23 imputati indagati per reati relativi alla vicenda dell’inceneritore Asm di Maratta

BOSS POLITICI E MANAGER ASM IMPUTATI DI DISASTRO AMBIENTALE, MOBBING E OMICIDIO COLPOSO

lunedì, dicembre 21, 2009

By Web & Books

Oggi il giudice per le udienze preliminari Pierluigi Panariello deve decidere se rinviare a giudizio i 23 imputati indagati per reati relativi alla vicenda dell’inceneritore Asm di Maratta. L’inchiesta fu aperta nell’autunno 2006 dal magistrato Elisabetta Massini, coinvolgendo personaggi politici e manager pubblici di primo piano come l’ex sindaco di Terni, Paolo Raffaelli, l’ex presidente della municipalizzata, Giacomo Porrazzini, l’ex direttore dell’impianto Moreno Onori  e i componenti dell’ex consiglio di amministrazione, ma anche dirigenti della Provincia di Terni, tecnici di laboratorio e imprenditori privati. Tra le parti lese oltre ai lavoratori figurano anche lo stesso Comune di Terni, il ministero dell’Ambiente e l’Erario.

Le indagini cominciarono a metà gennaio 2007 prendendo le mosse da un esposto dei lavoratori relativo al rispetto della legge 626 sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, denunciando come fossero costretti a convivere da anni con polveri cancerogene, e dall’infaticabile passione civile di Giovanni Raggi, presidente provinciale dell’Unmil, l’unione nazionale mutilati e invalidi del lavoro, che presentò alla procura della repubblica una dettagliata denuncia, con tanto di documentazione medica, sul caso di persone che lavorando nell’impianto di Maratta si erano ammalate di cancro.

A questo tenace eroe civile – scritto davvero senza retorica – si affollano ancora in mente i ricordi dell’incontro straziante con Giorgio Moretti, cinquantenne capo turno e militante Cgil, ridotto a una larva dal cancro contratto nel posto di lavoro, morto purtroppo il primo giugno scorso, con Ivano Bordacchini, Stefano Sebastiani e Roberto Vescarelli, minati dalla stessa malattia, che sopravvivono a furia di chemio e cobaltoterapia. E le tappe della tormentata battaglia contro il mostro di Maratta, in cui all’Asl è sempre stato impedito di metter piede, mentre i rilievi dell’inquinamento erano affidati ad un’azienda privata, l’Ecosil, che tuttavia dovette segnalare, inascoltata, la presenza massiccia di cromo esavalente già nel 2006.

Nel 2002 l’Agenzia Nazionale per la Prevenzione Ambientale aveva prescritto la realizzazione di un portale per la misurazione delle radiazioni (visto che si bruciavano, non si sa ancora quanto illegalmente, i rifiuti ospedalieri di mezza Italia). Non se ne fece nulla finché si mise di punta la procuratrice Elisabetta Massini, che comunque dovette combattere con un ricorso al Tar, ottenendo nel 2007 l’installazione del portale che, come previsto, suonava l’allarme molto spesso. Giovanni Raggi si indigna ancora delle ispezioni fasulle dell’Arpa, annunciate con tre giorni di anticipo ed effettuate quando le temperature non erano alte. Peraltro si misuravano le polveri sottili, quando ben altri erano i problemi e i veleni. A suo avviso un ente inutile, come le Comunità montane, i Consorzi e i vari carrozzoni clientelari. Da eliminare. La sua istituzione nel 1993 comportò soltanto la smobilitazione del Dipartimento di Igiene e Prevenzione della Regione, defraudato di 5 dei suoi 7 tecnici e ridotto all’impotenza, senza strumentazioni e perfino autovetture. Oggi la situazione non è molto migliorata.

Il flusso della memoria fa rivivere gli orrori e le nefandezze compiute in quel maledetto impianto: si bruciavano tranquillamente residui industriali pericolosi e tossici, gomma e plastica, finanche carcasse di mucca pazza, tanto per completare l’indegno affresco. Una volta si scoprì un pozzo pieno di veleni, prontamente ricoperto e fatto dimenticare.

Sindacati e Ordine dei Medici stavano colpevolmente zitti. Soltanto i lettori più attenti seppero che uno studio epidemiologico della Regione aveva accertato il 24% di casi di cancro in più nella nostra Asl 4 rispetto alle altre, tra il 1994 e il 2002. C’è ancora la consegna del silenzio sugli innumerevoli casi di cancro che colpiscono uomini e donne nel fiore della maturità, abitanti nelle zone vicine all’inceneritore. Come del resto sui 7 interventi chirurgici alla tiroide effettuati settimanalmente all’ospedale “Santa Maria”, decisamente troppi.

Nei primi mesi del 2007 ripetuti blitz del Corpo forestale portarono all’acquisizione di oltre duemila pagine di documenti e alla formulazione di gravi ipotesi di reato da parte del magistrato inquirente Elisabetta Massini. Sono 35 i reati ipotizzati (non tutti per le stesse persone), e l’ultimo parla di omicidio colposo, dopo la morte per un tumore al polmone di un operaio dell’impianto di Maratta. Ma c’è anche disastro ambientale, avvelenamento, truffa ai danni dello Stato e falsificazioni dei registri dei danni sull’inquinamento. Più lo scarico nel Nera di acque reflue piene di metalli pesanti, avvelenando le falde relative ai pozzi di emungimento dell’acquedotto di Terni, Narni e Acquasparta.
Il sindaco uscente Paolo Raffaelli è coinvolto per essere il “proprietario” dell’Asm (azienda a capitale pubblico) e per essere la massima autorità sanitaria della città.
Il reato più grave tra quelli ipotizzati nei confronti del sindaco e dei vertici dell’Asm (dal presidente Giacomo Porrazzini al direttore generale Moreno Onori, all’amministratore delegato Stefano Tirinzi, oggi presidente) riguarda la violazione dell’articolo 434 “per avere, agendo in concorso tra loro, con più azioni in esecuzione del medesimo disegno criminoso, immettendo inquinanti anche pericolosi nell’aria (diossine e acido cloridrico) e nell’acqua (selenio, rame, piombo, mercurio ed altri materiali pesanti nel fiume Nera), commesso un fatto diretto a cagionare un disastro ambientale”. Per truffa aggravata ai danni dello Stato sono indagati sempre il sindaco Raffaelli, il presidente ed il consiglio di amministrazione dell’Ast “per avere bruciato per otto anni con artifici consistiti nell’utilizzare per la combustione e la produzione di energia elettrica, anziché frazione secca (cdr), rifiuti contenenti sostanze organiche, non conformi all’autorizzazione e non idonei alla termovalorizzazione, con caratteristiche da provocare il disastro ambientale e procurando a sé un ingiusto profitto pari a circa tredici milioni di euro. Un fatto che ha provocato allo Stato un danno patrimoniale di elevata entità”.
Altro delicato capitolo riguarda la falsificazione dei dati sulle emissioni nell’atmosfera e nelle acque di scarico. Tecnici compiacenti della ditta privata Ecosil avrebbero diviso in molti casi perfino per dieci i referti analitici, che poi venivano trasmessi alla Provincia, i cui funzionari non effettuavano alcun controllo e prendevano per oro colato quanto riferito. Una falsificazione che permetteva all’Asm un notevole risparmio, ma a discapito di normative ben precise e della salute dei lavoratori e dei cittadini.
L’accusa nei confronti di due funzionari della Provincia, Anna Rita Amadei (funzionario settore acque) e Giovanni Vaccari (dirigente settore ambiente) riguarda il “non aver attivato, con più omissioni in esecuzione del medesimo disegno criminoso, il procedimento di diffida a fronte delle reiterate violazioni da parte dell’Asm”, mentre Paolo Grigioni (responsabile monitoraggio atmosferico), insieme allo stesso Vaccari, è accusato di “non aver provveduto alla revoca dell’autorizzazione all’impianto di termovalorizzazione né alla diffida, pur in presenza di reiterate violazioni alla prescrizione contenute nell’autorizzazione”.
Ma venivano falsificati anche i registri per smaltire rifiuti pericolosi. Per la Procura i laboratori di analisi nominati dall’Asm avrebbero consentito con analisi false lo smaltimento di rifiuti pericolosi e quelli da sottoporre a trattamento prima del trasferimento nella discarica di Valle, di proprietà dell’Ast, e in altre discariche, non autorizzate, consentendo così un notevole risparmio all’Asm nei costi di smaltimento, questo fino al 2007.
Particolarmente interessante è il fatto che alla direzione dell’inceneritore di Maratta si siano susseguiti negli ultimi anni ben sei dirigenti (Latini, Ciaralla, Motzu, Monaco, Camiciola e l’ultimo in ordine di tempo, Carloni). Sostituiti soprattutto, secondo quanto emerso dalle indagini, perché non in sintonia con i vertici aziendali. Alcuni avrebbero chiesto all’azienda di mettere in atto misure adeguate per la sicurezza dei lavoratori, ma non sarebbero stati ascoltati, anzi allontanati.
C’è anche il capitolo dei rifiuti sanitari. Per l’accusa ne venivano smaltiti abusivamente ingenti quantitativi senza autorizzazione, visto che a Terni potevano essere bruciati solo quelli umbri, ma arrivavano da tutta Italia.
Sugli indagati pesano poi la morte di Giorgio Moretti, l’ex capo turno stroncato da un cancro
al polmone, e le patologie tumorali che hanno colpito altri tre lavoratori dell’inceneritore. Si ipotizza dunque l’omicidio colposo.
Per anni si sarebbe nascosta a tutti i dipendenti la pericolosità delle sostanze cui erano esposti. E per chi esprimeva preoccupazione c’era il mobbing. “Costrittività lavorative”, emarginazione, ordini di servizio punitivi, demansionamenti avrebbero caratterizzato la vita quotidiana dei lavoratori che avrebbero fatto resistenza alle direttive. C’è stato anche il caso di lavoratori, oggetto di provvedimenti disciplinari annullati dall’ufficio del lavoro, trascinati dall’azienda in tribunale per ottenere la conferma del provvedimento dal giudice del lavoro.
La propensione a umiliarli è proseguita anche dopo la chiusura dell’inceneritore. Rodolfo Staffieri, 65 anni, coordinatore elettrico strumentale dell’impianto di Maratta, che aveva rifiutato la nuova collocazione di spazzino, adducendo la propria professionalità e anzianità di servizio, ha ricevuto infatti immediatamente una lettera dell’azienda che gli comunicava “la sospensione dal lavoro e dalla retribuzione”.
Per trentadue anni l’inceneritore ha ruminato e bruciato oltre il 50 per cento dei rifiuti urbani della città e dell’intera provincia producendo, sin quando è economicamente convenuto, energia elettrica (5 megawatt l’ora). Ma in uno scambio diabolico, a leggere le pagine con cui il pubblico ministero Elisabetta Massini avvisa gli indagati dello scempio di cui li ritiene responsabili, in cui il rispetto per la sicurezza e la salute dei lavoratori e di tutta la popolazione è stato sistematicamente trascurato.

Giovanni Raggi annuncia l’uscita di un documentario a cura dell’Associazione internazionale Sporchi da Morire, http://www.sporchidamorire.com/ , in cui compare una sua lunga e dettagliata intervista, e spende ancora qualche parola sulla superperizia chiesta dal gip Maurizio Santoloci a proposito del nesso di causalità tra ambiente di lavoro e la morte di Giorgio Moretti. Depositata poche settimane fa, si pronuncia in modo piuttosto pilatesco, parlando di “possibilità”, stabilita al 60% per Moretti, al 50% per Bordacchini, al 45% per Sebastiani e al 20% per Vescarelli. Percentuali tuttavia giuridicamente valide ai fini del riconoscimento di malattia professionale da parte dell’Inail. Raggi non risparmia il sarcasmo su questo faldone di 142 pagine, in cui non compare nemmeno un cenno al ruolo patogeno delle nanoparticelle prodotte in abbondanza anche dagli inceneritori e capaci di superare non solo la pelle ma anche la parete delle cellule, entrando nel nucleo e scombinando il Dna. Questi studi si sono moltiplicati nel mondo a partire dagli anni ‘90 e in Italia sono condotti soprattutto da Stefano Montanari e dalla moglie Antonietta Gatti nel laboratorio Nanodiagnostics di Modena – http://www.stefanomontanari.net/ .

Però stamattina una raffica di eccezioni preliminari presentate dalle difese in relazione a presunte notifiche irrituali bloccherà probabilmente il corso del procedimento, allontanando ancora una volta l’accertamento della verità e le sanzioni per i responsabili del disastro inceneritore.

Enrico Cardina

http://www.ternimagazine.it/9834/ambiente-e-animali/boss-politici-e-manager-asm-imputati-di-disastro-ambientale-mobbing-e-omicidio-colposo.html

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