G8 di Genova: i vertici della polizia condannati in appello

I giudici della terza sezione della corte d’appello di Genova, dopo una lunghissima camera di consiglio, condannano gli alti gradi della polizia presenti al momento dell’irruzione nella scuola Diaz, il 21 luglio del 2001. Erano stati assolti in primo grado. Condanne per un totale di 85 anni di carcere. Francesco Gratteri, oggi capo dell’anticrimine, condannato a 4 anni e all’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni. Stessa condanna per Giovanni Luperi, oggi capo dipartimento dell’Aisi. Il dispositivo della sentenza.

Dopo una lunghissima camera di consiglio iniziata nel pomeriggio di martedì, i giudici della corte d’appello di Genova hanno ribaltato la sentenza di primo grado sull’irruzione alla scuola Diaz, avvenuta durante i giorni del G8 del luglio 2001. I giudici della terza sezione della corte d’appello hanno condannato tutti i vertici della polizia, che erano stati assolti in primo grado, a pene tra 3 anni e 8 mesi e i 4 anni, assieme all’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni. Nel complesso le pene superano gli 85 anni. In totale sono stati condannati 25 imputati su 27. Tra i giudicati colpevoli anche Francesco Gratteri, oggi capo dell’anticrimine, e Giovanni Luperi, nel frattempo promosso a capo diparimenti dell’Agenzia informazioni e sicurezza interna: 4 anni di reclusione e a cinque anni di interdizione dai pubblici uffici.

Il dispositivo della sentenza

Nella requisitoria finale il procuratore generale Pio Machiavello aveva chiesto per i ventisette imputati oltre centodieci anni di carcere. Il magistrato ha usato parole molto dure: «Non si possono dimenticare – aveva detto – le terribili ferite inferte a persone inermi, la premeditazione, i volti coperti, la falsificazione del verbale di arresto dei 93 no-global, le bugie sulla loro presunta resistenza. Nè si può dimenticare la sistematica e indiscriminata aggressione e l’attribuzione a tutti gli arrestati delle due molotov portate nella Diaz dagli stessi poliziotti».
Il procuratore generale Machiavello ha riproposto la ricostruzione dei fatti compiuta dai pm del primo grado, Zucca e Cardona Albini, ma ha rilevato con ancor maggior insistenza la responsabilità dei vertici della polizia presenti sul posto al momento dell’irruzione nella Diaz, dove dormivano decine di persone dopo le manifestazioni del 21 luglio 2001 contro il vertice del G8.
In primo grado, tutti i vertici, Francesco Gratteri, Giovanni Luperi e Gilberto Caldarozzi, erano stati assolti, così come il capo della Digos di Genova Spartaco Mortola, mentre il capo del settimo reparto della mobile Vincenzo Canterini era stato condannato a quattro anni di reclusione, il suo vice Michelangelo Fournier (l’unico che abbia accettato di deporre in aula e rispondere alle domande dei pm usando l’espressione «macelleria messicana» per descrivere il raid) a due anni, otto agenti del reparto erano stati condannati a pene diverse.
Una sentenza, quella di primo grado, che non ha convinto i giudici della corte d’appello di Genova, che hanno ritenuto di dover punire anche il comportamento degli alti funzionari della polizia.

Oggi davanti al tribunale di Genova c’era stato anche un presidio del Comitato Verità e giustizia che dal 2001 chiede che sia fatta piena chiarezza sulle responsabilità dei vertici della polizia, fino all’allora capo Gianni De Gennaro, oggi al vertice del Cesis, l’ufficio di coordinamento dei servizi segreti. Amnesty international aveva definito la situazione del luglio 2001 come «la più grave sospensione dei diritti democratici in un paese occidentale dopo la seconda guerra mondiale».

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