Sulla sentenza del Tar Lazio per il fermo dello svincolo di Micigliano

Micigliano, 15 luglio 2012

Dopo anni di battaglia politica in solitaria al fianco di Italia Nostra e di altre poche voci “fuori dal coro”, esprimiamo grande soddisfazione per la sentenza del Tar del Lazio che dispone il fermo lavori con ripristino dei luoghi allo svincolo di Micigliano. Una vicenda segnata da un binomio pericolosissimo, quello tra infiltrazioni mafiose e la devastazione ambientale delle Gole del Velino dove sorge l’Abbazia dei Santi Quirico e Giulitta, che abbiamo dettagliatamente documentato negli anni e messo in rete grazie alle inchieste condotte da alcuni giornalisti locali e nazionali https://postribu.net/?s=safab.

A parte le ragioni politiche che rivendichiamo verso tutti coloro che hanno, a vario titolo, sponsorizzato l’opera sperperando decine di milioni di euro di fondi pubblici, ma che purtroppo sono ancora ai vertici delle istituzioni locali e nazionali, ora ci aspettiamo un intervento tempestivo anche della magistratura penale che fino ad oggi ha inspiegabilmente taciuto, non disponendo il sequestro del cantiere nonostante i ripetuti ordini di sospensione da parte della Soprintendenza siano stati resi pubblici insieme a tutta la vicenda trattata dettagliatamente e con coraggio dal giornalista Enzo Angelini trovando ampio spazio anche sulle cronache locali e arrivando persino in Parlamento con un’interrogazione scritta.

In particolare vorremmo che fosse data risposta alle seguenti domande:

Perché la Regione Lazio ha autorizzato lo scempio di Micigliano omettendo la presenza dell’Abbazia?

Perché il Sindaco di Micigliano Nasponi non ha ottemperato a quanto disposto, per ben due volte nel 2009, dalla Soprintendenza con l’avvio del procedimento di tutela di un’area di rispetto dell’Abbazia di SS. Quirico e Giulitta?

Perché l’ANAS ha lasciato che il cantiere andasse avanti anche dopo le informative antimafia emanate alla SAFAB spa (società appaltatrice incriminata per infiltrazioni mafiose) dalla Prefettura di Roma il 25 novembre 2009? L’ANAS ha ricevuto comunicazione dalla Prefettura di Roma? In proposito, cosa ha risposto l’ex. Ministro delle Infrastrutture Matteoli all’interrogazione parlamentare scritta del 1/8/2011?

Perché la Procura e la Prefettura di Rieti, anche dopo gli esposti di maggio e novembre 2009 da parte di Italia Nostra, non hanno proceduto a porre sotto sequestro il cantiere a seguito delle indagini di polizia giudiziaria disposte?

Perché il Comando dei Carabinieri di Antrodoco e il Nucleo Tutela Patrimonio Culturale non sono intervenuti per rendere esecutiva la sospensione e il ripristino dei luoghi dopo la nota del 5 maggio 2010 da parte della stessa Soprintendenza nella quale, tra l’altro, si ribadiva la “grave inadempienza da parte dell’Amministrazione Comunale”?

Perché la maggior parte dei politici e dei sindacati locali hanno sempre fatto finta di niente?

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