Non si muore solo di tumore: ecco i nuovi inquinanti

fonte: http://www.lucacoscioni.it/articoloagenda/nuovi-inquinanti-non-si-muore-di-solo-tumore

di Valentina Ascione

Vengono chiamati distruttori, o interferenti endocrini: sono sostanze che possono incidere sul metabolismo ormonale fingendosi ormoni e influenzare così la normale attività di tutte le ghiandole endocrine, in primo luogo la tiroide.


Non sono solo i tumori il risultato di una situazione ambientale poco sana. Esistono anche queste nuove sostanze di cui la scienza ha iniziato ad occuparsi. Ne abbiamo parlato con Fabrizio Bianchi, Responsabile dell’Unità di ricerca “Epidemiologia ambientale e registri di patologia” dell’Istituto di Fisiologia Clinica del CNR.

Oggi si sa che le malattie correlabili all’ambiente sono moltissime, spiega l’esperto, e non solo tumorali. ‘’Sono malattie – precisa – cronico-degenerative, dell’appartato respiratorio, cardiovascolari, neurodegenerative, comportamentali e del sistema immunitario. Ci sono poi delle patologie genetiche che non incidono sulla struttura del DNA e dei geni, ma sulla loro espressione, in altre parole sul loro funzionamento. In questi meccanismi, detti epigenetici, risiede probabilmente la chiave di comprensione di molte patologie finora ritenute a eziologia ignota”.
Qual rapporto esiste tra ambiente e salute?
Secondo l’OMS almeno un quarto delle malattie sono in stretta correlazione con l’ambiente; stima che sale a un terzo per le patologie che colpiscono i bambini al di sotto dei sei anni di età. Quando si parla di correlazione tra ambiente e salute, bisogna intendere il termine ambiente nel senso più ampio possibile, includendo fattori come l’esposizione occupazionale, i problemi legati all’acqua e agli alimenti, il fumo attivo e passivo. Complessivamente il danno arrecato alla salute dall’ambiente è di gran lunga superiore rispetto ai dati di qualche anno fa, che sottostimavano l’incidenza del fattore ambientale, fissandolo al di sotto del 2 per cento.

Questo accadeva perché molte stime non tenevano conto, e ci sono ancora oggi i fautori di questo approccio, di tutti i possibili fattori di rischio e di tutti i meccanismi legati all’ambiente, anche in modo indiretto.E’ questo il caso del danno all’epigenoma, che consiste in effetti negativi sia nella stessa generazione sia nelle generazioni successive.

Quali sono le sostanze in grado di determinare anche un danno epigenetico?
Migliaia. Molte tra le sostanze organiche clorurate (esempio molte diossine), tra i composti organici volatili, ad esempio quelli benzenici, tra gli idrocarburi policiclici aromatici, senza dimenticare i metalli pesanti come il mercurio, che non è un cancerogeno ma provoca danni soprattutto di tipo neurologico, oppure metalloidi come l’arsenico, che è un cancerogeno certo per l’uomo. Si stima che ogni anno siano prodotte tra le diecimila e le ventimila nuove sostanze chimiche di sintesi, mentre la ricerca scientifica riesce a testarne solo una minima parte. Accade così che l’effettiva pericolosità di una sostanza stabilita inizialmente come innocua emerga solo dopo anni di impiego o non emerge a causa della mancanza di studi adeguati. Sostanze che sono presenti in cosmetici, in alimenti e persino nell’acqua che beviamo.

La legge non prevede controlli adeguati, puntando molto spesso su analisi che richiedono di rilevare solo le sostanze più comuni.
Le sostanze dannose transitano anche attraverso l’ingestione o il respiro.
L’80-90% delle diossine si assumono attraverso l’ingestione di alimenti contaminati, mentre alcuni composti organici volatili e le polveri fini e ultrafini si assumono prevalentemente attraverso la via del respiro. Una nuova stima dell’OMS su alcune città della pianura Padana rileva che nei primi due mesi del 2011 è già stato superato il tetto di legge per le polveri fini, che consente 35 superamenti giornalieri nell’arco di un intero anno. Viene stimato che su base annua, ciò sia causa di circa settemila decessi aggiuntivi rispetto alla mortalità corrente. Inoltre non deve essere trascurato l’inquinamento in aree più piccole, come le aree industriali, a cui sono sottoposte comunità più ristrette ma molto più esposte rispetto alla popolazione. E’ questo il caso delle 57 aree indicate dal Ministero dell’Ambiente come siti di bonifica di interesse nazionale, in base al grado di inquinamento misurato nei terreni e nelle acque. Analizzando gli effetti sulla salute, si registrano mortalità, ospedalizzazione e incidenza dei tumori maggiori rispetto ad aree esterne usate come confronto.
Chi è che dovrebbe sorvegliare e tutelare la nostra salute?

La responsabilità è distribuita tra chi produce gli inquinanti, chi controlla aria, acque, alimenti, pesticidi e prodotti di largo consumo, ai vari livelli di amministrazione, da quella centrale agli enti locali.

Bisogna fare un salto culturale, accettare il complesso ormai solido di risultati scientifici e su di esso cominciare a basare valutazioni e decisioni.

Bisognerebbe adottare delle precauzioni quando non si conosce ancora bene l’entità del danno, mantenere bassa l’esposizione e il numero di persone esposte pesantemente a situazioni particolari.
La scommessa è sempre la solita: produrre senza inquinare
A volte è ritenuto impossibile, ma dovrebbe essere almeno avvicinabile. C’è il problema delle città che soffrono un altro tipo di inquinamento, e quello delle campagne, interessate da un uso elevato di pesticidi per l’agricoltura.

E’ la società dei consumi che, nell’era industriale avanzata, ha prodotto uno sviluppo insostenibile sul lungo periodo. Ciò sottopone il pianeta a un input di prodotti delle combustioni che sta generando impatti rilevanti sul clima, sulla catena alimentare e sulla biodiversità, e che per questi motivi è ormai largamente ritenuto non accettabile.

Quali strumenti ha il cittadino per proteggersi?
Chiedere conto a coloro che ha votato, chiedere un’informazione corretta e il coinvolgimento nei processi valutativi e decisionali; pretendere che l’ente pubblico sia dotato dei servizi e dei mezzi necessari per i controlli e per assicurare una efficace prevenzione primaria.Il cittadino dovrebbe essere messo in grado di partecipare attivamente alla formazione delle scelte, o in altre parole di far valere i propri diritti.

Quando le cose non sono in linea con quello che le leggi stabiliscono e le scelte rischiano di andare in direzioni diverse rispetto alle conoscenze, i cittadini, attraverso le proprie istituzioni e amministrazioni, devono pretendere il meglio e non accettare il peggio.

Un principio semplice ma quotidianamente disatteso.
Informazione, trasparenza e partecipazione sono dunque le parole d’ordine.
E anche una valutazione preventiva dei danni alla salute. Non bisogna fare passare il tempo e solo dopo registrare l’incidenza dei tumori che si sono verificati e non avrebbero dovuto verificarsi.

Molte cause di malattia si chiamano “cause evitabili”, proprio perché sono riconosciute evitabili con azioni precoci tese a rimuovere i rischi ambientali per la salute, cioè di prevenzione primaria.

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