Forum parallelo al Vertice mondiale sulla Sicurezza Alimentare, Roma 13-17 novembre 2009

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“Uno non vende la terra sulla quale cammina il suo popolo”
Tashunka Witko (1840 – 1877)
Partendo dal dato di fatto che, per la prima volta nella storia, il numero degli affamati ha superato la soglia del miliardo, il Consiglio della FAO ha deciso di convocare un Vertice Mondiale sulla Sicurezza Alimentare, dal 16 al 18 novembre 2009, in modo da mantenere la sfida dell’insicurezza alimentare in cima all’agenda internazionale.
L’obiettivo generale del Summit è quello di trovare un accordo sulle azioni chiave da intraprendere per contrastare questa crisi. Come ha affermato il Direttore Generale della Fao Jacques Diouf “la silenziosa crisi alimentare – che colpisce un sesto di tutta l’umanità – pone un serio rischio per la pace e la sicurezza nel mondo. Abbiamo urgentemente bisogno di costruire un ampio consenso sul totale e rapido sradicamento della fame nel mondo”. Le sfide chiave del Summit sono state così identificate:

  • Sradicare la fame dalla terra. Non soltanto per assicurare una produzione di cibo sufficiente a sfamare la popolazione mondiale che crescerà del 50 percento e raggiungerà i 9 miliardi di persone nel 2050, ma anche per individuare strade che garantiscano a tutti l’accesso al cibo di cui hanno bisogno per una vita sana e attiva.
  • Realizzare un sistema di governance sulla sicurezza alimentare più coerente e più efficace, sia a livello nazionale che internazionale.
  • Assicurare che i paesi in via di sviluppo abbiano una giusta opportunità di competere nei mercati mondiali delle materie prime e che le politiche di sostegno all’agricoltura non distorcano il commercio internazionale.
  • Trovare il modo per assicurare che gli agricoltori, sia dei paesi ricchi che di quelli in via di sviluppo, possano ottenere guadagni comparabili ai lavoratori dei settori secondario e terziario dei loro rispettivi paesi.
  • Muovere sostanziali investimenti dal settore pubblico e privato all’agricoltura ed alle infrastrutture rurali e garantire l’accesso degli agricoltori ai moderni fattori produttivi per accrescere la produzione di cibo e la produttività nei paesi in via di sviluppo, in particolare in quelli a basso reddito e con deficit alimentare.
  • Tenere conto del fatto che, allo stato attuale, 30 o più paesi stanno attraversando emergenze alimentari e trovare quindi un accordo sui meccanismi più efficaci per affrontare quanto prima la crisi alimentare.
  • Assicurarsi che i paesi siano preparati ad adattarsi ai cambiamenti climatici e ad alleviarne gli effetti negativi.

Oltre all’incontro dei Capi di Stato e di Governo, parallelamente al summit verranno organizzati eventi speciali da parte dei parlamenti nazionali; del settore privato; delle ONG, delle organizzazioni della società civile e delle organizzazioni degli agricoltori e dei produttori alimentari.

Forum parallelo dei movimenti sociali, delle ONG e delle OSC

Fin da quando il summit è stato annunciato, i movimenti sociali, le ONG e altre Organizzazioni della società civile hanno cominciato a dialogare con la FAO per organizzare un Forum parallelo della Società Civile che coinvolgerà coltivatori, popolazioni indigene, giovani agricoltori, donne e altre organizzazioni sociali. Il momento è particolarmente importante per la società civile e questo richiede una mobilitazione maggiore per cambiare le politiche agricole e alimentari tradizionali e affrontare in maniera efficace le cause di base della fame e della povertà nel contesto attuale caratterizzato dalle diverse crisi (crisi climatica, economica, finanziaria ed alimentare). Questo cambiamento può essere ottenuto soltanto attraverso la partecipazione attiva dei movimenti sociali legati ai produttori di cibo, delle ONG e delle Organizzazioni della società civile che rappresentano le persone maggiormente colpite dalla fame.
Un Comitato direttivo internazionale del Forum (International Steering Committee of the Forum – ISC), composto da diverse categorie e bilanciato in termini di aree geografiche e di genere, è stato autonomamente costituito dalle organizzazioni interessate all’organizzazione attiva di questo Forum. L’ISC è composto dai rappresentanti delle due più grandi organizzazioni mondiali di agricoltori, di tre organizzazioni regionali di agricoltori, dei due principali forum globali di pescatori, di allevatori, organizzazioni di popoli indigeni, lavoratori del settore agricolo e alimentare, organizzazioni ambientaliste, organizzazioni non governative internazionali, reti agro-ecologiche, il gruppo ad hoc delle organizzazioni non goverantive internazionali in relazione formale con la FAO, il segretariato dell’International Planning Committee on Food Sovereignty e il Comitato italiano per la sovranità alimentare, che funge da “comitato ospitante” (1) .

Principi guida del Forum:

  • La programmazione del Forum coinvolge l’intera gamma delle categorie colpite da fame e insicurezza alimentare, inclusi i movimenti sociali, le ONG e le OSC, in particolare quelle dei paesi in via di sviluppo, impegnate nello sradicamento della fame nel mondo e nell’affermazione del diritto al cibo e della sovranità alimentare
  • La partecipazione al Forum stesso riflette queste stesse categorie
  • La priorità viene data alle “voci” provenienti dai paesi in via di sviluppo
  • Il Forum rispetterà il pluralismo così come garantirà un equilibrio di genere maschile e femminile, regioni e categorie
  • Ogni categoria avrà la possibilità di organizzare proprie discussioni a tema, purché la priorità sia data ai giovani agricoltori, alle donne, ai popoli indigeni e ai temi dedicati all’”accesso alle risorse” e ai “modelli di produzione”
  • Sono stati ascoltati una serie di punti di vista su come affrontare i problemi della fame, della malnutrizione e delle violazioni del dritto al cibo.

Obiettivi del Forum

  • Facilitare la partecipazione di donne, piccoli agricoltori e contadini, popoli indigeni, pescatori artigianali, lavoratori rurali, giovani, poveri delle città, organizzazioni ambientaliste, difensori dei dritti umani, ONG e altre OSC che si battono per la realizzazione del diritto al cibo e garantire che le loro voci siano ascoltare al Summit mondiale sull’alimentazione.
  • Chiedere l’impegno dei governi e delle agenzie dell’ONU per sradicare la fame e la malnutrizione, per la realizzazione degli obiettivi del diritto al cibo e della sovranità alimentare dei popoli.
  • Stringere alleanze e promuovere il dialogo sulle cause della fame nel mondo e delle crisi alimentari, lavorare per una visione condivisa sui cambiamenti e le soluzioni necessarie per un’agenda d’azione.

Temi centrali del Forum

1. Chi decide sul cibo e sull’agricoltura? Dove vengono prese le decisioni?

La crisi globale alimentare è anche una crisi di governance dei sistemi alimentari. I processi decisionali sulle politiche agricole e alimentari sempre più sono posti al di là del controllo democratico, servendo così in particolar modo gli interessi delle corporation e delle elite economiche, al Nord come al Sud. Le istituzioni finanziare internazionali hanno eccessivamente concentrato nelle loro mani buona parte del potere decisionale, imponendo così politiche che hanno minato la sovranità alimentare nazionale e regionale. Decenni di deregulation insieme a politiche alimentari e agricole guidate dalle corporation hanno portato a enormi violazioni del diritto al cibo. Questo blocco tematico discuterà il bisogno di cambiare le regole attuali e i regimi che governano i temi dell’alimentazione, come allocare/usare risorse già esistenti, lavorare per una nuova governance dei sistemi alimentari basata sui diritti umani, sia al livello dei singoli Stati che a livello globale (come l’appena riformato Comitato di sicurezza alimentare mondiale – CFS – della FAO).

2. Chi controlla le risorse di produzione del cibo?

La fetta più grossa di cibo è prodotta da donne, lavoratori agricoli e piccoli produttori. Ma, allo stesso tempo, questi stanno drammaticamente perdendo l’accesso e il controllo sulle risorse produttrici di cibo, come la terra, l’acqua, i semi, le aree di pesca, ecc. I profitti anticipati che provengono dal business delle esportazioni agricole, l’incremento dei carburanti agricoli e l’aumento dei prezzi dei beni alimentari hanno scatenato una forte richiesta di terreni e di acqua per espandere le monocolture e l’industria agricola. Questo sviluppo, insieme ad altri fattori come i conflitti armati, le industrie estrattive, il turismo, i progetti di infrastrutture e una urbanizzazione accelerata, ha portato alla violenta espropriazione delle comunità rurali e a una diffusa occupazione della terra. Tutto questo sta avvenendo in un mondo con una già alterata pre-esistente ripartizione della terra, in gran parte ereditata dai periodi coloniali. Questo blocco tematico discuterà di come ci si può difendere dall’espropriazione della terra e di come garantire che il diritto alla terra sia rispettato in modo equo.

3. Come viene prodotto il cibo?

I modelli attuali di agricoltura industriale, pesca e allevamento di bestiame promossi dalle corporation del business agricolo, da molti governi e da diverse istituzioni internazionali sono i maggiori responsabili dei cambiamenti climatici a causa della loro dipendenza dai carburanti fossili e da altri agenti chimici che rilasciano alte emissioni di gas serra. Questi, inoltre, provocano cambiamenti nell’utilizzo dei terreni, distruzione di foreste e bacini idrici, degrado del suolo e impoverimento delle forniture di acqua e delle aree di pesca. Le variazioni estreme del clima e i disastri naturali associati al cambiamento climatico stanno peggiorando, e questo si manifesta nella perdita di terreni coltivabili, nei cambiamenti nelle condizioni naturali di crescita, nella distruzione dei mezzi di sostentamento, nonché nella ridotta disponibilità di cibo. Questo blocco tematico esaminerà quali modelli di produzione legati all’agricoltura, alla pesca e all’allevamento e quali relative politiche sia opportuno adottare per raffreddare il pianeta e ridurre la vulnerabilità delle persone di fronte ai cambiamenti climatici; e come donne, popoli indigeni, contadini, pescatori, allevatori, comunità rurali e urbane possano contribuire a risolvere l’emergenza climatica e garantire una disponibilità di cibo appropriata dal punto di vista della sostenibilità e della cultura per tutti, nel rispetto del diritto al cibo.

4. Chi ha accesso al cibo e chi ne ha bisogno?

Con la metà della popolazione mondiale che attualmente vive nelle città, la questione di come dar da mangiare alle comunità urbane in una maniera che sia sostenibile e che garantisca il diritto ad alimenti adeguati è senz’altro la più urgente. Mentre le necessità delle popolazioni urbane e rurali sono spesso trattate come tematiche a parte, la realtà è che queste sono strettamente collegate a questo problema. Le stesse motivazioni che stanno portando contadini e popolazioni indigene fuori delle loro terre stanno provocando tassi crescenti di insicurezza alimentare e pandemie dovute alle diete nelle città di tutto il mondo. Questo blocco tematico intende trovare un accordo con le associazioni urbane e rurali su come garantire l’accesso al cibo per tutti. Saranno discusse proposte su come proteggere le persone nelle zone di guerra e su come organizzare gli aiuti alimentari rispettando i principi della sovranità alimentare. Sarà quindi esaminato il problema dei paesi che dipendono dalle importazioni di cibo e che hanno scarse riserve di risorse naturali e saranno prese in considerazione le vie sostenibili ed efficaci per venire incontro ai loro bisogni alimentari.

Metodologia

Ciascun gruppo di lavoro realizzerà un riepilogo circa lo stato attuale in cui versano tutte queste situazioni, un piano programmatico di azioni comuni da intraprendere e uno o due paragrafi di una dichiarazione finale. I partecipanti lavoreranno attraverso una metodologia basata sulla partecipazione attiva nei dibattiti sulle questioni centrali, integrati da alcune sessioni plenarie. Sarà quindi redatta una bozza di dichiarazione finale, basata sulle conclusioni dei gruppi di lavoro, che verrà presentata al Summit ufficiale.

Data e luogo

13-17 novembre 2009
Città dell’Altra Economia (CAE – Ex mattatoio), Roma.
Il luogo per la sessione plenaria contiene al massimo 500 posti a sedere.
Alloggio e trasporto locale saranno organizzati dalla segreteria dell’IPC solo per le delegazioni. Se le stanze non dovessero essere sufficienti per tutti, priorità verrà data ai partecipanti provenienti dal Sud.
Verranno garantite traduzioni simultanee in spagnolo, inglese e francese grazie alla fondamentale collaborazione di un team di 26 interpreti professionisti volontari e di sei tecnici che tradurranno da e in inglese, francese e spagnolo.

Finanziamenti

Alcuni finanziamenti sono stati concessi dal sindaco di Roma, dall’IFAD e dai governi di Norvegia, Catalogna e Svizzera. Le organizzazioni sono invitate a raccogliere ulteriori fondi.
L’obiettivo del Comitato direttivo è quello di coprire i costi della partecipazione (biglietti, vitto e alloggio) di 300 delegati. Il comitato si incaricherà di decidere quali richiedenti riceveranno un supporto da questi fondi a seconda della rilevanza del loro lavoro e dalla loro esperienza nelle problematiche del Forum e dalle loro possibilità di reperire da sé nuovi finanziamenti. Tutti gli altri partecipanti dovranno provvedere a coprire le loro spese.

Come partecipare in qualità di delegati

Al fine di garantire una rappresentazione forte e bilanciata, all’interno del Forum, delle differenti categorie delle aree geografiche, il Comitato direttivo internazionale ha stabilito le seguenti regole.
Sulla base di queste quote, un processo decentralizzato coordinato tra le varie aree geografiche e categorie preparerà una lista di candidati, indicando quali delegati possono finanziare il loro viaggio e la loro sistemazione e quali, invece, hanno bisogno di un finanziamento. Il Comitato direttivo redigerà la lista finale.

Altri partecipanti

Oltre a queste quote, possono prendere parte come osservatori al Forum gli altri partecipanti che si finanziano da sé. A causa dello spazio limitato nella location del Forum, il numero totale di partecipanti auto-finanziati non può superare il 10% del totale degli invitati.
I partecipanti auto-finanziati devono inviare la loro richiesta di partecipazione all’ISC, scrivendo al contatto indicato di sotto. Gli ospiti di diversi settori (ONG, accademici, giornalisti, ecc) e i funzionari governativi saranno invitati a partecipare al Forum per offrire un contributo speciale.
Per maggiori informazioni si prega di scrivere a
Foodsovforum2009@gmail.com

(1) “La sovranità alimentare è il diritto delle persone a un cibo appropriato dal punto di vista culturale e della salute prodotto attraverso metodi ecologicamente sani e sostenibili, nonché il loro diritto a definire i loro propri sistemi agricoli e alimentari. Questo pone chi produce, distribuisce e consuma cibo al centro delle politiche e dei sistemi alimentari più delle indagini di mercato e delle corporation. Difende gli interessi e l’inserimento delle generazioni future. Offre una strategia per resistere e smantellare l’attuale commercio aziendale e il regime alimentare, e una direzione per i sistemi di alimentazione, agricoltura, allevamento e pesca stabiliti dai produttori locali. La sovranità alimentare concede priorità alle economie locali e nazionali, incoraggiando il lancio sul mercato di un’agricoltura guidata da famiglie di contadini e agricoltori, della pesca artigianale e degli allevamenti al pascolo nonché la produzione, distribuzione e consumo di cibo basati sulla sostenibilità ambientale, sociale ed economica. La sovranità alimentare promuove il commercio trasparente che garantisca un giusto reddito a tutte le persone e il diritto dei consumatori di controllare il loro cibo e la loro nutrizione. Assicura che i diritti d usare e sfruttare le nostre terre, acque, semenze, bestiame e biodiversità siano nelle mani di chi di noi produce il cibo. La sovranità alimentare implica nuove relazioni sociali libere dall’oppressione e dall’ineguaglianza tra uomini e donne, popoli, gruppi razziali, classi sociali e generazioni” Dichiarazione di Nyéléni (Mali, febbraio 2007

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