Cambiamo modello, non il clima

ad Istanbul la chiamata dei movimenti sociali per la giustizia sociale e climatica
Fair: “il 12 ottobre e la COP 16 di Cancun nel prossimo dicembre appuntamenti comuni, e adesso che cento fiori fioriscano

Istanbul, 4 luglio 2010 – Prossimo appuntamento, la Conferenza delle Parti sul cambiamento climatico (COP 16) che si terrà nel prossimo dicembre a Cancun, in mezzo al percorso diversi appuntamenti per riattivarsi a mobilitarsi per cambiare modello di sviluppo e fermare il degrado sociale ed ambientale del pianeta, a cominciare dal prossimo 12 ottobre, giornata di azione globale per la giustizia sociale e climatica.
I movimenti sociali e le reti internazionali tra cui Climate Justice Now! protagonisti a Istanbul per il Forum Sociale Europeo in via di conclusione, hanno lanciato oggi un appello (allegato in fondo) a tutti i soggetti sociali, i comitati, le reti, le organizzazioni di base ed i singoli cittadini per ricominciare a mobilitarsi di fronte ad una crisi economica, sociale ed ecologica senza precedenti, una chiamata che parte dagli stili di vita individuali, ma va a toccare i nostri modelli di produzione e consumo di cibo, beni materiali e immateriali, energia, i nostri modelli di vita nel loro complesso. Con l’obiettivo di porre rimedio, finalmente, al nostro debito ecologico con il resto del mondo.
“Unire questione sociale, economica e climatica, questa è la parola d’ordine” chiarisce Monica Di Sisto, vicepresidente dell’organizzazione equosolidale Fair che ha partecipato ad Istanbul alla stesura del documento “perchè solo con un reale cambiamento dell’attuale modello economico è possibile mettere mano ad una crisi che sta diventando sempre più sistemica, facendo pagare ai più e risparmiando i veri colpevoli di questo disastro”.
Tanti gli appuntamenti, uno fra tutti il prossimo 12 ottobre, giornata di azione globale sulla giustizia sociale e climatica. E poi le mobilitazioni in occasione della COP 16 di Cancun, il prossimo dicembre.
“Dal Forum Sociale di Istanbul e come reti internazionali viene lanciato un appello a tutti i movimenti, comitati, realtà locali e semplici cittadini, perchè si autorganizzino in forma autonoma, reticolare, ognuno con le proprie parole d’ordine e i propri linguaggi, ma condividendo un obiettivo comune: è necessario cambiare rotta” continua Monica Di Sisto, “esistono anche in Italia tante esperienze di economia dal basso, come i Distretti di Economia Solidale, le realtà del commercio equo e tante realtà di resistenza attiva sui territori come i comitati contro il nucleare, contro il degrado del territorio. E’ importante partire di lì, dalle esperienze autonome di costruzione dal basso di un’economia e di un altro modello sociale, per ritornare ad essere soggetti sociali protagonisti del cambiamento. Insomma, esattamente come dieci anni fa è importante che cento fiori fioriscano”.
Su www.fairwatch.splinder.com tutti gli aggiornamenti sul Forum Sociale di Istanbul e sui negoziati sul cambiamento climatico ed il commercio internazionale. Ulteriori aggiornamenti anche su http://www.worldsocialforum.info/

Il testo dell’appello dei movimenti sociali – Istanbul 4 luglio 2010
Cambiamo il sistema, non il clima!
Una transizione giusta per una vita buona per tutti
I giornali possono riempirsi di pagine sulla crisi economica e finanziaria, ma quando ci guardiamo intorno quello che vediamo non sono derivati e mercati finanziari. Vediamo la distruzione delle comunità, del contesto sociale e della natura, delle relazioni tra di noi. Vediamo che il capitalismo ci sta distruggendo. Contro questa devastazione, e i tempi duri che si porta dietro, le persone stanno resistendo, stanno combattendo, stanno cercando di creare quei nuovi mondi che sappiamo sono necessari: dal Ghana alla Grecia, da Copenhagen a Cochabamba, da Bangkok a Bruxelles. Noi, movimenti per la giustizia sociale e climatica riuniti al Forum Sociale Europeo di Istanbul, apparteniamo e ci ispiriamo a questi processi globali di resistenza e di creazione, ma sappiamo anche che abbiamo bisogno di lottare nei luoghi dove viviamo: per creare un altro mondo abbiamo bisogno di creare un’altra Europa e di buttare giù i muri della fortezza che la circonda.
Contro quelli che vogliono separare la lotta per la giustizia sociale da quella ecologica, noi affermiamo che non sono contraddittorie. Devono essere complementari”. Il nostro è il sogno di assicurare una vita buona per tutti, non l’incubo di una eco-austerity autoritaria.
Contro quelli che si oppongono al desiderio delle persone di avere un posto di lavoro dignitoso e ben pagato e di superare la pazzia di una crescita infinita in un pianeta finito, noi chiediamo una giusta transizione rispetto al modo in cui lavoriamo, alle strutture di produzione e di consumo. Abbiamo bisogno, ad esempio, di fermare le pratiche distruttive di produzione di energia che sfruttano  carbone, carburanti fossili, energia nucleare e acqua, come di fermare la pazzia di costruire ancora automobili personali per ciascuno. Abbiamo bisogno di espandere le esperienze di controllo comunitario delle fonti di energia rinnovabili, la sovranità alimentare e servizi pubblici determinanti per il nostro obiettivo di assicurare una vita buona per tutti, come trasporti pubblici gratuiti, sistemi sanitari, abitativi e dell’educazione universali. Questo cambiamento creerebbe milioni di posti di lavoro utili per la società e per l’ambiente.
Questo è quello che intendiamo per giusta transizione, per giustizia climatica: non si tratta di avere soltanto la “giusta” posizione su quello che si negozia ai summit sul clima delle Nazioni Unite. Anche se è importante cambiare i nostri stili di vita individuali, giustizia climatica vuol dire cambiare i nostri modelli di produzione e consumo di cibo, beni materiali e immateriali, energia, i nostri modelli di vita nel loro complesso. Vuol dire porre rimedio, finalmente, al nostro debito ecologico con il resto del mondo.
Noi in Europa stiamo cominciando adesso a imboccare la strada giusta verso la giustizia climatica, creando e resistendo in molti modi diversi come azioni dirette, la costruzione di alternative locali, la disobbedienza civile o le campagne di sensibilizzazione, solo per nominarne alcune forme.

Ci sono molte occasioni per metterle in pratica:
– 28 agosto: azioni di solidarietà in coincidenza del processo a Copenhagen contro Tash Verco e Noah Weiss
– Estate 2010 : Climate Campeggi sul clima e “No Border” che si moltiplicheranno in tutta Europa
– 29 settembre: Giornata d’azione dei Sindacati europei
– 10-17 ottobre: diverse reti hanno convocato mobilitazioni per la giustizia climatica. Il 12 ci sarà una giornata d’azione diretta per la giustizia climatica; il 16 la Via Campesina tra gli altri ha chiamato una giornata di mobilitazione contro Monsanto.
Dal dal 29 novembre al 10 dicembre si terrà a Cancun, in Messico, il 16esimo summit sui cambiamenti climatici. Dobbiamo dare vita a “mille Cancun”, per protestare contro le false soluzioni che ci stanno proponendo e cambiare strada verso una vera giustizia climatica e sociale.

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