di gestione dei rifiuti che venivano prodotti e commercializzati come Cdr pur non avendone le caratteristiche.
In gran parte invece, l´impianto doveva, era costretto, a trattare rifiuti speciali anche pericolosi e quindi non utilizzabili nei forni dei termovalorizzatori per il recupero energetico.
Il modus operandi era chiaro.
Prima si allestivano uomini e mezzi (impianti di trattamento e recupero, intermediari, laboratori d´analisi, gestori di rifiuti), che conferivano ingenti quantitativi di rifiuti urbani non differenziati ai termovalorizzatori, classificandoli come Cdr benchè privi delle caratteristiche previste dalla legge.
Il passaggio successivo era la falsificazione e predisposizione di certificati di analisi redatti da liberi professionisti (chimici) che attestavano falsamente dati sulla natura, composizione e caratteristiche chimico-fisiche dei rifiuti, che hanno consentito la classificazione degli stessi come Cdr.
La truffa ai danni dello Stato ammonterebbe a oltre 60 milioni di euro.
Grazie all´ottenimento di incentivi statali, previsti dal CIP 6/1992, e non dovuti e nel dichiarare al Gestore Servizi Elettrici consumi di gas metano per uso generazione elettrica inferiori a quelli effettivi.
Inoltre agli indagati, in concorso, è contestata anche l´alterazione dei dati relativi ai valori fuori limite, attraverso l´introduzione nei sistemi informatici destinati al controllo dei fumi e delle emissioni inquinanti, alla gestione e conservazione dei relativi dati e la trasmissione degli stessi agli organismi di controllo.
E se c´era qualcuno che si opponeva, all´interno degli impianti, bisognava procedere con «contestazioni disciplinari e sospensioni lavorative, al fine di evitare la collaborazione degli stessi con l´autorità giudiziaria».
I militari ritengono significativo, in tal senso, l´episodio che riguarda la combustione di gomme intere di veicoli all´interno del termodistruttore, nonostante le rimostranze e i dubbi posti da alcuni operai verso i responsabili dell´impianto; oppure la combustione di altro materiale non idoneo, che veniva annotato dagli operai sulla documentazione e registri di accettazione con diverse diciture quali ´munezzà, ´pezzatura grossà o ´scadentè.
Il gip di Velletri Alessandra Ilari ha disposto il sequestro preventivo degli impianti di termovalorizzazione di Colleferro, autorizzando comunque la continuazione delle attività, sotto la vigilanza del personale del Noe di Roma.
Il giudice ha anche disposto il campionamento giornaliero dell´Arpa sul Cdr in entrata, sui rifiuti prodotti ed analisi dei fumi dei camini. entro 90 giorni, comunque, ci dovrà essere il rilascio dell´Aia, autorizzazione integrata ambientale).
Era tutto proibito nei due impianti di Colleferro che avrebbero dovrebbero trattare solo combustibile derivato da rifiuti. E l´immondizia «tossica» proveniva anche dalla Campania, da un´azienda di Serino, in provincia di Avellino. Dopo gli avvisi di garanzia emessi nelle scorse settimane i provvedimenti di arresti domiciliari eseguiti oggi dai carabinieri del Noe, chiudono una ricostruzione dei fatti che copre l´attività dei termovalorizzatori per almeno tre anni.
Era stata la denuncia di un ex dipendente a far partire le prime indagini.
Il capo-turno si presentò con un campione di rifiuti da analizzare, estratto da una vasca per il trattamento dei rifiuti che presentava picchi anomali di XCl (acido cloridico) e SO2 (biossido di zolfo).
Il campione sotto forma di cilindro è stato poi fatto analizzare dall´Arpa di Frosinone che non lo ha repertato come «materiale non identificabile come cdr» bensì «rifiuto speciale e pericoloso per la presenza di idrocarburi».
I carabinieri del Nucleo ecologico di Roma diretti dal capitano Pietro Rajola Pescarini, nelle scorse settimane hanno sequestrato documentazione e computer nella sede legale del consorzio Gaia a Colleferro.
Il polo energetico ambientale della Valle del Sacco, con al centro Colleferro, era un esempio di realizzazione del processo di termovalorizzazione.
In numerosi incontri e occasioni pubbliche l´impianto di Colle Sughereto era indicato come la via da seguire. Nell´ordinanza del gip Ilari si riporta come i carabinieri abbiano fermato alcuni camion con all´interno piccoli radiatori, tubi di rame, fili metallici, batterie e materiale ceramico. Oltre addirittura a pneumatici, materassi ed eternit. E per far entrare quel tipo di rifiuto nel termovalorizzatore non si è avuta alcuna remora secondo l´accusa.
Belle e Selvatiche
Belle e selvatiche, elogio delle erbacce. Un titolo che già da solo lancia un messaggio intrigante e provocatorio circa il contenuto del nuovo libro di Patrizia Cecconi: le “erbacce”, ovvero quei beni comuni di natura vegetale, trascurati e disprezzati finché qualcuno non attribuisce loro un valore economico. Le “erbacce”, che sembra folle elogiare, ma solo finché lo sguardo non è libero da pregiudizi.Il libro si divide in due parti, la prima fornisce elementi conoscitivi di carattere storico-culturale sul rapporto tra il mondo vegetale e gli esseri umani; la seconda affronta l’aspetto più precisamente botanico ed erboristico delle piante esaminate, per ciascuna delle quali l’autrice si sofferma sulle caratteristiche estetiche, officinali e gastronomiche, fornendo anche elementi di anatomia per spiegare l’effetto prodotto dalla droga erboristica sull’organismo umano.
Tra nozioni di botanica, preparati erboristici, richiami alla filosofia della natura, suggerimenti per un giardino poco conformista e gustose ricette, il lettore viene indotto a rielaborare il punto di vista comune verso le “malerbe” – e in realtà verso il mondo tout court – ed a ripensare le categorie tradizionali che includono persino i canoni estetici nelle logiche della mercificazione.
Nota sull’autrice – Patrizia Cecconi
L’autrice, di formazione socio-economica, ha insegnato per molti anni economia negli istituti superiori. Si è poi avvicinata al mondo vegetale per passione ed ha scoperto che ad esso vengono spesso applicati gli stessi meccanismi che guidano le scelte economiche e, conseguentemente, gli stessi pregiudizi che affliggono le società umane. Nel 2006 ha costituito un’associazione culturale attraverso la quale propone iniziative di educazione ambientale. Iniziative che spaziano dai corsi sulla valorizzazione e l’uso pratico delle erbe spontanee agli incontri per costruire l’humus per una diversa economia, il tutto seguendo un filo verde che fa delle sue “erbacce” una chiave di lettura per un modello sociale in cui ci sia spazio per ognuno e in cui il bello e l’autorevole non abbiano come unica coniugazione la moneta e l’assoggettamento acritico alle mode e al potere.
Sito Internet: www.associazionegermogli.it

