Si può convertire all’ecologia una tradizionale sagra di paese?

HPIM3455RACCONTO SEMISERIO DELL’INIZIATIVA “Previeni i rifiuti, cambia la vita” nel corso della sagra “Torri torna a rivivere”, Torri in Sabina (Ri), 6 luglio 2013

resoconto a cura di Marinella Correggia

Malgrado la sua natura rurale e la ridotta demografia, Torri in Sabina ha dimenticato ogni tradizione di prevenzione dei rifiuti. Detto per inciso, il paese è passato da pochissimo alla raccolta differenziata porta a porta. Si rileva una pressoché totale assenza di  informazione, educazione e volontà da parte sia dell’amministrazione che dei cittadini di ogni età, e in forma individuale e organizzata si pongono scarsamente il problema, anche grazie all’assenza di inceneritori e discariche nelle vicinanze. Per fare quattro esempi:

1) il compostaggio domestico quasi non esisteva (ora è oggetto di porta a porta, quindi tuttora non esiste),
2) gli shopper di plastica di ogni dimensione sono diffusissimi presso i negozianti di alimentarie perfino i bar e la farmacia;
3) il consumo di acqua in bottiglia è tuttora diffuso malgrado l’ottima qualità dell’acqua fornita da un egregio esempio di acquedotto pubblico (il Consorzio media sabina, nato nel 1958),
4) le sagre organizzate dalla Pro loco non prevedono alcun uso di stoviglie durevoli a cauzione (almeno i bicchieri, benché la Pro loco li abbia in dotazione con relativa saccoccia promozionale) e nemmeno di usa e getta compostabili (bicchieri piatti e posate).

In questo contesto, il progetto Previeni i rifiuti cambia la vita, dopo l’esperimento in piazza del 25 aprile apprezzato da cittadinanza e Pro loco, ha cercato di lavorare nel momento clou che da anni è la produzione di rifiuti coram populo in paese: le sagre e soprattutto la “regina”, la “festa delle cantine”, chiamata anche con espressione pleonastica “Torri torna a rivivere”. In ogni cantina o punto caratteristico del paese c’è un tipo di cibo, e ogni volta un altro piatto di plastica e relativa forchetta, e il bicchiere…

In un incontro con la Pro loco abbiamo sottolineato che la tradizione delle cantine che si vuol far rivivere è poco compatibile con la produzione di migliaia e migliaia di stoviglie rifiuto (mescolate ad avanzi di cibo), cosa che non accadeva in passato. Pertanto abbiamo cercato quantomeno di ottenere che

a) non si vendessero bottigliette di acqua, invitando invece le persone a servirsi delle fontanelle, od offrendo in alternativa acqua del rubinetto;
b) si utilizzasse al momento della distribuzione dei biglietti d’ingresso il sistema dei bicchieri di vetro a cauzione,
c) per piatti e forchette, si ricorresse almeno alla sostituzione della plastica con altri usa e getta,
d) in fase di pubblicizzazione dell’evento, si chiedesse alle persone di portare da casa le stoviglie durevoli (cosa che in alcuni gruppi in Sabina si fa sempre), magari accompagnando l’idea a uno sconto sul biglietto.

Il d) è stato scartato in modo assoluto (“tanto non lo fanno”), l’a) anche (“la madre con il ragazzino non può spostarsi fino alla fontanella” (nb. Il percorso totale della festa non supera i 100 mt…); il b) è stato scartato per “ragioni di sicurezza” (“non è una festa ai tavoli, girano, poi si ubriacano e rompono il bicchiere qualcuno si fa male”: come se questo non valesse anche per le bottiglie di birra”), infine per il c) mi è stato detto di informare sui prezzi delle stoviglie compostabili “e se non costano troppo e si possono comprare anche dai negozianti locali, per aiutarli…”. Anche il c) è abortito perché pur avendo mandato la notula con i prezzi il giorno dopo, la risposta è stata “grazie abbiamo già provveduto”.

Abbiamo allora chiesto e ottenuto di poter allestire, nella strettoia di maggiore coda agli stand, un tavolo informativo.

La sera due persone alternandosi (per mancanza di posto) hanno mantenuto la presenza al tavolo dalle 19,30 alle 24, disponibili a interloquire con i passanti attirati dai cartelli. Il tavolo (v. in allegato) era arredato con oggetti durevoli (due brocche artigianali – una sarda e una umbra – riempite ma mano con l’acqua della fontanella, bicchiere, piatto di ceramica, piatto di plastica durevole con coperchio a tenuta stagna, da asporto, forchetta, shopper di tela. C’era anche, su alcuni fogli A4, un testo che chiariva i principali dubbi sull’acqua di rubinetto.

Due i cartelli alle spalle del tavolo, oltre allo slogan del progetto (“Previeni i rifiuti cambia la vita”). Il contenuto dei cartelli:
– “L’acqua ‘del sindaco’ è buona, economica ed ecologica. Evviva il consorzio Media Sabina”;
– “Alla prossima festa porta da casa stoviglie durevoli. E’ facile e si mangia meglio!”.

Nota cromatica: decisamente il colore giallo dello sfondo del cartello sull’acqua è parso in grado di attirare maggiormente, rispetto all’azzurro dell’altro.

Possiamo dire che delle almeno cinquecento persone passate in coda, un 15% leggeva i cartelli, anche grazie alla lentezza della coda. Pochissimi i giovani, distratti dal telefonino o dagli scherzi con gli amici o dal vino. Poco più del 5% dei passanti (sì, una trentina…) si è fermato a commentare. Abbiamo scelto di mantenere una presenza vocale solo a richiesta, invece di attirare l’attenzione dicendo a voce alta “beviamo l’acqua del rubinetto”, “la prossima volta non usare più questi piatti di plastica”, per non urtare troppo gli organizzatori che vorremmo coinvolgere in altre iniziative. Si trattava di responsabilizzare il pubblico, non di condannare gli organizzatori della pro loco.

Da notare che alcuni passanti mentre noi eravamo presi a discorrere con altri, alcuni usavano il nostro tavolo come punto di appoggio di piatti rifiuto usati.

Riportiamo qui i commenti di alcuni passanti.
Una signora anziana: “L’acqua del rubinetto mi fa male, c’ha il calcare”; “signora legga qui, la Asl di Bologna spiega chiaramente che il calcio dell’acqua non fa male!”; “Beh devo andare perdo la coda”.
Un altro: “Qual è lo scopo di questo tavolo?”; “Non vendiamo niente come vede, è per sensibilizzare sull’ecologia”; “Eh certo -interviene la moglie- solo che poi dicono che in questi prodotti c’è gente che ci lavora”; “Sa, bisognerebbe calcolare, perché nel produrre una bottiglia di plastica c’è molto meno lavoro con in una brocca artigianale come queste”.
Un camionista: “Eh però a trasportare le bottiglie io ci lavoro” (difficile rispondergli se non “beh, potrà sempre trasportare altro”). Un ragazzo si sta sventolando con un piatto di plastica: “quello di plastica dura che avete lì, però, non va bene”; “eh sì he va bene”. “Però sarebbe un peso portarsi dietro le stoviglie”; “Beh guarda il peso è pochissimo, prova”.
Il musicista di un paese vicino: “Avete provato a parlare con l’organizzazione?”.
Qualcuno chiedeva l’acqua della brocca. Un signore: “Eh magari sarebbe poco igienico portarsi in giro per gli stand il proprio piatto”; “Senta, qui si muore di chimica e distruzione dell’ambiente, non certo di mancanza di igiene!”; “Questo è anche vero”.
Un “esperto di acqua: “Eh già venite a Fonte Nuova, l’acqua è piena di cloro”; “Il cloro è un gas, evapora!”. “E poi invece di colpevolizzare le persone perché sprecano l’acqua ecc. si pensi che le bollette sono enormi”; “Veramente qui con il nostro consorzio, sono modeste…”.
Un altro signore: “eh ma poi tocca lavare i piatti, con il detersivo non è peggio che rifare i bicchieri e piatti di plastica?”; “No, guardi ci sono dei calcoli comparativi”.
Il sindaco di Casperia: “Grazie per la pubblicità all’acquedotto pubblico! Quanto alle stoviglie portate da casa, questo è il futuro, ma per adesso è difficile…Beh almeno il bicchiere su cauzione è un’idea, l’ho visto in Veneto. E a una festa con stand di bevande, a Casperia, regalavano il bicchiere di terracotta”; “niente cauzione?”; “No, chi prendeva la bevanda, 5 euro, si portava via il bicchiere”.

Osservazioni e proposte in sintesi:
– Non siamo convinti che nemmeno il bicchiere su cauzione sia una buona idea. Le case sono già pienissime di bicchieri!! Sarebbe non un usa e getta ma non “non usare nemmeno”.
– Le feste del futuro, le più semplici da organizzare se ci sarà un salto nel livello educativo, saranno quelle nelle quali ognuno porta le stoviglie da casa e fa la scarpetta, riportandosele dunque via facilmente in borsa.
– Le persone si aspettano di essere obbligate a certi comportamenti. Il cambiamento culturale è un processo lungo. Se gli shopper di plastica e i bicchieri e piatti di plastica usa e getta fossero davvero aboliti, sarebbe la soluzione più rapida. Le merci si possono abolire, e questo non viola alcuna libertà personale, visto che ci sono alternative!

Alla fine abbiamo anche fotografato (v.sotto) alcuni punti del paese pieni di usa e getta, prima del passaggio degli spazzini. Nelle sagre del futuro non ci sarà bisogno di spazzini, dopo.

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