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CERCARE SALVEZZA, TROVARE PAURA

fonte: http://www.amnesty.it/

“CERCARE SALVEZZA, TROVARE PAURA”: LIBIA, MALTA E LA SITUAZIONE DEI RIFUGIATI, DEI RICHIEDENTI ASILO E DEI MIGRANTI. NUOVO RAPPORTO DI AMNESTY INTERNATIONAL E APPELLO ALLA COMMISSIONE EUROPEA E ALL’ITALIA

“È meglio morire in mare che tornare in Libia”
(Farah Anam, una donna somala arrivata a Malta nel luglio 2010 attraverso la Libia)


I migranti, i rifugiati e i richiedenti asilo in fuga dalla persecuzione e dai conflitti armati vanno incontro alla tortura e al carcere a tempo indeterminato nel loro tentativo di arrivare in Europa attraverso la Libia. È quanto ha dichiarato oggi Amnesty International pubblicando un nuovo rapporto dal titolo “Cercare salvezza, trovare paura: rifugiati, richiedenti asilo e migranti in Libia e a Malta”.

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La sparizione forzata di persone – crimine contro l’umanità

La sparizione forzata di persone – crimine contro l’umanità

Soltanto nel dicembre del 2006 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha adottato la Convenzione per la protezione di tutte le persone dalle sparizioni forzate. E’ stata ottenuta dopo 25 anni di battaglie portate avanti da associazioni internazionali per la difesa dei Diritti Umani, da famigliari di desaparecidos, da uomini e donne in tutto il mondo. Continua a leggere La sparizione forzata di persone – crimine contro l’umanità

Violenta Repressione delle forze armate nell’Amazzonia Peruviana

Venerdì 05 Giugno 2009 18:04 A Sud

Tra i dieci e i venti i morti causati dalla dura repressione del levantamiento (sollevamento) indigeno nell’Amazzonia del Perù. Le autorità indigene e le organizzazioni sociali chiedono che si intraprenda un giudizio internazionale contro il governo di Alan García Pérez per la criminalizzazione dei movimenti sociali e le reiterate violazioni di diritti umani.
Il governo aprista di Alan García Pérez ha dato il via ad una brutale repressione nell’Amazzonia Peruviana, scattata all’alba di oggi. Le informazioni sono confuse, non ci sono cifre ufficiali, ma le fonti parlano di un numero di morti che varia tra dieci e venti.
E’ il tragico saldo degli scontri tra la DINOES – Direzione Nazionale di Operazioni Speciali, e gli indigeni di Bagua durante l’operazione iniziata alle 5.30 di questa mattina. L’ospedale di Bagua ha chiuso le porte perchè non può più ricevere feriti, gli infermieri e i medici della zona si stanno occupando di prestare i primi soccorsi ai feriti sprovvisti di assicurazione medica.

Il presidente del Comitato di Lotta Provinciale di Condorcanqui, Santiago Manuig Valera, è deceduto dopo essere stato ferito con armi da fuoco. Anche sette agenti di polizia hanno perso la vita nella zona.

Da due mesi le popolazioni indigene del Perù portano avanti una mobilitazione pacifica per chiedere l’abrogazione dei decreti legge emanati dal governo in violazione dei diritti umani e a favore della distruzione di ampie zone di foresta amazzonica. La legge sull’acqua, la legge forestale e altri provvedimenti che legittimano la repressione e la persecuzione di qualunque forma di protesta sociale sono al centro delle proteste, assieme alla contrarietà della popolazione alla sigla del TLC con gli Stati Uniti.

Secondo i portavoce dei movimenti indigeni del Perù “È la risposta del regime a 56 giorni di lotta pacifica indigena e di cosiddetti dialoghi e negoziazioni con il governo che finiscono come sempre con il rumore delle pallottole e la brutalità, le stesse di più di 500 anni di oppressione”.

“Oggi più che mai è urgente – si legge nel comunicato della CAOI, Coordinamento Andino di Organizzazioni Indigene – compiere quanto emerso dal IV Vertice Continentale dei Popoli  e Nazionalità Indigene dell’Abya Yala, tenutasi dal 27 al 31 maggio nella città di Puno, in Perù, cioè esprimere solidarietà ai popoli amazzonici peruviani, realizzando sit-in e proteste davanti alle ambasciate del Perù in tutti i paesi fino a che non si detenga l’uso della forza e non sia definitivamente fermato il bagno di sangue in Perù.”

La repressione è arrivata dopo che il Congresso della Repubblica, con un atto palesemente provocatorio, secondo quanto emerge dal comunicato, ha deciso di posticipare nuovamente il dibattito relativo alla deroga dei decreti legislativi preparatori per la firma del TLC con gli Usa, decreti che facilitano la penetrazione delle imprese nei territori amazzonici e indigeni. La notizia dello spostamento del dibattito è arrivata proprio mentre numerose unità di forze armate raggiungevano i territori amazzonici di Bague.

Le organizzazioni indigene invitano la società civile di tutti i paesi a spedire lettere e denunce al governo peruviano, al Relatore Speciale delle Nazioni Unite per i Popoli Indigeni, ai Premi Nóbel per la Pace, alle organizzazioni internazionali come Amnesty e Survival, alla Commissione Interamericana per i Diritti umani, all’Organizzazione Internazionale del Lavoro (Accordo 169), affinché mandino immediatamente missioni di monitoraggio in Perù, pronunciandosi per fermare la repressione e garantire il rispetto dei diritti dei popoli indigeni.

Anche le Nazioni Unite sono chiamate a verificare la situazione nelle regioni coinvolte dalla repressione e a mettere in atto misure volte a garantire, tra gli altri, il diritto alla vita e alla protesta sociale.

Oggi pomeriggio alle 17 a Lima, praticamente tutte le organizzazioni del movimento sociale peruviano, articolate nel Fronte Comunitario per la Vita e la Sovranità, si sono date appuntamento per una mobilitazione in solidarietà con le lotte dei popoli amazzonici e per denunciare la condotta criminale del governo. La manifestazione partirà da Piazza di Francia.

Comunicato stampa

COMUNICATO STAMPA –

martedì 12 maggio 2009

E’ stato istituito oggi presso la Casa del Volontariato di Rieti il Comitato per i diritti umani dei rifugiati Eritrei e Somali della provincia di Rieti che sono arrivati nel capoluogo a partire dall’ottobre 2008 e per i quali è recentemente terminato il progetto di prima accoglienza finanziato dal Governo. Un comitato impegnato nella difesa dei diritti umani dei richiedenti asilo, nella richiesta di trasparenza in merito ai progetti che li vedono coinvolti in questo territorio e nell’assistenza nel loro inserimento all’interno del tessuto sociale e lavorativo locale, nazionale o internazionale.

E’ quanto annunciato oggi nel corso di una conferenza stampa dagli stessi rappresentanti dei rifugiati, appoggiati dalle associazioni Cittadinanzattiva, Amnesty International e PosTribù.

Alla conferenza hanno partecipato una trentina di giovani eritrei (dai 18 ai 25 anni) cui ieri, presso la sede della Caritas, Prefettura, Questura ed assessorato ai Servizi Sociali del Comune di Rieti hanno intimato di lasciare le abitazioni dove sono stati ospitati per qualche mese nell’ambito del progetto di prima accoglienza e presso cui in parte continuano ad abitare per sopravvivere!

Preso atto che per il Governo nazionale, come per l’opposizione parlamentare, tentare di sopravvivere è un reato (vedi prime dichiarazioni di voto sul DDL “in-sicurezza” in discussione alla Camera), come associazioni a tutela dei diritti delle persone abbiamo più volte richiesto almeno un sostegno istituzionale locale per gestire l’emergenza umanitaria ed avere così la tranquillità per avviare progetti, di accompagnamento verso l’auto sussistenza, ad esempio finanziabili con il PSR o con L.R. 2-11-2006 n.14 “Norme in materia di agriturismo e turismo rurale”.

A tal proposito abbiamo già proposto ad amministratori provinciali e regionali situazioni rurali e di valenza turistico-naturalistica in stato di abbandono e che potrebbero essere recuperate con progetti per cooperative integrate, tra italiani e immigrati, che puntino alla valorizzazione di prodotti locali DOP e IGP e delle filiere “corte”, biologiche e di “turismo responsabile”; in una parola “altra economia”. Per fare ciò e soprattutto per imparare la lingua non sono certo sufficienti 3 mesi, c’è bisogno di tempo e di volontà; volontà che sembra mancare al Comune di Rieti che ci nega persino il confronto, volontà che, da parte di altre istituzioni, è per ora solo a parole.

Nell’immediato chiediamo inoltre alla Prefettura di Rieti chiarezza su presunte gravi anomalie nella gestione dei progetti di accoglienza ed una dettagliata rendicontazione di come sono stati spesi i soldi pubblici dei finanziamenti erogati e di quali servizi sono stati offerti ai rifugiati, anche in vista di una nuova e programmata ondata di arrivi proprio a Rieti.

Questo senza processi alle intenzioni e soprattutto nel rispetto più assoluto del lavoro che le cooperative del settore svolgono, ribadendo però che lo Stato ed i soggetti impegnati non devono limitarsi ad una politica “caritatevole” nei confronti di queste persone ma devono anzitutto garantire il rispetto di quanto indicato nelle Convenzioni internazionali sui diritti umani, avendo infatti queste persone ottenuto lo status di rifugiato per motivi umanitari o politici per le persecuzioni subite nei loro Paesi di provenienza.

Ragioni umanitarie soltanto dunque? Certamente in un paese a maggioranza Cristiana (come l’Eritrea d’altronde) ci aspetteremmo accoglienze differenti da quelle riservate agli immigrati clandestini e non. Siamo ormai a più di un’aggressione al giorno a sfondo razzista e nessuno può azzardarsi a definirle tali. Se andiamo poi a vedere alla base del problema c’è prima di tutto un nuovo Apartheid economico messo in atto dall’Italia, insieme a molti altri paesi occidentali, che continuano a fare affari con le proprie imprese, lasciando in cambio solo rifiuti tossici (Ilaria Alpi docet!). Altro che “pirati”, come vogliono farci credere le TV allineate con i Governi neo-colonizzatori e “amici” della dittatura in atto proprio in Eritrea. In realtà si tratta spesso di pescatori che difendono il proprio mare per continuare ad avere una speranza di sopravvivere nel loro paese d’origine e non emigrare insieme ai propri figli che vengono costretti a combattere a vita con l’esercito fin dai 16 anni.

Nonostante questa grave degenerazione nella convivenza democratica a livello Internazionale, in Europa e in particolare in Italia, non ci vogliamo arrendere e continuiamo a credere che dalla crisi economica e sociale di questi tempi si esce solo tutti insieme, con una società multietnica e multiculturale e non escludendo e deportando le sacche più povere della popolazione mondiale.

Antonio Ferraro: 3935969317

Abbas Dehghan

Pablo De Paola: 3474807602

Cittadinanzattiva Rieti, Amnesty International e PosTribù