Per uno sviluppo armonioso della Sabina

In sei passaggi tutta la storia del Parco Archeologico in Sabina
(di Comitato Sabino – Legambiente Bassa Sabina)

Per approfondire: www.sabinafutura.it

1)   Protagonista: la Sabina a Nord di Passo Corese:  uno splendido territorio collinare archeologicamente omogeneo conosciuto in tutto il mondo come “Cures Sabini”, ricco di centinaia di testimonianze archeologiche, con decine e decine di ville, siti del paleolitico, aree di frammenti fittili, cunicoli, acquedotti, indagato come area omogenea in un grande libro della “Forma Italiae” dalla Dott.ssa Maria Pia Muzzioli, dove per ognuno dei 254 siti vengono riportati, con cura ed attenzione, tutti gli elementi descrittivi disponibili.

2)    Le istituzioni: la Regione Lazio: il suo recente Piano Territoriale Paesistico indica tutta la zona descritta come “Cures Sabini” come un unico ed omogeneo “Parco Archeologico e Culturale” , indicando nelle sue mappe, in dettaglio e con grande precisione, gli stessi beni archeologici già evidenziati negli studi  precedenti. Per ogni sito indica anche una fascia di rispetto di cento metri dove è presumibile che sia possibile trovare reperti relativi al sito.

3)    I cementificatori: Il Consorzio industriale di Rieti decide di creare, esattamente al centro del Parco Archeologico,  decine di capannoni industriali alti 15 metri, per centinaia di migliaia di metri cubi, spianando e radendo al suolo completamente le colline e distruggendo per sempre il Progetto della Regione di un Parco Archeologico, ed insieme anche le speranze lavorative e turistiche legate alla presenza del Parco stesso, come uno degli elementi fondanti di una possibile crescita economica turistica della Sabina. In questi giorni il Consorzio rilascia interviste sul prossimo imminente inizio dei lavori, arrivando a scegliere addirittura “il sito dove posare la prima pietra”, con evidente mancanza di rispetto verso la Soprintendenza, che dichiara tempi lunghi per le indagini. Il Consorzio rifiuta anche qualsiasi colloquio con le Associazioni Ambientaliste per la difesa del Territorio, disposte a mettersi attorno ad un tavolo e a discutere sull’opportunità di spostare il progetto su un area meno delicata, sia dal punto di vista archeologico che umano (il progetto prevede migliaia di camion al giorno a ridosso dell’abitato delle scuole e dell’abitato di Passo Corese, con conseguenze alla salute facilmente immaginabili anche per un non pneuomologo)

4)    La soprintendenza ai beni archeologici  Dott.ssa Alvino, competente per territorio e responsabile dei lavori sull’area, dichiara il 27 Febbraio che “si sta procedendo allo scotico del terreno finalizzato all’individuazione delle aree d’interesse archeologico, che una volta individuate verranno scavate e/o comunque tutelate” e, il 28 Febbraio, “Ci troviamo nella fase preliminare dei lavori che precede, nei casi ritenuti necessari, le operazione di scavo. I tre archeologi, Emanuele Brucchietti, Alessia Festuccia e Marina Maietta,dopo aver studiato l’area nella cartografia preesistente, stanno portando avanti le indagini con l’ausilio di tecnici e mezzi cingolati, effettuando le operazioni di scotico sulla gran parte dei terreni (ovvero l’asportazione della parte superficiale del terreno, ndr). Nel caso in cui se ne ravveda la necessità (ossia qualora emerga una concentrazione rilevanti di frammenti e materiali, ndr), si procederà con i saggi archeologici»

5)    La soprintendenza ai beni archeologici, Dott.ssa Alvino alla domanda “cosa ci si aspetta di trovare?”, “Essenzialmente rinvenimenti fittili – ha risposto la Alvino -, come ceramiche, coppi che lasciano presagire la presenza di coperture abitative…Per questo, ci tengo a tranquillizzare tutti, cittadini compresi: la Soprintendenza è l’unico ente preposto alla salvaguardia del patrimonio archeologico e come tale non tralascerà nessun particolare. I sondaggi saranno effettuati in tutte le zone segnalate nelle mappe e nelle aree circostanti. E verrà impiegato – ha concluso – tutto il tempo necessario». E se saranno rinvenuti resti di particolare interesse, verranno perimetrati e valorizzati come è accaduto con la villa romana presente nell’area.

6)    Le associazioni per la difesa dell’ambiente:

a.    Il Parco è un’insieme omogeneo, e non ci sembra opportuno “perimetrarlo e valorizzarlo” a pezzetti o pezzettini, come sembra dichiarare la Dott.ssa. Alvino.

b.    Non è questo lo spirito del progetto di Parco Archeologico della Regione Lazio. Ci sembra che la Soprintendenza manchi di una visione omogenea d’insieme dell’area, da preservare da qualsiasi uso ed abuso edilizio nella sua totalità, totalità che invece la Regione Lazio evidenzia e ribadisce vincolando l’area, nel suo insieme e nella sua omogeneità, a Parco Archeologico, che si estende per una vasta area della Sabina senza alcuna soluzione di continuità.

c.    Tutti gli studiosi dell’archeologia dell’area, in qualsiasi parte del mondo, intendono “Cures  Sabini” come un territorio da salvaguardare nella sua interezza, caratterizzato da un’omogeneità di reperti archeologici (basta guardare il sistema omogeneo di ville romane che si affacciano sul Tevere, con una cadenza così regolare da incuriosire sulle possibili simultaneità costruttive e che potrebbe essere una meravigliosa ed unica passeggiata all’interno del Parco Regionale)

d.    Il Parco è già stato esaminato, sia da numerosi studiosi in epoche diverse che dalla Regione Lazio, con l’indicazione puntuale, molto precisa, dell’ubicazione e della consistenza dei siti archeologici. La Dott.ssa Alvino dichiara che prevede di trovare “Essenzialmente reperti fittili”, mentre da un esame della descrizione in superficie dei siti rilevato sia dallo studio della Dott.ssa Muzzioli che dalla Regione Lazio sono censite ville, cisterne, cunicoli, elementi murari e di arredo e tanto altro. Sono sparite le ville, le cisterne, i cunicoli, gli elementi murari, disegnati o fotografati dalla Dott.ssa Muzzioli nel suo libro “Cures Sabini”?

e.    Vista l’importanza globale dell’area, patrimonio presente nella memoria dell’intera umanità, non sarebbe il caso di indagare su tutta l’area, e non soltanto con scotici parziali, e con i più moderni strumenti scientifici e sopratutto, non soltanto sull’area del consorzio industriale ma su tutto il Parco Archeologico?

f.     Il sito è uno dei siti fondanti la civiltà Romana. Verrebbe cancellato un posto che è conosciuto in tutto il mondo, da centinaia di milioni di persone, come uno dei siti fondanti la civiltà Romana.

g.    Il paesaggio (bene comune): un paesaggio collinare ed agricolo di straordinaria bellezza ed omogeneità, esattamente alle porte della Sabina, e che sarebbe rovinato per sempre da un intervento gigantesco come quello proposto dal Consorzio di Rieti

h.    La salute: è un bene progettare la presenza di migliaia di camion giornalieri a due passi da un centro abitato, nel 2009, quando in tutto il mondo i danni legati all’emissione di  gas di scarico sono ormai un fatto accertato? A due passi da una scuola materna?

7)    Per evitare altri scempi del genere, è forse venuto il momento di lavorare al progetto di un grande Parco dei Monti Sabini

8)    Se siete archeologi, o membri di un’associazione culturale, o giornalisti, o se semplicemente avete a cuore la sorte di uno dei posti più belli del mondo e dei suoi abitanti, questo è il momento di muovervi, in libertà, cercando di mettere le istituzioni nazionali ed internazionali davanti ai fatti, perché nessuno possa domani dire “io non lo sapevo”.

La nuova area di distruzione è contornata in rosso ed è interamente dentro l’area vocata a Parco Archeologico e culturale (secondo quanto prescrive il Piano Territoriale Paesistico Regionale della Regione Lazio). L’area in nero è stata già distrutta nel 2010.
Le fotografie mostrano la devastazione in atto oggi, 29 giugno 2011, per la creazione del Polo della Logistica di Passo Corese, che prevede l’edificazione di circa 10 milioni di metri cubi di capannoni industriali sull’area. Le foto con la scritta opificio mostrano l’area del triangolino grigio sopra l’area segnata in rosso, e danno un idea della ricchezza della zona, che congiungeva Cures Sabini al Tevere.
Ci chiediamo come sia possibile che la Soprintendente di zona permetta tutto questo, su un area destinata a parco archeologico dalla Regione, senza aver mai dato alla popolazione locale informazioni sul proprio operato e senza giustificare le proprie scelte, che sembrano palesemente distruttive e non conservative, come ci si aspetterebbe davanti ad un sito di tale rilevanza, descritto da più fonti, autorevoli, come parte fondante della storia di Roma.
(Comitato per uno sviluppo armonioso della Sabina – 29 giugno 2011)

Approfondimenti e aggiornamenti su www.sabinafutura.it

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