Iran. E’ crisi ufficiale tra Londra e Teheran

di Ferdinando Pelliccia

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ULTIM’ORA: Da Obama dura condanna della repressione – Il presidente degli Stati Uniti  rompe gli indugi sferra un duro attacco  alla politica perseguita dalla autorità iraniane pur confermando di non voler interferire negli affari interni del Paese.

Nel corso di una conferenza stampa Obama ha  espresso seri dubbi “ sulla legittimità delle elezioni”,  poi ha affermato: “Chi chiede giustizia è dalla parte giusta della storia. Siamo sbigottiti e oltraggiati dalle minacce, dai pestaggi e dagli arresti” degli ultimi giorni in Iran  e ” deploriamo la violenza contro civili innocenti”. Da Londra intanto giunge notizia della espulsione di due diplomatici iraniani, Secondo notizie circolate in queste  a Teheran sarebbe stato allungato il tempo per presentare ricorsi contro i risultati elettorali. Questo lascerebbe supporre che  l’esito delle votazioni non sia stato ancora convalidato,contrariamente a  notizie diffuse in mattinata

TEHERAN – Mentre in Iran proseguono le proteste in piazza dell’opposizione, che denuncia brogli nelle elezioni presidenziali del 12 giugno scorso vinte al primo turno da Mahmud Ahmadinejad, oggi è arrivato l’annuncio che il neo presidente iraniano presterà giuramento in Parlamento tra il 26 luglio e il 19 agosto.

Proprio oggi il Consiglio dei Guardiani ha anche escluso la possibilità di annullare il voto. Notizia cui ha fatto seguito l’annuncio dello staff del leader moderato Mir Hossein Moussavi che si è detto pronto a diffondere un rapporto sulle frodi e le irregolarità nelle elezioni presidenziali. Immediata la risposta delle autorità: il ministero dell’Interno ha avvertito l’ex premier di rispettare la legge e il voto del popolo. In mattinata con una lettera indirizzata al ministro degli Interni iraniano, i due principali candidati sconfitti, Mehdi Karroubi e Moussavi hanno sfidato il presidente Ahmadinejad a un faccia a faccia televisivo per lasciare al popolo la facoltà di decidere da solo sulla disputa post elettorale tra moderati e conservatori. Nel frattempo perdurano le tensioni tra Iran e Gran Bretagna, quest’ultima è accusata da Teheran di avere ordito un complotto contro le elezioni. In mattinata era stata diffusa la notizia, data da un parlamentare iraniano, secondo cui l’Iran aveva richiamato in patria, per consultazioni, il suo ambasciatore a Londra. Notizia che poi è stata smentita dal ministero degli Esteri iraniano.

Presa di mira l’ambasciata britannica

E’ confermato invece che il ministero degli Interni iraniano non ha autorizzato la manifestazione di diversi gruppi studenteschi, in programma per oggi, davanti all’ambasciata britannica di Teheran. Nonostante il divieto però gruppi di studenti si sono accalcati davanti alla sede diplomatica. Il rischio che possa avvenire un’occupazione non è da escludere. La Gran Bretagna è ormai nel mirino dei fondamentalisti, soprattutto dopo che venerdì  Ali Khamenei, nel suo sermone, l’ha definita il peggior nemico della Rivoluzione. Ieri alcuni manifestanti avevano divelto la targa dell’ambasciata mentre altri gridavano “morte alla Gran Bretagna”.

Oggi è toccato anche all’Onu finire nel mirino di Teheran. Il governo iraniano ha infatti accusato il segretario generale Ban Ki-moon di ingerenza negli affari interni della Repubblica Islamica dopo che ieri questi aveva chiesto alle autorità iraniane di porre fine immediatamente agli arresti, alle minacce e all’uso della forza. “Le centinaia di persone arrestate in questi giorni nel corso delle proteste post elettorali che sono scoppiate a Teheran riceveranno condanne talmente severe da dare una lezione a tutta la popolazione”, ha ha affermato il vice capo dell’apparato giudiziario, Ebrahim Raisi.

Oggi poi, è emersa un’altra sconcertante verità. Secondo il quotidiano britannico, The Guardian,  il protagonista della repressione attuata in Iran contro i sostenitori dell’ex candidato alle presidenziali Mir Hossein Mousavi, sarebbe il secondogenito dello stesso Khamenei, Mojtaba.

Manifestazioni per commemorare i morti

Nonostante il divieto delle manifestazioni, l’ex candidato riformista Mehdi Karrubi ha chiesto agli oppositori di commemorare con speciali cerimonie giovedì prossimo i morti delle proteste, che sono almeno 17 secondo il bilancio ufficiale. Da quando sono iniziate le manifestazioni post elettorali anti Ahmadinejad, i media stranieri continuano a non essere messi in condizione di coprire gli avvenimenti che accadono in Iran. Oggi un altro giornalista straniero di nazionalità greca che lavorava per il ‘Washington Times’, è stato arrestato. Le autorità di Teheran accusano i media internazionali di sostenere le proteste dell’opposizione. Oggi però un altro significativo segnale del dissenso sempre più ampio all’interno dell’oligarchia iraniana è giunto dalla dichiarazione di critica di un gruppo di comandanti del corpo dei Pasdaran, guidato dal generale Sahid Rasemi.

“Nel caso dovessero continuare queste barbariche repressioni ci schiereremo in favore della popolazione”, afferma la nota dei pasdaran, ancora fedeli all’ayatollah Ruhollah Khomeini, fondatore della Repubblica Islamica. Questo documento alimenta ancor di più la voci secondo cui il corpo dei pasdaran sarebbe profondamente diviso in  gruppi sostenitori dell’ex presidente Mohammad Khatami e del candidato riformista Mousavi e gruppi fedeli all’ex Comandante dei Pasdaran, nonché ex candidato alle elezioni presidenziali, Mohsen Rezaei.  Ad essi andrebbe poi associata un’ulteriore fazione favorevole al Presidente del Consiglio per il Discernimento, l’Ayatollah Ali Akbar Hashemi Rafsanjani.

Oggi è giunto anche il duro monito di Amnesty International che chiede al governo iraniano di sospendere immediatamente l’impiego della milizia Basij come forze di polizia nel corso delle manifestazioni.

Fonte: Dazebao, l’ informazione on line

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