Buon 25 aprile ai bambini, alle donne, e agli uomini nei lager italiani e libici

Uno dei clandestini respinti: li imploravamo di non consegnarci nelle mani dei libici

ROMA (22 aprile) – Trascinati di forza, picchiati con i manganelli, per trasbordarli dalla nave italiana, che li ha salvati in mezzo al mare, alla motovedetta libica che li riporta indietro. È il racconto di Mohamed, un somalo respinto il 10 agosto del 2009, una vicenda uguale a quella dei migranti che venti giorni dopo la nave della Guardia di Finanza Denaro trasporterà in Libia e per cui sono stati citati a giudizio il prefetto Ronconi e il generale della Guardia di Finanza Carrarini.

Il racconto di Mohamed è riportato da Laura Boldrini, portavoce dell’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati, nel suo libro appena edito da Rizzoli «Tutti indietro» che analizza cosa spinga migliaia di persone a cercare di raggiungere le coste italiane sfidando ogni pericolo e perchè il governo italiano abbia adottato la linea dei respingimenti dal maggio dello scorso anno.

Sono in 84 a bordo di un gommone – racconta Mohamed – il motore in avaria, tra loro alcune donne incinte, nè cibo nè acqua, quando dal buio della notte, in alto mare, si materializza una nave italiana che salva gli immigrati. A bordo li rassicurano che li porteranno in Italia, ma invece di dirigere verso le coste siciliane la nave riparte alla volta della Libia. Ai marinai che li soccorrono Mohamed e gli altri immigrati del gommone spiegano che sono somali, rifugiati. Ciò non cambia la fine della storia. Infatti, dopo alcune ore di navigazione, gli italiani ordinano loro il trasbordo su un’imbarcazione libica.

«Li implorammo di non consegnarci nelle mani dei libici, ma loro presero a trascinare di forza le donne che piangevano disperate. Poi noi ci attaccammo, l’uno all’altro per fare resistenza ma ci strapparono via, picchiandoci con i manganelli. Alla fine non riuscimmo a resistere. Alcuni si gettarono in mare per la disperazione».

Il racconto sulla motovedetta libica è altra violenza e soprusi. Nel suo libro, i cui proventi saranno destinati a borse di studio per ragazzi afgani giunti in Italia senza genitori, Laura Boldrini, che è stata vittima di attacchi personali per la sua posizione assunta contro i respingimenti, sottolinea come oggi nel dibattito pubblico si tenda a considerare tutti i migranti allo stesso modo, mettendoli indistintamente in un unico grande calderone e presentandoli come minaccia alla sicurezza. Anche i rifugiati, da vittime di regimi e conflitti, finiscono per rappresentare un pericolo. «Un grande equivoco – spiega – che mina i principi di solidarietà e di diritto radicati da sempre nella società italiana».

Annunci