La Società di gestione rifiuti promossa dalla Provincia di Rieti è illegittima

In qualità di associazioni del Coordinamento provinciale “Rifiuti zero” esprimiamo preoccupazione per la mancata consultazione in una vicenda che riteniamo potrebbe aggravare il percorso verso una gestione sostenibile, efficiente ed economica dei rifiuti.

Qualora fosse approvato lo statuto della società di gestione rifiuti promossa dalla Provincia di Rieti ci troveremmo costretti ad impugnare l’atto, illegittimo per due motivi.
Innanzitutto l’Amministrazione Provinciale non coincide con l’Autorità d’Ambito indicata nel D.Lgs. 152/06 che è invece regolata da forme di cooperazione tra Comuni per “l’organizzazione, l’affidamento e il controllo del servizio di gestione integrata dei rifiuti”; inoltre non è stata data alcuna possibilità alle associazioni, come più volte richiesto pubblicamente, di poter intervenire ufficialmente sull’argomento, come peraltro previsto, oltre che dal buon senso, dal comma 461 dell’art. 2 della legge n. 244/2007 il quale prevede la “consultazione obbligatoria delle associazioni dei consumatori” e il diritto dunque dei cittadini a veder prese in considerazione idee e proposte.
Stupisce che nessuno abbia fatto cenno a questi aspetti non certo irrilevanti e che invece, sia a destra che a sinistra, tutti si siano catapultati in vere e proprie azioni di disinformazione a mezzo stampa.
Tutti d’accordo dunque, da Melilli a Costini, da Bigliocchi a Boncompagni, da Grilli a Refrigeri, tutti tranne decine di Sindaci che, non solo hanno già annunciato di non confermare l’adesione formale alla misteriosa “lista dei 66”, ma preferiscono continuare a gestire i servizi essenziali per la popolazione a livello di ambiti veramente ottimali quali sono le Unioni dei Comuni. Molte di queste stanno fortunatamente avviando proprio in questi mesi le raccolte differenziate porta a porta ponendosi obiettivi minimi di riduzione del 65% dello smaltimento e, a differenza di quanto avviene nel Comune di Rieti, con la progressiva riduzione delle tariffe per i cittadini.
In attesa dei fantomatici finanziamenti Regionali, suggeriamo dunque alla Provincia di aiutare economicamente questi Comuni, a volte bastano poche decine di migliaia di euro per adeguare i Centri di raccolta comunali al D.M. 08.04.2008 e per acquistare mezzi e materiali.
Se vogliamo poi parlare dei costi che secondo molti verrebbero abbattuti con questa operazione, allora i nostri politici prima di tutto comincino a restituire ai cittadini i soldi bruciati nel tenere in piedi per 6 anni il consiglio di amministrazione della molto bipartisan “Rieti Ambiente Spa” (51% ASM Rieti e 49% SAO), fotocopia della società che si vorrebbe proporre ora come panacea di tutti i mali.
Per finire proponiamo alla Provincia e all’Assessore Felici di preoccuparsi piuttosto di modificare con urgenza il Piano Provinciale dei Rifiuti che non risulta affatto adeguato al raggiungimento degli obiettivi di raccolta differenziata (65% al 2012) e soprattutto individua l’impianto di produzione di CDR in un’area vincolata, non applicando quanto previsto dall’art.197 del D.Lgs. 152/06. Impianto che tra l’altro implicherà un aumento dei costi per i cittadini, contrariamente a quanto dichiarato da tutti, per il semplice motivo che non farà altro che spostare a Rieti il processo di trasformazione dei rifiuti in combustibile (sigh!) che oggi avviene a Viterbo; peccato infatti che tale impianto sarà comunque gestito da privati (è ASM Rieti Spa a presentare il progetto), probabilmente dagli stessi che oggi gestiscono, oltre a Casapenta, l’impianto e la discarica di Viterbo, Malagrotta e tanti tanti altri impianti di “cancrovalorizzazione”.
Cittadinanzattiva Rieti
Associazione Postribù

(Comunicato stampa del 17/01/2011)

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