Premessa e Obiettivi

Previeni i rifiuti, cambia la vita!

Il Progetto

Premessa e obiettivi

Il progetto parte dal principio che gli scarti, anche quelli riciclabili e riciclati, sono lo specchio di Dorian Gray di un’economia malata e iniqua, dal pesante zaino ecologico e dunque sociale. Il ciclo “merci-rifiuti-merci” è esiziale e iniquo. Ed è semplicistica anzi depistante l’idea diffusa (nelle pratiche, anche) che la soluzione stia nel “riciclaggio” e nella “valorizzazione” anche di tutto quanto è inutile e/o dannoso, e per riprodurre lo stesso modello di consumi. “Io riciclo tutto” non dovrebbe essere affatto un vanto. Dovrebbe esserlo “non produco quasi scarti e i pochi che produco li riciclo”. Così come non è una soluzione sostituire gli usa getta con altri usa e getta biodegradabili (ma pur sempre uno spreco).

Infatti – e occorre smantellare un equivoco di fondo ancora diffusissimo – nessun ciclo dei rifiuti, per quanto “virtuoso”, cancellerà l’enorme dispendio a monte di materie prime, energia (quella cosiddetta grigia, incorporata nelle merci), acqua (quella nascosta nei processi produttivi), rifiuti industriali solidi, liquidi e gassosi, inglobati in un ciclo accelerato di produzione, distribuzione e consumo di prodotti e materiali che sfocia in troppe cose inutili prodotte, troppe ipertrasformate, troppe scartate, troppe avanzate, troppe trasportate, troppi oggetti con una vita corta, troppi senza valore d’uso, troppo consumo passivo, troppi imballaggi, troppa obsolescenza, troppa violenza sulla natura e sugli anelli deboli del lavoro, scarsa intensità di lavoro (e lavoro rispettato).

Il messaggio “se previeni i rifiuti cambi la vita” (e viceversa!) ha dunque ormai portata universale. Deve e può essere incarnato nei diversi contesti locali italiani ma può caratterizzare percorsi internazionali di “saggezze parallele”. Il nostro riferimento è dunque come abbattere a monte quegli oltre 500 kg pro capite di rifiuti prodotti ogni anno, indipendentemente dalle percentuali di raccolta differenziata.

Una campagna europea propone di ridurre di 100 kg, da 550 a 450, i rifiuti pro capite annui. Noi invece mostreremo come si possa arrivare, anche in contesti non favorevoli, a ridurre a poche decine di chili i rifiuti (per poi, ovviamente, riciclare e smaltire questi pochi nel modo migliore). E’ evidente a tutti che in tal modo il problema degli inceneritori e delle discariche non si porrebbe più.

Su questa base il progetto si muove, quanto a bacino di destinatari, fra il locale e il globale:

a) introduzione “spinta” di culture e pratiche virtuose di prevenzione dei rifiuti a tutto campo in un gruppo di comunità locali, nella fattispecie diverse Unioni di Comuni nella Sabina (provincia di Rieti);

b) produzione e diffusione di materiali e “moduli” applicabili pressoché ovunque, perfino a livello internazionale, che valorizzino i vantaggi per la microeconomia e la salute legati alla minimizzazione degli imballaggi e degli usa e getta (cioè di quanto non può che diventare rifiuto), e alla valorizzazione della miniera del durevole già esistente tramite le varie R (riparazione, riuso, riutilizzo).

Il progetto territoriale a tutto campo riguarderà una comunità di circa 15.000 abitanti della Sabina (15 comuni della Provincia di Rieti più il coinvolgimento di alcune scuole del capoluogo), zona rurale e di paesi, limitrofa a Roma e ormai con forte popolazione di migranti da diversi continenti. Là risiedono i proponenti, che da tempo attuano sul territorio azioni di volontariato sul tema della sostenibilità e dei rifiuti.

Si agirà su due binari entrambi indispensabili: il cambiamento sociale e culturale, e lo sviluppo di politiche adeguate.

Le azioni riguarderanno dunque:

a) sensibilizzazione delle persone – con esempi concreti ed “esperimenti” – all’adozione di stili di vita alternativi che riducano fortemente e riqualifichino l’impronta ecologica e sociale, con la pratica sistematica della sobrietà, dello scambio, della riduzione e del riuso;

b) formazione degli amministratori alla gestione delle risorse e dei servizi e all’orientamento del sistema produttivo nel quadro dello sviluppo di una politica dei beni comuni, attraverso forme partecipative e processi di coinvolgimento e responsabilizzazione. Si tratterà di favorire un sistema di incentivi e promozioni, disincentivi e divieti, “piccole opere per la prevenzione” (contrapposte alle grandi e devastanti opere per la gestione dei rifiuti).

Alla fine del progetto i vantaggi ecologici ed economici dovranno risultare tali da rendere stabile il grosso del cambiamento. È infatti proprio nel percorso verso rifiuti zero, asse fondante del nostro lavoro, la strada maestra capace di tenere insieme difesa della salute e del territorio, risparmio di materia ed energia, aumento dell’occupazione nel ciclo virtuoso dello scambio (infinito) di oggetti, del riutilizzo, ovviamente nel quadro delle raccolte differenziate spinte tramite sistema porta-a-porta.

Riteniamo che la Provincia di Rieti possa diventare un vero e proprio laboratorio ambientale innovativo, partendo dal bacino di comuni partners che stanno avviando raccolte differenziate porta-a-porta spinte, per cui crediamo che il primo obiettivo sia quello di spingere queste amministrazioni non più alla mera raccolta differenziata (anche spinta), ma far comprendere loro la necessità di ridurre a monte il quantitativo dei rifiuti prodotti, sia inducendo un cambiamento delle abitudini quotidiane dei cittadini in forma individuale e collettiva sia avviando pratiche sistematiche di scambio, che creino micro circuiti di economia locale, come ad esempio attività di riparazione di beni destinati alla discarica o di artigianato che utilizzi materie prime seconde.

Leggi anche Azioni ed Efficacia del progetto 

postribù è sostenibilità

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