Vent’anni di ritardo.

Fra i tanti commenti all’accordo fra Berlusconi e Sarkozy sul futuro
nucleare italiano, qualcuno si è lamentato che siamo arrivati a questo
accordo con vent’anni di ritardo, ovviamente per colpa di quel
famigerato referendum.

Iniziamo proprio da questo punto, relativamente al quale i nuclearisti
seri, ottime persone spesso inascoltate dai nostri governanti,
concordano nel dire che il referendum italiano non blocco’ alcunché in
realtà: solo la centrale di Caorso non venne riavviata (era in fermo
per il ricarico del combustibile), le altre erano vetuste e non
economiche, già chiuse o destinate a chiudere da Enel. Ricordiamo che
il Referendum si svolse nel 1987, la centrale di Garigliano era già
chiusa, quella di Borgo Sabotino era ferma dall’anno prima, quella di
Trino era gia’ stata fermata due volte (nel ’67 e nel ’79) per
problemi tecnici.
 
La verità e’ che il nucleare italiano non esisteva, per questo ci fu
il referendum, ed era in crisi in tutto il mondo. Se si guarda alla
stessa Francia, si scopre che l’EPR attualmente in costruzione è il
primo impianto nuovo dopo vent’anni e che negli Stati uniti d’America,
la patria del nucleare con i suoi 104 reattori ancora attivi, l’ultima
costruzione venne ordinata nel 1978.

Perché questa crisi? Perché economicamente non conveniva e a maggior
ragione non conviene ora. L’attuale revival revisionistico cerca di
sfruttare la necessità di ridurre le emissioni di CO2.

L’annuncio di ieri pero’ sfata all’origine questo argomento, tanto
sostenuto dal governo, ovvero l’indispensabilità del nucleare per
rispettare gli impegni di Kyoto e dell’Unione Europea. Sfatati perché
scadono nel 2020 e per quella data ieri Scajola ha annunciato che sarà
pronta la prima centrale, che impiegherà qualche anno per recuperare
la Co2 (tanta), che si consuma per costruire quel mammut di acciaio e
cemento che e’ una centrale di tipo EPR. centrale, sia detto per
inciso, che appartiene alla terza generazione che altro non e’ se non
una seconda generazione (e’ un reattore ad acqua in pressione come
quello di Trino Vercellese) in cui i sistemi di sicurezza sono
notevolmente potenziati attraverso il sistema della ridondanza.

Dunque il nucleare non servirà a mantenere gli impegni di riduzione
delle emissioni che alterano il clima concordati in sede multilaterale
dal nostro paese.

A che servirà allora? A ridurre l’insicurezza degli approvvigionamenti
dicono, ed è innegabile che dipendere, nella generazione elettrica,
per il 60% dal gas non sia un’idea geniale da questo punto di vista.

Ma l’ultima edizione delle “Prospettive dell’energia nucleare 2008”,
edito dall’OCSE (non dall’eco delle alternative), sta scritto che “Le
risorse conosciute di uranio sono sufficienti ad alimentare
un’espansione della capacità di produzione elettrica nucleare, senza
ricorrere al riprocessamento, almeno fino al 2050”. La domanda sorge
spontanea: costruiamo centrali che stiano in vita 60 anni (le stime
sul costo del Kwh si fanno con questa premessa) e la prima sara’ forse
pronta nel 2020 sapendo che confidiamo di avere combustibile solo per
30 anni?

In questi anni si è santificato il reattore in costruzione in
Finlandia, quando proprio questo reattore è citato dal Financial Times
(e novembre 2008), come simbolo negativo del presunto rinascimento
nucleare perché sta accumulando ritardi e i costi sono saliti
enormemente, cosicché è in corso una causa legale fra committenti e il
 costruttore francese.

E questi francesi, come mai sono cosi disponibili ad offrirci il loro
know-how? Improvvisamente  filantropi? Semplicemente siamo una bella
occasione per loro, l’occasione di fare un sacco di denaro trovando
sbocco ad una industria che in regime di libero mercato non sta in
piedi, sta in piedi solo in regimi statalisti. Sì perché tornando a
guardare fuori della finestra si nota bene che a parte la Finlandia
col suo ormai famoso Olkiluoto, a costruire centrali oggi sono paesi
in cui l’energia e’ affare di Stato.

Sarkozy sta semplicemente facendo da piazzista per le sue imprese e la
posta in palio e’  alta, il costo dell’EPR finlandese attualmente e’
arrivato a 4,5 miliardi, Alessandro Clerici (Presidente del Gruppo di
Lavoro WEC “Il futuro ruolo del nucleare in Europa”) stima in 5
miliardi il costo di un EPR oggi, per cui 4 ERP fanno ben 20 miliardi
di euro! Mica male di questi tempi.

Ma attenzione il conto non e’ finito qui perche’ per arrivare al 25%
di produzione da nucleare ci vorranno altre centrali e altri soldi (in
totale si stimano 37,5 miliardi di euro in centrali) e perche’ il
nucleare, non dimentichiamolo, e’ un sistema. Mica come un parco
eolico che si mette in piedi in qualche mese e si allaccia alla linea
di distribuzione ed e’ finita li, o come qualche pannello solare che
si monta sul tetto. No il nucleare consuma barre di uranio che dovremo
importare dall’estero e produce fastidiose scorie che vanno messe da
qualche parte e custodite per qualche migliaio di anni. A questo
riguardo gli italiani si ricordino che in bolletta alla voce A2 pagano
ogni bimestre qualcosina per sistemare le vecchie centrali nostrane.

Nel bilancio 2006 della Sogin ci citava la cifra di 4,3 miliardi di
euro per smantellare il totale dei 1.200MW che avevamo costruito.La
stima che circolava lo scorso anno per costruire la discarica
definitiva dove mettere il combustibile consumato, attualmente
stoccato un po ovunque (in Italia e all’estero) e’ di (ulteriori) 1,5
miliardi.
 
Dunque siamo pronti a pagare?

Noi no, a noi sembra piu’ conveniente pensare ad altre risorse per
produrre energia. Risorse che non sono chimere visto che il nostro
paese, pur fra le sue mille contraddizioni, nel 2008 ha installato
1,010 MW di eolico e con questa fonte ha prodotto 6.637 milioni di Kwh
(+62,9% rispetto al 2007, dati TERNA), e installato circa 300 MW di
fotovoltaico. All’estero gli USA in epoca ancora pre-Obama hanno
installato eolico 8 volte quanto abbiamo installato noi ( e sono
balzati subito in prima posizione superando la Germania), seguiti
dalla Cina (6 mila MW) e dall’India.

In economia si dice che ogni paese debba sfruttare le proprie risorse,
nel commercio si persegue la specializzazione seguendo la legge dei
vantaggi comparati, perche’ non fare lo stesso in materia di energia?
Perche’ copiare un paese vicino quando abbiamo altre risorse naturali
che ci renderebbero davvero indipendenti da ricatti esterni, riducendo
le emissioni inquinanti?

Ma forse e’ una soluzione troppo semplice.
 

Roberto Meregalli,

Beati i costruttori di pace – Retelilliput
 
Materiali sul nucleare sono on line su:       www.beati.org/nuclearecivile

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