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Restituiamo a Rom e Sinti la dignità di persone libere e responsabili

COMUNICATO STAMPA

CARI SINDACI DEI COMUNI DELLA PROVINCIA DI RIETI,

SIATE COERENTI, FINIAMOLA CON QUESTA DEMOCRATICA IPOCRISIA :

O VI GEMELLATE CON AUSCHWITZ PER RIATTIVARE I “FORNI”, O CI OCCUPIAMO TUTTI INSIEME DEL TEMA DELL’ ACCOGLIENZA PER RESTITUIRE A ROM E SINTI

LA DIGNITA’ DI PERSONE LIBERE E RESPONSABILI !

In Italia vagano da una città all’altra poco più di 150 mila “zingari” (in verità si tratta di due popoli, Rom e Sinti), quasi sempre accolti con diffidenza – se non odio – dalla popolazione locale, e tenuti accuratamente ai margini degli abitati in squallide periferie, costretti ad occupare aree a dir poco degradate e malsane.

Difficile convivere con una simile “accoglienza”. I nomadi (che in realtà sono ormai quasi sedentari) tentano maldestramente di adattarsi mettendo in atto, quasi sempre, le uniche risorse immediatamente praticabili: l’accattonaggio petulante, usando il più delle volte la pietà verso i loro bambini e le loro donne, e piccoli furti. Tutte manifestazioni che confermano, agli occhi degli abitanti locali, l’incapacità ad “integrarsi” da parte di questo popolo ed il diritto di chiunque a ritenerli colpevoli di ogni male, compreso il “rapimento di bambini” !

Al di là dei luoghi comuni, per lo più facilmente sfatabili (ad esempio, non un solo rapimento di minori in Italia, è stato poi accertato come addebitabile a loro, mentre in altre Nazioni vivono tranquillamente in alloggi popolari e lavorano in cooperative!), non possiamo arrenderci all’ignoranza ed all’arroganza di chi risponde solo con manifestazioni di diffidenza e di paura, mentre abbiamo il dovere morale e sociale di dire le cose come stanno, con obiettività.

Gli Zingari: su circa 15 milioni presenti soprattutto in Europa, solo poco più di 150.000 sono in Italia ed oltre il 70% di loro sono cittadini italiani sotto tutti gli effetti, semplicemente perché vi si sono trasferiti almeno dal 13° secolo. La metà degli abitanti dei campi nomadi sono bambini, un altro terzo sono donne, spesso incinte. Quando i valorosi e zelanti sindaci si decidono a radere al suolo le loro misere baracche e buttare all’aria i loro quattro stracci, evidentemente non svaniscono nel nulla, ma sono semplicemente “costretti” ad andare altrove. Dove, se nessuno li vuole? Chi semplicemente li manda via, sa bene che in realtà sposta altrove un problema che lui non ha saputo, né voluto risolvere. Ma non importa, …purché non vicino a casa sua ! …Perché meravigliarsi, a questo punto, del “perfido Adolfo” che una “soluzione finale” vera, a modo suo e meno ipocritamente, l’aveva trovata ?

Certo, tra loro come tra gli italiani, vi sono feroci criminali ed aguzzini senza scrupoli, che sfruttano bambini, donne e disabili, destinati, sin dalla nascita a chiedere l’elemosina o a rubare per i soliti pochi, veri ricchi del campo. Già, basterebbe poco per capire chi veramente sfrutta e chi è sfruttato in qualsiasi società, compreso un campo nomadi: basterebbe osservare chi possiede auto di lusso e villette in mezzo al campo, e chi cerca disperatamente di riparare i propri bambini dal freddo e dal caldo torrido solo con lamiere e cartoni. In fondo, nella nostra “civile” società italiana, dove il 10% delle persone possiedono oltre il 50% delle ricchezze prodotte, non succedono cose poi così diverse!

Certamente, molti Rom e Sinti potrebbero andare a lavorare, anziché chiedere l’elemosina e dedicarsi a furti e scippi. Ma voglio ancora trovare qualche italiano “perbene” disposto ad assumere qualcuno di loro come operaio nella sua azienda, cameriere, domestica, assistente o giardiniere che sia. E poi qualcuno si è mai interessato alle loro tradizioni artigianali?

Vogliamo, allora, smetterla con le stupidaggini da Medioevo e furbate di sindaci da 4 soldi che pensano di accattivarsi le simpatie dei propri concittadini con meschini comportamenti razzisti, quando evitano di assumersi le proprie responsabilità sociali nei confronti di esseri umani socialmente più fragili?

Stupisce che in una provincia, come quella reatina, con una delle più basse natalità d’Italia e del mondo – dove da ormai diversi anni il saldo demografico è dato da 1700 morti l’anno contro le poco più di 1200 nascite, compensate fortunatamente solo grazie agli immigrati – non si trovi una soluzione per alcune decine di famiglie Rom e Sinti.

Tutti sanno benissimo che l’accoglienza e l’integrazione si fa garantendo i diritti di cittadinanza ed i bisogni fondamentali a qualsiasi essere umano: accudimento, salute e scolarizzazione ai bambini ed alle loro madri, lavoro per gli adulti, una casa. Patti chiari con loro, come li si dovrebbe fare con qualsiasi residente in difficoltà, ma anche dimostrazione d’interesse verso la loro cultura millenaria da cui forse abbiamo anche molto da imparare.

Mettiamoci in gioco tutti ed ognuno faccia la sua parte, dimostrando che la cultura della solidarietà sociale e dei diritti dei popoli -compreso quello ROM e SINTI !- sono beni da tutelare e promuovere in concreto con uno scambio reciproco di tradizioni.

Allora sarebbe opportuna una proposta al Prefetto Pecoraro, a tutti i Sindaci ed in particolare al Sindaco di Rieti, nonché al Presidente della Provincia Fabio Melilli:

– recuperare all’abitabilità alcuni dei casali semi abbandonati della Piana reatina e della Provincia (compresa la stalla/fienile di 400 mq, di proprietà di un socio dell’Associazione PosTribù, che cederemmo gratuitamente alle istituzioni pubbliche per lo scopo), da rimettere a posto ed adibire ad abitazione di alcune famiglie e a laboratori di artigianato;

-costituire delle cooperativa integrata (2 terzi artigiani ed operai reatini / 1 terzo nomadi ) per la gestione di isole ecologiche di riciclaggio rifiuti, restauro, riparazione e riuso mobili ed elettrodomestici ancora in buono stato, pulizia di aree degradate da rifiuti abbandonati in mezzo ad aree verdi;

-far precedere il tutto da un periodo di formazione all’artigianato ed al recupero di materiale altrimenti destinato allo smaltimento in discarica o all’incenerimento;

-impegnare il mondo del volontariato e delle istituzioni per una vera e propria scuola di formazione per i diritti dei popoli e per l’accoglienza per popolazioni migranti, per uno scambio reciproco dei saperi.

QUESTO, PER SCOMMETTERE SU UNA SOCIETA’ FATTA DI ESSERI UMANI CHE HANNO TUTTO DA GUADAGNARE NEL PENSARE IN POSITIVO UNO DELL’ALTRO. ALTRIMENTI, VALE SEMPRE LA PROPOSTA DI …RIAPRIRE I FORNI DI AUSCHWITZ !

A questo proposito, Postribù sta progettando con il supporto di docenti universitari e personaggi del mondo della cultura e dell’arte anche una serie di incontri di sensibilizzazione e soprattutto un corso di storia e culture rivolti ai cittadini ma anche ai nostri dirigenti politici al fine di affrontare in maniera corretta e non superficiale il tema dell’immigrazione ma anche delle varie vicende internazionali di cui siamo a vari livelli testimoni.

Associazione PosTribù

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Comitato Sabino di Solidarietà con il popolo palestinese

16.01.09

Comunichiamo che si è costituito un comitato sabino di solidarietà col popolo palestinese. Il comitato è rigorosamente A-PARTITICO ed è costituito nel pieno e totale rispetto dei principi enunciati nella dichiarazione universale dei diritti umani, pertanto rifiuta ogni posizione improntata a razzismo, antisemitismo, islamofobia e integralismo religioso di qualsivoglia specie.
Domani, 17 gennaio, il comitato parteciperà alla manifestazione nazionale contro la strage di Gaza e il reiterarsi delle stragi e delle violazioni dei diritti umani in M.O. Abbiamo scelto di partecipare alla manifestazione di Roma pur essendo idealmente vicini all’analoga manifestazione di Assisi e ritenendo che l’una sia integrazione dell’altra, pertanto invitiamo chi non va ad Assisi ma vuole ugualmente MANIFESTARE CONTRO LE STRAGI, a venire a PIAZZA VITTORIO (vicino alla stazione Termini) alle 15,30. Ci troveremo di fronte a MAS (angolo via dello Statuto/piazza Vittorio) dietro lo striscione “COMITATO SABINO PER LA PALESTINA”.
Vogliamo che Rieti e la provincia reatina si facciano vedere e facciano sentire la propria voce testimoniando il proprio NO ALLA VIOLAZIONE DI DIRITTI E ALLA DISTRUZIONE DI VITE CHE MOLTIPLICANO L’ODIO E ALLONTANO LA PACE.
Sappiamo tutti che il futuro di Israele, il suo bene e la sua sicurezza sono legati a doppio filo col riconoscimento e il rispetto dei diritti palestinesi troppo a lungo sacrificati ad interessi interni ed esterni alla regione mediorientale, e in questo momento riteniamo necessario gridare forte “SIAMO TUTTI PALESTINESI” e per questo chiediamo di lasciare da parte le bandiere di partito e di sventolare solo kefiah o bandiere palestinesi.
Vi aspettiamo alle 15,30 a Piazza Vittorio.

Comitato sabino per la Palestina

p.s.
Per informazioni potete rispondere a questo indirizzo: cspalestina@libero.it o partecipare alla riunione che faremo nei diversi Comuni, a partire da quella di domenica prossima a Forano.

PALESTINA, DIFENDERE LA PACE SIGNIFICA PROTEGGERE GIUSTIZIA E VERITA’

Le associazioni reatine Postribu’, Germogli e Atlandide invitano a partecipare
alla manifestazione in programma domani 17 gennaio 2009 a Roma
 
Anche le associazioni Postribù, Germogli ed Atlantide saranno presenti alla manifestazione organizzata dal Forum Palestina a Roma, in partenza domani alle 15,30 da Piazza Vittorio, per chiedere l’interruzione immediata delle operazioni militari a Gaza, il rispetto da parte di Israele delle Risoluzioni Onu e la ripresa del processo di pace.
Questo perché crediamo che difendere la Pace significhi proteggere giustizia e verità.  La giustizia, negata ai palestinesi in quarant’anni di occupazione, implica che Israele rispetti il diritto internazionale, le risoluzioni delle Nazioni Unite ed i vincoli del diritto umanitario sanciti dalla IV Convenzione di Ginevra.
La verità necessita il rifiuto della pratica disonesta e immorale che mette le parti del conflitto allo stesso livello, occupante con occupato, aggressore con aggredito. La verità implica la ferma denuncia delle condizioni disumane ed insostenibili vissute dalla popolazione di Gaza in questi 16 giorni di guerra, ma già stremate da due anni di assedio militare ed embargo economico. La verità è che la sicurezza di Israele dipende dalla libertà della popolazione palestinese.
L’esercito israeliano sta invece commettendo un massacro a Gaza, che ha provocato fino ad ora la morte di oltre mille persone ed il ferimento di migliaia, oltre che la distruzione di interi quartieri e pesantissimi danneggiamenti ad infrastrutture educative, sanitarie, religiose, trasformando la striscia di Gaza da prigione a cielo aperto ad un cumulo di macerie. Non è un tale massacro che può fermare il lancio di missili da parte di Hamas su Israele, ma solo il dialogo tra le parti sulla base di un serio negoziato politico.
Di fronte a questa realtà la società civile intende reagire con forza per denunciare e sanzionare crimini di guerra come i bombardamenti indiscriminati, l’uccisione deliberata di civili, l’uso di armi chimiche e non convenzionali. Una situazione che sta portando anche numerosi pacifisti israeliani a rifiutare di arruolarsi (vedi link: http://www.webmov.org/wpress/2009/01/14/pacifisti-israeliani-si-rifiutano-di-arruolarsi-per-combattere-a-gaza). Non possiamo rimanere in silenzio davanti alla complicità dei nostri governi e dell’Unione Europea che, invece di vincolare Israele al rispetto del diritto e di chiamarlo a rispondere dei propri crimini davanti ai tribunali internazionali, rafforzano le proprie relazioni sottoscrivendo nuovi accordi commerciali ed economici. Questo mentre si segnalano le poche ferme prese di posizione come quella del presidente della Bolivia, Evo Morales, che ha interrotto le relazioni diplomatiche con Israele.
Crediamo fermamente che queste scelte ostacolino una pace giusta nella regione, nel rispetto dei principi democratici e dei diritti umani.
Per queste ragioni ci rivolgiamo ai governi nazionali e all’Unione Europea affinchè:
– Esigano l’immediata interruzione delle operazioni militari a Gaza
– Vincolino Israele al rispetto del diritto internazionale e delle risoluzioni dell’ONU, pena la sospensione di tutti gli accordi militari, commerciali e di cooperazione
– Si impegnino a lavorare per la costruzione di una pace vera e giusta in Medioriente, legittimando e promuovendo il negoziato con tutte le parti coinvolte
– Esigano dai mezzi pubblici di informazione una copertura non reticente e menzognera dei fatti relativi al conflitto
Come società civile, sosteniamo l’opzione della resistenza popolare nonviolenta all’occupazione. E’ necessario moltiplicare iniziative come quelle del Free Gaza Movement con le sue navi che salpano verso Gaza, che associano il soccorso umanitario alla sfida nonviolenta dell’assedio da parte di osservatori dei diritti umani, politici e giornalisti. (www.freegaza.org).
Ci uniamo alla manifestazione nazionale convocata dalle comunità palestinesi italiane a Roma, il 17 gennaio 2008, con concentramento in Piazza Vittorio alle 15.30.
 
 
 
Info: post.tribu@gmail.com;
inform@associazionegermogli.it
atlantide-rieti@googlegroups.com

I complici del genocidio di Gaza

Il governo italiano e il Vaticano di nuovo complici di genocidio. Come tacevano e favorivano le deportazioni nazi-fasciste, così oggi di fatto considerano normale e inevitabile l’olocausto che da decenni si sta perpetrando nella Striscia di Gaza e in tutta la Palestina.

Infatti, è semplicemente disumano tapparsi le orecchie al grido di dolore per i bambini rimasti vittime dei bombardamenti israeliani lanciato dal Parroco di Gaza, il quale denuncia il crimine di guerra ed il silenzio generale di tutti gli stati, compreso quello Vaticano che addirittura dichiara: <<Hamas è prigioniero di una logica di odio. Israele di una logica di fiducia nella forza.>>; quando si dice la mistificazione del linguaggio. Ancora una volta lo Stato Italiano, per voce di Berlusconi e Frattini, consacra gli accordi per lo scambio di armamenti e per l’addestramento militare con uno Stato Terrorista, Israele, che viola ripetutamente le risoluzioni ONU che imporrebbero il ritiro dai territori occupati e la fine della costruzione del muro dell’Apartheid.

Ma la mistificazione è ancor più mediatica, intrisa di quel giornalismo da fronte di guerra e di morte che ormai pervade tv e giornali. Per questo il 29 dicembre le tre associazioni hanno partecipato al presidio degli studi RAI per chiedere un’informazione “pulita” e non macchiata dal sangue di tanti innocenti. Per questo e per condannare le complicità mediatiche con gli assassini di massa le tre associazioni hanno partecipato alla manifestazione di sabato 3 gennaio. Per questo chiediamo di rendere evidente la nostra denuncia, che i mass media ignorano e nascondono, esponendo una bandiera palestinese o una kefiah alle nostre finestre.

 

 

– Associazione Germogli

– Associazione Atlantide

– Associazione PosTribù